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L'editoriale

I becchini del Cav si scavano la fossa

25 Aprile 2014

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Prima Sandro Bondi sulla Stampa, poi Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere: tutti a dire che il berlusconismo è fallito. L’editorialista del quotidiano milanese, che in via Solferino hanno ribattezzato Polli Dal Balcone, scrive che a destra in queste settimane molti si chiedono: «Perché non le abbiamo fatte noi le cose che sta facendo il governo Renzi»? E il fallimento consisterebbe proprio nel fatto che il rottamatore sta facendo in due mesi ciò che Berlusconi non ha fatto in otto anni. Ma è davvero così? Cioè, il Cavaliere dal 2001 al 2006 e dal 2008 al 2011 è proprio stato con le mani in mano ottenendo «risultati così miseri» come sostiene l’augusto professore (e prima di lui l’ex maggiordomo di Arcore)?

E allora proviamo a mettere a confronto ciò che ha fatto il presidente del Consiglio in carica con quanto fu fatto dal suo predecessore a Palazzo Chigi, cominciando da quella che è stata la prima riforma, ossia l’Italicum. Di legge elettorale si è cominciato a parlare nel gennaio di quest’anno, quando cioè Renzi ha incontrato Berlusconi nella sede del Pd. Il neo segretario allora aveva vinto le primarie, ma non ancora il governo: Letta infatti sarebbe stato liquidato di lì a pochi giorni. Il nuovo sistema venne presentato alla Camera qualche giorno dopo e votato l’11 marzo. Da allora è praticamente sparito, nel senso che è stato dirottato su un binario morto in attesa di decidere che si farà del Senato: lo si abolirà, lo si terrà ma senza eleggere i senatori o che altro? Risultato, la legge non c’è. Ma poi che legge sarà? Alla fine avrà le liste bloccate senza preferenze, come il Porcellum e proprio come la porcata di Calderoli prevederà un premio di maggioranza. Dunque, il meccanismo voluto da Renzi è tanto diverso da quello approvato ai tempi di Berlusconi? No, al punto che il Cavaliere è pronto a votarlo. In che cosa consiste la differenza? Nel fatto che non ci sarebbero più maggioranze diverse a Montecitorio e Palazzo Madama, perché il Senato non voterebbe la fiducia. O almeno, questo contempla il progetto fermo in parlamento su un altro binario morto. Tuttavia qualcuno dimentica che nel 2005 la maggioranza di centrodestra varò una riforma costituzionale che riduceva i parlamentari (deputati compresi), cancellava il bicameralismo perfetto trasformando Palazzo Madama nel Senato delle regioni, attribuiva nuovi poteri al premier compreso quello di sciogliere il parlamento eccetera eccetera. In pratica ciò che sta facendo Renzi lo aveva già fatto Berlusconi, tanto è vero che Gugliemo Epifani si è lamentato dicendo che il governo vuol fare propria la riforma voluta dal Cavaliere. Voluta, ma abolita dal centrosinistra, che nel 2006 sponsorizzò il no al referendum confermativo, cancellando ciò che ora vorrebbe ripristinare. Dunque, riassumendo: sul fronte delle riforme il rottamatore sta tentando di fare (tentando, perché finora nulla è stato approvato) ciò che il centrodestra ha fatto e il centrosinistra ha disfatto.

E ora veniamo all’economia, altro tema che fa dire a Polli Dal Balcone che la Destra al governo è stata piena di limiti. Che ha fatto finora Renzi? Ha varato un decreto che ogni mese e fino al dicembre di quest’anno metterà 80 euro netti in busta paga a chi ne guadagna meno di 24 mila l’anno. In più ridurrà di 5 miliardi l’Irap alle imprese. Si può discutere se si potesse fare di più, cioè tagliare in maniera più consistente il cuneo fiscale e le tasse sulle aziende, ma sta di fatto che entrambe le cose sono positive. Bene. E il centrodestra che fece? Tanto per cominciare, nel 2001 aumentò la pensione a tutti quelli che stavano sotto il milione di lire. La promessa, contenuta nel famoso contratto con gli italiani, come certificò Luca Ricolfi fu mantenuta e ne beneficiarono alcuni milioni di pensionati. E sempre nel 2001 furono raddoppiate le detrazioni familiari (triplicate per i figli disabili) e abolita la tassa di successione e di donazione. Nel 2004 fu la volta del bonus bebé e nel 2009 della social card, ossia una carta di credito prepagata con 40 euro al mese che le persone indigenti potevano usare per fare la spesa. Tanto criticata, è tuttora in vigore e usata da alcune centinaia di migliaia di italiani. Fu sempre l’esecutivo guidato dal Cavaliere a introdurre la «No tax area», cioè la quota di reddito esentata dalle imposte, mentre Giulio Tremonti si inventò la defiscalizzazione degli utili d’impresa reinvestiti in azienda, agevolando dunque quegli imprenditori disposti a scommettere sulla propria attività invece di spassarsela. Questo per rimanere in campo fiscale.


Per quanto riguarda il resto, ovvero le pensioni, l’occupazione e così via, basti ricordare che nel 1994 il governo Berlusconi cadde per l’opposizione della sinistra alla riforma previdenziale, riforma che era più blanda di quella che poi la stessa sinistra votò ai tempi di Monti. Berlusconi ci riprovò nel 2001, con Maroni ministro del Lavoro, ma lo scalone fu abolito da Prodi nel 2007, per poi come detto accettare la riforma Fornero quattro anni dopo. Per quanto riguarda il lavoro basti ricordare la legge Biagi, che portò la disoccupazione al 7,1 per cento nel 2005, per poi essere parzialmente modificata negli anni di Prodi e di Monti, con gli effetti a tutti noti. E Renzi? Beh Renzi sta ancora parlando del Jobs Act e il decreto del lavoro se lo è fatto riscrivere dalla Cgil.

Tralasciamo l’abolizione della leva militare obbligatoria, la legge antifumo nei locali pubblici e la patente a punti, ma se si guarda solo alle cose elencate, più che parlare di fallimento del centrodestra si dovrebbe parlare di fallimento del centrosinistra. In vent’anni ha fatto solo cose sbagliate (parità lira-marco compresa, ai tempi dell’introduzione dell’euro e riforma del titolo quinto), cancellando ciò che era giusto. Ora il neo premier sta cercando di recuperare il tempo perduto? Finalmente, ma è agli inizi, più alle promesse che alle premesse, e come si è visto su apprendistato e contratti a termine, i compagni che sbagliano sono quelli che alla fine decidono.

Ps. Polli Dal Balcone critica anche i gruppi sociali di centrodestra, sostenendo che si occupano troppo dei loro affari e poco della politica. E per sostenere la propria tesi spiega che il Popolo di destra nel suo intimo ha un solo modo di concepire l’impegno politico ed è la cooptazione. Ecco, questo è un argomento che il noto pensatore si poteva risparmiare. Se c’è uno che è stato cooptato e non si è sottoposto al giudizio degli elettori questo è Renzi (ma prima di lui ci furono Monti e Letta), mentre risulta che Berlusconi nel 2008 - cioè alle ultime elezioni vinte dal centrodestra - abbia preso 13,6 milioni di voti. La verità è che se c’è qualcuno inadatto a parlare di fallimenti, questo è proprio il Corriere della Sera, quotidiano che nel 2006, prima del voto, fece un endorsement a favore di Romano Prodi, ossia della parte politica che abolì la riforma delle pensioni e avversò la riforma che avrebbe portato alla riduzione dei parlamentari e alla cancellazione del bicameralismo perfetto. Senza dimenticare che è il giornale di via Solferino ad averci regalato Mario Monti, glorificandone fin dal primo giorno le gesta. Ecco, già questo basta per togliere ogni autorità accademica a chi oggi pretende di promuovere o bocciare vent’anni di storia.

di Maurizio Belpietro
[email protected]
Twitter: @BelpietroTweet

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Commenti all'articolo

  • aghidoni39

    26 Aprile 2014 - 15:03

    39aghi Le prediche Dal Balcone, indirizzate ai compagni di merende, e a salottieri compiacenti su questa linea editoriale, raramente sono state convincenti, e si ripetono come un mantra, confermando la carta di via Solferino tra le migliori per incartare il pesce.

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  • gigi0000

    25 Aprile 2014 - 15:03

    Gli unici argomenti dei politici (sic) di sinistra sono sempre le denigrazioni di Berlusconi, in quanto incapaci di proporre alcunché di utile veramente per l'italia.

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  • nemoweiss

    25 Aprile 2014 - 13:01

    Bravo Maurizio, finalmente un po' di Storia patria.

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