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La follia del sindaco

Milano, scontro sulle ciclabili: Giuliano Pisapia denuncia i commercianti

Giuliano Pisapia

Difficile dire se si tratti di una reazione alla crisi di consensi degli ultimi mesi, caratterizzati da una serie di difficoltà nei rapporti con i partiti che sostengono la sua maggioranza e nella definizione di un disegno chiaro per il futuro di Milano. O se, invece, si tratti più semplicemente di un caso di ansia da controllo. Ciò che è certo è che la decisione assunta dalla giunta Pisapia di citare in tribunale e chiedere i danni all’associazione antimafia Asscomm Porta Venezia, per un volantino contro la realizzazione di una pista ciclabile da 800 mila euro in viale Tunisia, perpendicolare di quel corso Buenos Aires che rappresenta una delle strade commerciali più importanti d’Europa, è tanto clamorosa da sembrare l’espressione di un problema più profondo.

Al di là del modo in cui sono state espresse le critiche, scatenare una battaglia legale contro un gruppo di cittadini e commercianti che al Comune di Milano chiedevano semplicemente un confronto su un progetto giudicato poco utile e troppo costoso, sembra una reazione sproporzionata. Anche se il casus belli riguarda un tema particolarmente delicato, visto che la mobilità cittadina è forse l’unico settore in cui la giunta arancione ha assunto delle decisioni nette, l’impressione è quindi che si tratti più che altro di una reazione al crollo di consensi con cui il centrosinistra si appresta a chiudere il terzo anno alla guida di Milano.

Il bilancio di oltre metà mandato non è certo positivo. Della «rivoluzione gentile» sbandierate in campagna elettorale si sono ormai da tempo perse le tracce. Tanto che il ricorso al tribunale «è una risposta che rappresenta l’espressione di chi, denunciando un’associazione antimafia, cerca di zittire o censurare chi vuol far sentire la propria voce perché la pensa in maniera diversa», replica Luca Longo, presidente di Asscomm Porta Venezia.

Stessa cosa per la tanto sbandierata condivisione e partecipazione. Il confronto con i cittadini e le associazioni si è di fatto ridotto a un monologo. E le voci della società civile vengono considerate degne di attenzione solo se in tono con quelle della maggioranza. Nel caso della ciclabile, «se si fossero programmati dei colloqui con commercianti e residenti per confrontarsi su un intervento che riguarda la città non saremmo arrivati a questo punto», sottolinea Gabriel Meghnagi, consigliere di Confcommercio Milano. «Ci auguriamo che in futuro si possa dialogare con il Comune prima che siano stati appaltati i lavori: sicuramente si ridurranno i danni».

Non basta. Mentre sulle nomine per le società partecipate Pisapia è riuscito a incassare critiche pure da parte del Pd, sul fronte di Expo il Comune di Milano sta collezionando una serie di brutte figure. Prima l’addio all’entrata in funzione entro il maggio 2015 del tratto della linea 4 del metrò che avrebbe dovuto collegare l’aeroporto di Linate alla nuova stazione ferroviaria di Forlanini Fs. Poi la rinuncia, a causa dell’opposizione dei comitati No canal, a una delle opere più distintive dell’Esposizione universale: un sistema di canali ribattezzato Vie d’acqua che avrebbe collegato il sito espositivo al centro città.

Tanti piccoli tasselli di un puzzle nel quale si inserisce anche la sconfitta su battaglie ideologiche come quella dei negozi chiusi il 25 aprile e il 1 maggio. Due date in cui turisti e milanesi potranno anche quest’anno dedicarsi tranquillamente allo shopping. Meglio se in bicicletta, però, per non alimentare ulteriormente le ire del «mite» Pisapia.

di Dino Bondivalli

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Commenti all'articolo

  • rendagio

    20 Aprile 2014 - 10:10

    cari milanesi, avte volute un sindaco cattomafiosocomunista, godetevelo e state ziti,la prossimavolta quandro andrete avotare,pensta allepromesse fatte, che non sranno mai attese, sveglialongobardi altrimenti farte la fine dei coglioni (intanto prendedetvi lanuovamoschea.hahahhaha e poi verranno gli islamici ad incularvi tutti)

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