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COMBATTERE IL DOLORE

Dolore acuto. Diclofenac,
compressa a minor dosaggio

Arriva una nuova forma farmaceutica che unisce la praticità della compressa con la rapidità d'azione dell'iniezione

2 Giugno 2014

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Dolore acuto. Diclofenac,
compressa a minor dosaggio

Perché soffrire? Quando parliamo di dolore acuto pensiamo ad un dolore che arriva improvviso, inaspettato, durante il lavoro, nel cuore della notte, in vacanza lontano da casa e, spesso, nell’impossibilità di ricorrere alle cure del medico o dei familiari. Una soluzione al dolore acuto arriva oggi dalla disponibilità di una nuova formulazione di diclofenac che può essere facilmente iniettata da soli. La nuova formulazione è mirata alle esigenze dei pazienti che desiderano una risposta rapida al dolore acuto, efficace e con una modalità di assunzione pronta e personalizzata: la disponibilità, per la prima volta, dei bassi dosaggi di 25 e 50 mg, in aggiunta al classico 75 mg, permette di utilizzare la più bassa dose efficace del FANS, seguendo la raccomandazione emessa dall’Agenzia Europea per i Medicinali. “Gli anti-infiammatori non steroidei (FANS), di cui il diclofenac fa parte, sono farmaci ampiamente impiegati nella pratica clinica, spiega Guido Fanelli, Ordinario di Anestesia e Rianimazione all’Università degli Studi di Parma e Presidente Commissione per l’attuazione legge 38/10 del Ministero della Salute, e vengono prescritti in diverse patologie per il trattamento del dolore acuto data la loro comprovata efficacia. Il diclofenac, proprio per il suo ampio impiego, è disponibile in tante diverse formulazioni: compresse, gel, cerotti medicati, fiale per intramuscolo e, oggi, anche in siringa pre-riempita con un ago per sottocute, per intenderci simile a quello utilizzato per vaccinare i bambini, quindi meno doloroso di quello tradizionale. La nuova opzione terapeutica offre numerosi vantaggi quali la facilità di somministrazione, la rapidità d’azione e permette di mantenere inalterata l’efficacia analgesica anche in presenza di una riduzione del dosaggio del principio attivo, fatto quest’ultimo cruciale alla luce delle recenti limitazioni prescrittive AIFA (nota 66) consentendone l’impiego in tutta sicurezza”, conclude Fanelli.

I ‘numeri’ del dolore. Secondo una recente ricerca Doxa sul dolore, il medico di medicina generale è, in linea di massima, riconosciuto come la figura di riferimento (91%) ma, nella pratica, gli italiani decidono in autonomia cosa fare (53%), mettendo in evidenza l’esigenza di provvedere autonomamente alle necessità di cura, forse dovuta anche al significativo numero di famiglie monocomposte. “I dolori definiti “acuti” rappresentano la risposta a lesioni subite dall’organismo a causa di traumi o malattie acute insorte nell’immediato, prosegue Pierangelo Lora Aprile, Responsabile area Dolore SIMG, Società Italiana di Medicina Generale. A causare più frequentemente il dolore sono le patologie osteoarticolari, dolori muscolari, l’artrite, l’artrosi, l'ernia del disco, la sciatalgia, il mal di schiena, il colpo della strega, le lesioni traumatiche, ma anche recrudescenze di un’artrite reumatoide o di altre malattie reumatiche, che costituiscono, nell’insieme, il principali motivo di consulto del medico. Tuttavia vi sono alcune difficoltà nella pratica quotidiana che bisogna tenere in conto. La necessità di avere una risposta rapida al dolore porta all’utilizzo dell’iniezione intramuscolo che è ritenuta molto più efficace rispetto alla via orale. Ma la considerazione che il medico sente ripetere con frequenza è “dottore farei le punture, perché sono molto più efficaci, ma non so chi me le può fare…”. La possibilità di somministrare un farmaco per via sottocutanea già pronto in siringa pre-riempita risolve questo problema”, conclude Lora Aprile.

Il parere degli esperti. “Fin ora, illustra Diego Fornasari, Professore di Farmacologia all’Università degli Studi di Milano, potevamo trattare il dolore acuto con una compressa o con una somministrazione intramuscolare, formulazioni che hanno diversi svantaggi: la compressa ha un’azione meno rapida e una possibile gastrolesività da contatto, mentre la formulazione iniettiva presenta possibili eventi avversi con danni ai tessuti e ai nervi. La novità della nuova formulazione di diclofenac sottocute è anche nei dosaggi di 25 e 50 mg (fin ora inesistenti) che si aggiungono al 75 mg. Studi dimostrano che la risposta analgesica ai due dosaggi di 50 e 75 mg è simile, suggerendo che il dosaggio di 50 mg è spesso sufficiente. Questa nuova formulazione è resa possibile grazie all’associazione del diclofenac con le beta-ciclodestrine, che aumentano l’idrosolubilità e la biodisponibilità del composto associato ad esse: in questo modo il volume della soluzione iniettabile è stato ridotto, passando da 3 ml a 1 ml, e permettendo quindi la somministrazione sottocutanea”. “In ambito ortopedico, continua Paolo Cherubino, Presidente SIOT, Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia, la presenza di dolore è una realtà, ed è un dovere dello specialista ortopedico trattarlo. Per una corretta gestione del dolore di natura ortopedica è necessario innanzitutto distinguere le diverse tipologie di dolore esistenti e ad esse associare una corretta scelta del farmaco e della via di somministrazione. Questa scelta si basa su fattori che riguardano le caratteristiche della sintomatologia e su fattori che riguardano l’età e le comorbidità, considerando gli eventuali effetti collaterali. Comunemente vengono somministrati farmaci antiinfiammatori non steroidei, che però hanno una serie di effetti avversi, maggiori nei soggetti anziani che spesso sono sottoposti a politerapie con frequenti interazioni farmacologiche. Per questi motivi è opportuno avere a disposizione un farmaco che permetta un rapido sollievo del dolore, con una via di somministrazione utilizzabile da tutti, quale quella intradermica e la possibilità di utilizzare il dosaggio minimo efficace sia per la terapia del dolore acuto sia nelle prime fasi della cronicizzazione”. "I farmaci anti infiammatori (FANS), spiega Ignazio Olivieri, Presidente Eletto SIR, Societa Italiana di Reumatologia, sono ancora oggi un importante strumento terapeutico in reumatologia sia per il dolore cronico che per il dolore acuto. Il loro impiego è riservato a due condizioni: il trattamento di malattie croniche ed il controllo di fasi di acuzie di malattie infiammatorie e non. Otre all'artrite reumatoide, all'artrite psoriasica ed alla spondilite anchilosante vanno ricordate le artriti indotte, come la gotta, la condrocalcinosi e la malattia da idrossiapatite. Il diclofenac per via intramuscolare ha sempre costituito un’arma utile per la terapia del dolore reumatologico acuto ed intenso. L’aver messo a disposizione un prodotto che dà flessibilità nella scelta della dose (25, 50 e 75 mg) e che può essere somministrato anche per via sottocutanea rende ancora più attuale l’uso del diclofenac per il dolore reumatologico acuto” conclude il reumatologo. (L. LUC.)

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