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L'editoriale

Un regalo di Pasqua che affosserà i consumi

17 Aprile 2014

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«Stangati tutti i maxistipendi» ha titolato ieri a tutta pagina il quotidiano economico Italiaoggi. Di che si tratta? Della sorpresa pasquale del governo Renzi, che - secondo le anticipazioni del giornale - verrà decisa proprio domani, il venerdì di passione. In pratica si tratta di un contributo di solidarietà, anche se sarebbe meglio chiamarlo con il nome giusto, ossia tributo, che verrebbe applicato agli stipendi sopra la media. Quali sarebbero le buste paga tartassate per ora non è dato sapere, c’è chi parla di 90 mila euro e chi fa capire che la stangata colpirà i redditi superiori ai 300 mila euro, come è accaduto in passato.

Qualche lettore forse ricorderà che nel 2011, in piena tempesta finanziaria fu il governo Berlusconi a farsi venire la bella pensata di prelevare il 5 per cento dai redditi superiori a 90 mila e il 10 per cento da quelli che oltrepassavano quota 300 mila. E proprio Libero si fece promotore di una campagna di stampa contro il provvedimento, giudicandolo punitivo nei confronti di quel ceto medio che aveva contribuito a far vincere il centrodestra. Le critiche portarono all’annullamento della misura, almeno per coloro i quali incassavano meno di 300 mila euro, mentre per gli altri fu confermata sia per il 2011 che per 2012 e 2013. Ma adesso la tassa su chi sta sopra la media è stata rispolverata e verrebbe introdotta già per l’anno in corso. La ragione di tanta fretta è l’esigenza di trovare le coperture necessarie a finanziare il famoso taglio dell’Irpef che dovrebbe consentire di dare 80 euro in busta paga a chi ha un salario basso.

A differenza di quanto fino a ieri ci ha raccontato il presidente del consiglio, i fondi per mettere un po’ di soldi in più nelle tasche degli italiani non ci sono e martedì lo ha certificato anche l’ufficio studi della Banca d’Italia, cioè non l’opposizione ma un organismo indipendente.
Senza le coperture, il governo non è in grado di mantenere le promesse e dunque il solenne impegno preso da Renzi con tanto di slide e gag rischia di ritornargli addosso come un boomerang prima delle elezioni di maggio. Già siamo al pelo, perché senza decreto non si possono fare le buste paga, ma a dar retta ai consulenti del lavoro se il decreto non viene varato il 18 di aprile, addio aumenti. Urge correre ai ripari ed ecco dunque spuntare la novità, ossia una tassa che punisce chi non prende uno stipendio da fame (90 mila euro l’anno, ridotti all’osso, cioè una volta spolpati dal Fisco, diventano 3.800 euro al mese, cioè un reddito che consente di campare bene, ma che non assicura una vita da nababbo) e come in ogni buono Stato socialista tende a rendere tutti uguali, cioè tutti più poveri. Ovvero, il contrario di quel che ci serve. Altro che crescita e rilancio dei consumi. Chi è povero, anche con 80 euro in più (che si ridurranno a 40 o forse meno se si tiene conto di addizionali Irpef e Tasi) resterà povero. Chi era abbiente, alla fine si ritroverà bisognoso.

Tutto ciò non ci sorprende, era scritto. Il 19 di febbraio, cioè pochi giorni prima che nascesse il governo dell’ex sindaco di Firenze, sotto il titolo «Le nuove tasse di Renzi», Libero anticipò in assoluta solitudine i provvedimenti che sarebbero stati presi dal rottamatore una volta che fosse giunto a Palazzo Chigi. Il sommario della prima pagina era il seguente: «Sconti fiscali a pensioni e redditi sotto i 25 mila euro. Aliquota massima dal 43 al 45 per cento». In sintesi il nostro Martino Cervo riferiva che una volta entrato nella stanza dei bottoni Renzi avrebbe praticato un maxi prelievo sugli stipendi oltre quota 120 mila euro, mettendo un po’ di soldi nelle tasche di chi guadagna poco. Si tratta più o meno di quel che sta capitando, con la sola differenza che la mancia non andrà ai 18 milioni di pensionati, i quali come è noto sono esclusi dai provvedimenti di governo.

Oggi come due mesi fa non possiamo che ribadire quanto scrivemmo e cioè che se comincia così Renzi parte male ma rischia di finire peggio. Questo paese non ha bisogno di altre tasse, men che meno ha necessità di provvedimenti che ricordino gli slogan comunisti (anche i "ricchi" piangano, dove fra l’altro non si capiva che i tartassati non erano ricchi ma solo benestanti). Così non si rilancia l’economia, al massimo la si affossa.
Post scriptum. Ieri sera Palazzo Chigi ha smentito, definendola priva di fondamento, la notizia di un intervento sul canone Rai (che sarebbe consistito in un pagamento con la bolletta dell’Enel, dunque anche per le seconde case e per le abitazioni sfitte). Bene, ne prendiamo atto e la cosa ci fa piacere. Ma se Renzi smentisce una stangata e tace sull’altra, cioè sulla tassa che colpisce i redditi elevati, è come se la confermasse. Peccato, perché un contribuente avvisato, non è un contribuente salvato, ma solo allarmato.

di Maurizio Belpietro
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Commenti all'articolo

  • bornfree

    18 Aprile 2014 - 19:07

    Renzi taglia gli stipendi degli altri, ma non quello dei parlamentari. Armiamoci e partite. Profonda disonestà morale. L'unica esemplare proposta sui parlamentari lha fatta Grillo. Dimezzarne il numero. Gli stipendi. Ovviamente Renzi non ne parla. Vergognoso.

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  • morello

    17 Aprile 2014 - 18:06

    Sono d'accordo con Lei, la politica di sinistra è sempre stata quella della cosi' detta redistribuzione del reddito intesa come :" tutti poveri " non quella del taglio delle spese e riduzione del peso della P.A.. con l'biettivo di far stare tutti meglio, tutti MENO poveri! Lo dimostra in questi giorni il sindaco Marino.

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  • diwa130

    17 Aprile 2014 - 14:02

    Non c'e' una diretta proporzionalita' tra i tagli a stipendi alti o alzare le tasse ed i consumi. Infatti verso la fine del mandato Regan, gli americani del ceto medio pagavano molte piu' tasse di ora ma i consumi erano alle stelle. I consumi dipendono molto da fattori emozionali sul futuro ed un taglio di 1000 euro all'anno su un salario di 100,000 ha un impatto nullo sui consumi.

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