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Siamo in campagna lettorale

Siamo in campagna lettorale

Bisognerebbe avere il coraggio di spiegare al dottor Ambrogio Marrone, giudice del tribunale di Bari, che delle sue convinzioni personali in tema di sesso e costumi, come dire, ecco. Dirgli che non è pagato per infarcire le sue sentenze con valutazioni sulla condotta morale - e non penale - di maggiorenni di entrambi i sessi, come faceva il celebre pretore Vincenzo Salmeri negli anni Sessanta. Bisognerebbe chiedergli se a Bari, di norma, i riti abbreviati per sfruttamento della prostituzione a carico di una sola persona - cioè un oscuro avvocato - vengano motivati per ben 187 pagine dedicate non solo alla condotta penale a carico dell'imputato, appunto, ma anche alla condotta personale di persone non imputate di nessun reato. Chiedergli se doveva proprio esprimersi, dunque, sullo «sconcertante quadro della vita privata» di certe ragazze e di certo Berlusconi, sulle «boccaccesche nottate» del medesimo, e su quello che lui, cioè il dottor Ambrogio Marrone, giudica «oscenità e bassezza» ma che dovrebbe giudicare solo come reato o non reato: un giudice in genere fa questo, non divaga su un'eventuale «situazione di mercimonio del corpo femminile» e non si dilunga sulla «considerazione delle donne come semplici oggetti suscettibili di commercio». Se invece fa questo, un giudice, corre il rischio che le sue motivazioni - in campagna elettorale, peraltro - vengano strumentalizzate dai giornali: ed è ciò che il dottor Marrone mai avrebbe voluto, ne siamo certi.

Filippo Facci

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