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L'editoriale

Attento Matteo, chi tocca i giudici rischia grosso

20 Aprile 2014

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Settimane fa, quando ci occupammo della casa di Matteo Renzi pagata da un imprenditore a lui vicino, qualche lettore ci rimproverò di volergli tagliare le gambe. Ma come, scrivevano, proprio voi che per anni ci avete fatto la predica contro i giudici che fanno fuori i politici oggi vi mettete a giudicare il Rottamatore? Il succo era il seguente: che c’entra l’appartamento in affitto? Lasciatelo lavorare, poi direte se è capace oppure no e sulla base di ciò che farà tirerete le somme. Per gente che ha visto il leader di centrodestra eliminato per mano giudiziaria, la reazione è comprensibile. Vent’anni di indagini con un solo obiettivo hanno indotto gran parte del popolo di centrodestra a diffidare delle inchieste in generale, e non solo di quelle dei pm.

Tuttavia, anche se qualcuno quei servizi sull’affitto gratis del premier li ha giudicati un colpo sotto la cintola, il nostro voleva essere un avvertimento. Occhio Matteo, qui non sei più il presidente della Provincia che può farsi assumere due giorni prima di candidarsi dal proprio padre scaricando i contributi sulle spalle dello Stato. Ora sei il presidente del Consiglio e tutti faranno a gara ad azzopparti. La tua vita, i tuoi affari e perfino la tua famiglia saranno passati al setaccio, per conoscere i tuoi punti deboli, i tuoi scheletri nell’armadio, ammesso e non concesso che l’ex sindaco nel guardaroba nasconda qualche ossicino.

Del resto non c’è da stupirsi, andando di fretta Renzi qualche piede rischia di pestarlo. Anzi, forse lo ha già pestato. Di sicuro ha dato fastidio ai burocrati, tagliando il loro stipendio e minacciando di ridurne il potere. Gli alti papaveri non avranno gradito la prospettiva di essere rispediti ai ministeri da cui provengono. Dopo anni passati nei posti che contano dello Stato, probabilmente ritengono di esserne i padroni e dunque pur di non vedersi scippare ciò che credono di loro proprietà sono pronti a qualsiasi sgambetto.

Anche di peggio possono fare i magistrati. Le alte gerarchie non hanno festeggiato all’idea di vedersi ridurre i lauti compensi. Ritenendosi la Legge, anzi al di sopra della legge, sono convinti che anche lo stipendio stia sopra i parametri. Se potranno dare un contributo per far finire nel burrone il velocista di Palazzo Chigi c’è dunque da scommettere che non si tireranno indietro. A maggior ragione se, come pare sua intenzione, il Rottamatore vuole rottamare anche i codici di procedura penale e civile, riformando quella giustizia che nessuno in vent’anni è riuscito a riformare. Dopo la legge elettorale e il Senato, il presidente del Consiglio vorrebbe mettere altra carne al fuoco e tra le riforme messe in calendario per il prossimo mese di giugno c’è proprio quella che interessa le toghe. Ancora non si sa quale sia il piano di Renzi, ma chi lo conosce sostiene che i provvedimenti non saranno molto diversi da quanto aveva messo in cantiere negli ultimi decenni Silvio Berlusconi. Con il Cavaliere i giudici avevano gioco facile a gridare all’attentato alla Costituzione, sostenendo che l’allora premier voleva limitare l’azione della magistratura per salvare la pelle o, per meglio dire, evitare le condanne. Nel caso odierno, almeno fino ad ora, il presidente del Consiglio è immacolato come un giglio e dunque nessuno può accusarlo di voler riformare la giustizia per farla franca.

Insomma, se Renzi non scivolerà su una buccia di banana, potrebbe essere lui a limare gli artigli di una giustizia che sembra più interessata a difendere i propri privilegi e i propri stipendi invece che assicurare i criminali e far rispettare la legge. Ecco perché ci preme che non si faccia affittare gratis le case. Se il premier farà la riforma tanto attesa e renderà non più intoccabili i magistrati, con o senza gli ottanta euro, per noi avrà già fatto molto. C’è chi dice che la giustizia, se efficiente, valga almeno due punti di Pil. Far sì che i tribunali non siano più delle repubbliche indipendenti ma degli uffici al servizio dei cittadini conta infatti molto di più delle mille promesse con cui in questi cinquanta giorni di governo il premier ci ha stordito. Limiti insomma lo strapotere delle toghe, costringendo quelle che non lavorano a lavorare, e noi gliene saremo grati.

Nel frattempo si guardi le spalle, perché da quel che ci risulta alle sue spalle lavorano in molti e non sempre nel suo interesse. Auguri.

di Maurizio Belpietro
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Commenti all'articolo

  • diwa130

    21 Aprile 2014 - 13:01

    Un conto e' tagliare gli stipendi un altro e creare leggi che cancellano o riducono le pene dei processi di Berlusconi. Sembrerebbe che sia molto più' facile per i magistrati assorbire le leggi ad-personam che la riduzione di 70mila euro su 310mila di alcuni magistrati. Un fatto che la dice lunga su come questo paese sia un disastro.

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