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Il parere

Gli economisti spagnoli e portoghesi: "Burocrazia e tasse ecco perchè crescete meno"

Gli economisti spagnoli e portoghesi: "Burocrazia e tasse ecco perchè crescete meno"

"Burocrazia, tasse e instabilità. Ecco perchè crescete meno". La lezione arriva da esperti del fallimento come Spagna e Portogallo. Gli economisti iberici e lusitani si cimentano in pareri e opinioni sui fatti di casa nostra proprio mentre le loro economie vanno a picco. Secondo quanto racconta a La Stampa Francisco Vidal, economista di Intermoney Madrid, l'Italia "viaggia con un surplus primario, e l'unica cosa da fare è ridurre il debito pubblico per diminuire gli interessi". Poi mette nel mirino la burocrazia: "In Italia ci sono troppi lacciuoli così gli investimenti non decollano. Sarebbe interessante dare migliore informazione ai mercati, a volte non è chiara e non parlo solo quella governativa o statistica".

Lezioni dal Portogallo - Poi a darci lezioni arriva anche l'economista portoghese Joao Abel de Freita, già direttore dell'Ufficio studi del Ministero dell'Economia ai tempi del premier socialista Guterres: "In Portogallo il premier Coelho ha fatto gli interessi del Fondo Monetario Internazionale, Bce e Ue, ma non quelli dei lusitani. Prova ne sia che la Troika chiede più sacrifici sul costo del lavoro quando i giovani senza un posto di lavoro sono il 55 per cento. Certo i bond a 10 anni sono adesso a un interesse del 3,6 per cento contro il 10,6 di tre anni fa. In Italia la situazione politica è sempre molto complicata e instabile, per questo motivo comunque la ricetta portoghese non è applicabile in Italia". Insomma da Spagna e Portogallo arrivano i consigli per come far crescere il nostro Paese. Quello che nessuno dice è che Madrid e Lisbona hanno consegnato le loro economie alla Troika con pesanti conseguenze sociali.

Maestrini europei - Infine sempre sulla Stampa arrivano le lezioni  anche da Berlino e Parigi. Per Barbara Riedmuller, sociologa dell'istituto di politologia Otto Suhr della Frie Universitat di Berlino, "l'Italia non cresce perchè le corporazioni troppo forti frenano il cambiamento". Infine per Gregory Clayes "research Fellow" del Bruegel, think thank di Bruxelles, il principale motivo della crisi italiana è "la pressione fiscale troppo elevata, per questo motivo la competitività italiana da metà anni 90 è rimasta bloccata". Insomma da mezza Europa i maestrini ci danno lezioni. Ora spetta al governo dare le risposte adeguate. 

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Commenti all'articolo

  • ilsognodiunavit

    07 Maggio 2014 - 11:11

    Tutti gli esperti finanziari che ci hanno manovrato negli anni , hanno dimostrato soltanto incompetenza totale,se avessero dato a una classe di quinta elementare come compito in classe di gestire l'italia, oggi staremo meglio, gli esperti sono capaci soltanto a gestire al meglio i propri stipendi

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  • encol

    07 Maggio 2014 - 08:08

    2° parte: è cieca o molto più semplicemente una delle tante miracolate incapaci? Eppure basterebbe potenziare e distribuire in modo razionale i Pronto Soccorso con personale specializzato e adeguate attrezzature. Lo stesso vale per tutti glia altri settori del comparto pubblico. L'imperativo è AZZERARE LA CORRUZIONE e FAVORIRE IL MERITO, non serve altro.

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  • encol

    07 Maggio 2014 - 08:08

    Lo sfacelo è a 360°, in Europa e in modo esponenziale da noi in Italia. La stiamo pagando cara molto cara. Osservate che cosa succede in sanità: da anni ormai abbiamo un omicidio colposo mascherato da "malasanità" a settimana. Il" medico della mutua" è una sanguisuga passacarte che fa danni alla salute e all'economia. E' sotto gli occhi di tutti eccetto quelli del min. della sanità- continua

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  • encol

    07 Maggio 2014 - 08:08

    Lo sfacelo è a 360°, in Europa e in modo esponenziale da noi in Italia. La stiamo pagando cara molto cara. Osservate che cosa succede in sanità: da anni ormai abbiamo un omicidio colposo mascherato da "malasanità" a settimana. Il" medico della mutua" è una sanguisuga passacarte che fa danni alla salute e all'economia. E' sotto gli occhi di tutti eccetto quelli del min. della sanità; è cieca o mo

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