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L'editoriale

Al ballo dello spread il premier rischia la fine delle stelle cadenti

22 Maggio 2014

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Matteo Renzi ha confidato agli amici di divertirsi molto. Per la chiusura della campagna elettorale gira l’Italia come una trottola e per riportare a casa gli elettori del Pd si sbatte come un pazzo. Tuttavia, mentre il presidente del Consiglio si diverte, gli italiani si divertono un po’ meno, e se passare da Bergamo a Bari in poche ore fa sentire il premier vivo, c’è mezzo Paese che invece si sente morto o per lo meno moribondo. Per capirlo è sufficiente guardare i dati che dovrebbero certificare la ripresa economica tanto strombazzata da Palazzo Chigi ma che al contrario dimostrano come neanche col Viagra degli 80 euro il governo sia riuscito a far rialzare gli indici macroeconomici. Bisogna riconoscere che Renzi è sfortunato. O meglio: dopo che un iniziale colpo di fortuna lo ha portato in poco tempo da Palazzo Vecchio a Palazzo Chigi, ora la dea bendata pare avergli voltato le spalle. Non si spiega diversamente quel che è accaduto negli ultimi giorni, proprio nel momento in cui il premier avrebbe avuto bisogno che qualcuno gli tirasse la volata in vista delle elezioni di domenica. L’ex rottamatore ce l’ha messa tutta per infondere ottimismo a un paese che ha poco da stare allegro. Per tre mesi ha sorriso, mostrando il suo lato migliore, quello del giovanotto che pensa positivo e non si fa fermare neanche dalla sfida più azzardata. Convinto di aver bisogno di una legittimazione elettorale, il presidente del Consiglio ha pensato che non ci fosse nulla di meglio che sfruttare le prime elezioni a portata di mano, cioè quelle per Bruxelles. E per arrivarvi in volata non ha esitato a mettere sul tavolo promesse d’ogni genere, accompagnate dal famoso bonus fiscale. Peccato che una volta annunciate le riforme si siano arenate e anche la mancia a poche settimane dal voto pare non stia funzionando. Come se non bastasse, sulla testa dell’ex sindaco sono piovute un paio di tegole. Prima la stima negativa sul Prodotto interno lordo: invece di salire il Pil è sceso e ciò proietta un’ombra inquietante sui conti di fine anno, rinviando al 2015 i segnali di ripresa. Poi lo spread, cioè il superindice dei titoli di Stato che già fu alla base delle dimissioni di Berlusconi.

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del direttore Maurizio Belpietro
 

 

 

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