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Quanto ci costa la burocrazia

Come aggiungere 200 euro alla paga di tutti gli italiani

Come aggiungere 200 euro alla paga di tutti gli italiani

Alzi la mano chi non vorrebbe avere in tasca circa 200 euro in più al mese. Giusto venerdì scorso il nostro esuberante presidente del Consiglio ha annunciato una «violenta lotta» alla burocrazia. E ha poi precisato che «uso il termine violento perché non abbiamo alternativa». Tra le molteplici pirotecniche promesse di Mr Renzi forse quella di abbattere il colosso burocratico è la più impegnativa e remunerativa per lavoratori, imprese, anche pensionati. Senza esclusione di reddito o tipologia di attività.

Ma quanto costa ai cittadini italiani il mostro burocratico? Qui le stime si diversificano, ma se vogliamo prendere ad esempio quella realizzata dall’Ufficio Studi della Confartigianato, scopriamo che ogni anno se ne vanno in adempimenti burocratici ben 61 miliardi. Non in bolli, bollettini e costi amministrativi vari, ma in giornate di lavoro perse per correre dietro a quel pezzo di carta e a quella autorizzazione.

Ogni impresa - è sempre l’analisi della Confartigianato a fare di conto - impiega mediamente 6 giornate al mese per correre dietro a burocrati e scadenze. E’ un po’ come avere un impiegato dedicato esclusivamente, una settimana al mese, a stare dietro agli adempimenti. Il sistema poteva reggere fin quando l’economia girava. Fin quando con le “svalutazioni competitive” si riusciva a far crescere il fatturato. Fin quando le banche concedevano prestiti e la gente comprava. Ora non più.

L’ex storico presidente della Confartigianato, Ivano Spalanzani, lo spiegava così: «E’ come avere un socio in azienda che non solo non lavora, ma ti mette anche i bastoni tra le ruote quando cerchi di far crescere l’azienda». Come dargli torto. In Italia non solo è difficile lavorare, ma è quasi impossibile riuscirci.

Se la promessa di Renzi dovesse anche solo minimamente concretizzarsi l’Italia potrebbe contare su un tesoro (non un tesoretto: proprio un tesoro), pari a 4 punti di ricchezza prodotta che se na vanno oggi a pagare una macchina burocratica pletorica, spesso un doppione di altre strutture. E l’eliminazione di questi costi aggiuntivi porterebbero in media ad ognuno dei 41 milioni di contribuenti italiani un dividendo immediato di circa 190 euro al mese. Senza distinzione tra lavoratore dipendente, artigiano o pensionato. Tutti noi paghiamo un costo occulto per la “selva selvaggia” di norme che ci stritolano ogni giorno. L’artigiano per mandare avanti la sua aziendina, l’imprenditore di grido per restare competitivo, anche il semplice travet ministeriale.

E allora vediamoli questi “adempimenti” che ci strozzano. Secondo un’altra analisi - questa volta degli artigiani di Mestre (Cgia) - «il settore che incide di più sui bilanci delle Pmi è quello del lavoro e della previdenza». La sola la tenuta dei libri paga; le comunicazioni legate alle assunzioni o alle cessazioni di lavoro; le denunce mensili dei dati retributivi e contributivi; l’ammontare delle retribuzioni e delle autoliquidazioni costano al sistema delle Pmi complessivamente 9,9 miliardi all’anno (6,9 miliardi in capo al lavoro, 3 miliardi riconducibili alla previdenza e all’assistenza). E poi c’è la partita della “sicurezza nei luoghi di lavoro”, che ben poco ha a che fare con l’incolumità delle persone. La sola partita “sicurezza” pesa sul sistema imprenditoriale per un importo complessivo pari a 4,6 miliardi di euro. La valutazione dei rischi, il piano operativo di sicurezza, la formazione obbligatoria del titolare e dei dipendenti sono solo alcune delle voci che compongono i costi di questo settore. Certo sarebbe folle eliminare i “presidi di sicurezza”, però basterebbe un po’ di buon senso nell’applicazione delle norme e controlli incrociati tra le varie banche dati.

Quante volte abbiamo sentito che quell’indispensabile cantiere, quell’autostrada o quell’opera risultano bloccate dalla mancata concessione di un autorizzazione? Ebbene sempre stando all’associazione mestrina, la sola partita “ambientale” pesa sul sistema delle imprese per 3,4 miliardi di euro l’anno. Le autorizzazioni per lo scarico delle acque reflue, la documentazione per l’impatto acustico, la tenuta dei registri dei rifiuti e le autorizzazioni per le emissioni in atmosfera sono le voci che determinano la gran parte degli oneri di questa sezione.

E poi c’è il mostro (che si riproduce più velocemente del nostro setsso reddito) degli adempimenti fiscali. Le scadenze tributarie - oltre ai crescenti versamenti di Irpef, Iva, Irap e altre fantasiose sigle che significano sempre tasse - si mangiano un costo stimato in quasi 2,7 miliardi l’anno.
E non è finita. C’è la privacy (2,6 mld di euro), la prevenzione incendi (1,4 mld di euro), gli appalti (1,2 mld di euro) e la tutela del paesaggio e dei beni culturali (0,6 miliardi di euro).

Ma l’elenco potrebbe ancora essere lungo e astruso. Basterebbe solo dare una sforbiciata del 25% a questo mostro - ridurre di un quarto gli adempimenti doppi o pletorici - per iniettare nell’economia nazionale 15 miliardi. Lasciando alle persone più soldi in tasca, alle imprese più tempo per crescere e fatturare, all’Italia più risorse per aggiustare i bilanci. Ma poi che cosa farebbero gli eserciti infiniti di burocrati?

di Antonio Castro

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Commenti all'articolo

  • gigi0000

    14 Aprile 2014 - 17:05

    Conosco bene tutte le incombenze dianzi citate ed ho la certezza che siano tutte scelte imbecilli, per i contenuti, molto spesso, o per la gestione, sempre, invereconda. Gli stessi risultati si potrebbero ottenere in maniera molto più semplice, usando il comune buonsenso, che però latita tra chi deve decidere.

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