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L'editoriale

Renzi rallenta: torna l'idea delle larghe intese

20 Maggio 2014

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Passate le elezioni europee, Matteo Renzi toccherà il traguardo dei suoi primi cento giorni a Palazzo Chigi. Cento giorni sono pochi per giudicare un governo, ciò nonostante si sostiene che i tre mesi iniziali sono per qualsiasi esecutivo una specie di luna di miele con il proprio elettorato. Nelle prime settimane infatti l’attesa e la fiducia sono al massimo e i ministri si danno un gran da fare per non deludere le attese. Le idee migliori vengono messe sul tavolo al momento della partenza, dopo spesso subentra la routine. Dunque, anche se manca ancora una decina di giorni, è forse il momento di cominciare a ragionare su ciò che Renzi ha fatto, per capire ciò che farà, ma soprattutto per comprendere il suo e il nostro destino. Ieri, sotto il titolo «Non si cresce di sole promesse» Alberto Alesina e Francesco Giavazzi hanno scritto sulla prima pagina del Corriere della Sera un editoriale senza sconti, in cui si ricorda che allo stato attuale i risultati dell’azione di governo sono piuttosto scarsi. Se si escludono gli 80 euro a dieci milioni di italiani, cioè un terzo dei lavoratori in attività, provvedimento dal quale per altro sono esclusi pensionati e partite Iva, beh davvero si può dire che di cose fatte ce ne sono davvero poche. Sì, è stata varata l’abolizione delle Province, ma lasciando praticamente intatto il grosso dei costi degli enti soppressi. E poi è stato votato il decreto lavoro, misura che, oltre ad essere stata depotenziata dalle modifiche volute dai sindacati, è molto lontana dal progetto di piano del lavoro annunciato. Altro non c’è o se c’è è sulla carta. 

 

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