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L'editoriale

Se sbaglia i conti pagheremo noi

19 Aprile 2014

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Come abbiamo scritto fin dal primo giorno in cui Matteo Renzi li promise, i soldi non ci sono e se gli italiani il mese prossimo li vedranno comparire in busta paga sarà solo per effetto di un gioco di prestigio che rischiano di dover pagare caro. La tranquillità ostentata fino a ieri dal presidente del Consiglio a proposito delle coperture finanziarie era solo la dimostrazione concreta che l’ex sindaco di Firenze è un abile giocatore di poker, un gambler dai nervi d’acciaio, che anche quando il banco rischia di saltare riesce a mantenere a ostentare sicurezza.

Da quando, oltre un mese fa, il premier si mostrò agli italiani con le slide, promettendo denaro contante per ogni lavoratore dipendente, giurando di essere pronto a saldare i debiti della pubblica amministrazione, a tagliare del 10 per cento l’Irap e a ristrutturare le scuole italiane molta acqua è passata sotto i ponti. Da allora i tecnici del ministero dell’Economia sono stati sottoposti a un pressing quotidiano per il reperimento di fondi che consentissero a Renzi di non perdere la faccia, mantenendo le promesse. Ma anche raschiando il fondo del barile, quel che serviva non è stato trovato. Che la ricerca si facesse frenetica giorno dopo giorno lo si è capito non solo dal progressivo slittamento del consiglio dei ministri che doveva approvare le misure, ma anche dall’affannoso rincorrersi di voci. Prima il taglio allo stipendio di tutti i dipendenti della pubblica amministrazione, professori compresi, poi la sforbiciata lineare ai fondi della sanità sventata solo per un soffio, quindi l’obbligo di pagare il canone Rai insieme con la bolletta elettrica, infine il contributo di solidarietà sui redditi più elevati. Idee messe in campo alla disperata ricerca di trovare la quadratura del cerchio. Qualcuna è stata accantonata, qualcun’altra no.

Ciò nonostante, anche così, la manovra che dovrebbe rilanciare i consumi e restituire un po’ di fiducia agli italiani appare più che altro una furbata elettorale, che serve solo a consentire a Matteo Renzi di presentarsi all’appuntamento di fine maggio per il rinnovo del Parlamento europeo con qualcosa in mano. O per meglio dire, con qualcosa nelle tasche degli italiani.
Nessuno sa dire però se quel qualcosa alla fine, cioè passate le elezioni, resterà nei portafogli delle famiglie o invece verrà ripreso con gli interessi dal governo, come accadde con Enrico Letta quando fu tagliata l’Imu ma fisco e Comuni recuperarono in fretta il malloppo, alzando le addizionali Irpef e pretendendo un pezzo di Imu non finanziata dall’esecutivo. Di certo possiamo assicurare ai lettori che i provvedimenti decisi dal consiglio dei ministri per ora non hanno un aspetto strutturale. Si tratta cioè di un’una tantum, ossia di qualcosa che per ora c’è e domani non si sa. Renzi ha infatti forzato la mano a Pier Carlo Padoan, costringendo il riluttante ministro dell’Economia ad assecondare i suoi desideri. Cosa pensi l’ex direttore dell’Ocse è per altro noto, avendolo lui espresso recentemente in un’audizione parlamentare. La ripresa è fragile, il debito cresce, le aziende faticano e l’occupazione peggiorerà ancora. Un quadro a tinte fosche, che certo suggerirebbe prudenza e vieterebbe di spendere il denaro che non si ha. Tuttavia Matteo Renzi è Matteo Renzi, ovvero un giocatore abituato ogni volta a puntare tutto quel che ha, la faccia, la credibilità e pure i nostri soldi. Dunque il presidente del Consiglio non ha voluto sentire ragioni.

Come rivela un ministro, ogni obiezione a ciò che ha deciso per lui è ininfluente, perché il premier ha comunque stabilito di raggiungere l’obiettivo che si è prefisso. Ecco i soldi dunque, il primo vero risultato ottenuto dal suo governo. Alla faccia dei gufi, Renzi si è presentato trionfante in conferenza stampa, anche se ha dovuto rimangiarsi per ora la promessa di dare soldi anche agli incapienti e alle partite Iva: artigiani, professionisti e pensionati restano dunque esclusi dal bonus. Ecco i soldi, anche se non è chiaro da quale capitolo arrivino, visto che finora i risparmi sono poca cosa e quel poco è a carico delle Regioni e delle amministrazioni periferiche. Ecco i soldi, ma insieme ai soldi il presidente del Consiglio ci presenta un’ipoteca con una scadenza ben precisa, che non è quella del 25 maggio, quando si apriranno i seggi per rinnovare il Parlamento europeo, ma la fine dell’anno, quando Bruxelles e anche noi cominceremo a tirare le somme di quasi un anno di governo, badando a ciò che ci aspetta nel 2015. Se l’economia non sarà ripartita, se i consumi saranno rimasti al palo e l’occupazione non offrirà segnali di ripresa, allora quegli 80 euro più che un aiuto a chi è in difficoltà appariranno una estrema beffa. Un debito fatto sulle spalle di un Paese già stremato dalla crisi, ovvero un gioco spregiudicato di un uomo che va di fretta e non si cura dei danni che può provocare.
Comunque, oggi festeggiamo. Auguri a lui, che si presenta agli italiani come vincitore, e auguri anche a chi percepirà i famosi 80 euro in busta paga (meno ai molti rimasti a becco asciutto). Auguri sinceri all’Italia e non di facciata, incrociando le dita. Buona Pasqua, sognando la resurrezione.

di Maurizio Belpietro

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Commenti all'articolo

  • imahfu

    19 Aprile 2014 - 17:05

    Stiamo già pagando per Berlusconi. Pagheremo anche per Renzi ma mai così tanto come per Silvio

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  • diwa130

    19 Aprile 2014 - 14:02

    Dov'era mi domando la sua solerzia ed interesse nei conti pubblici quando B. raccontava balle a tutta l'Italia ? Non mi ricordo tanta preoccupazione sull'esattezza dei conti pubblici o delle previsioni di bilancio. Vi siete inghiottiti di tutto senza battere ciglio e addirittura a consuntivo negate l'evidenza del fallimento totale di B. Adesso a preventivo fate le pulci a Renzi....

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    • imahfu

      19 Aprile 2014 - 17:05

      Berlusconi non ha colpe; altrimenti non sgancia quattrini a chi lo loda e a chi dimenticò di dirgli c he faceva troppi errori. Soldi soldi, money, money, money. Argent sans toi tout est stérile. C'est l'argent qui fait la guerre.

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  • leonhardo

    19 Aprile 2014 - 13:01

    Gli 80 euro in busta in più, certo faranno comodo a chi li riceve e a Renzi che guadagnerà qualche voto in più. Ma il Paese in questo momento aveva bisogno di ben altro per la ripresa dell'occupazione. E certe regalie fini a se stesse, purtroppo, aggraveranno solo la situazione...

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