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L'editoriale

Dietro le manette c'è la guerra totale per il futuro del Pd

7 Giugno 2014

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Dopo aver negato di conoscere il sindaco tangentista di Venezia, sostenendo che Giorgio Orsoni non è del partito nonostante il partito lo avesse candidato e fatto eleggere alla guida della giunta di sinistra che regna sulla laguna, ieri il Pd si è superato. Questa volta non c’entrano le calli e neppure il Mose né ci sono di mezzo appalti e fatture milionarie. Però c’è quella che doveva essere una delle amministrazioni locali da portare ad esempio di buona amministrazione e soprattutto di cambiamento di verso. Ci riferiamo alla Città eterna, la Capitale della svolta. Da un anno ai vertici del Campidoglio c’è Ignazio Marino, un allegro chirurgo che dopo aver messo da parte il bisturi si è scoperto una passione per la politica. Prima come parlamentare, poi come primo cittadino di Roma. Nel marzo dell’anno scorso Marino si sottopose alle primarie per la scelta del candidato di centrosinistra e, vinta piuttosto facilmente la sfida, non fece fatica a battere Gianni Alemanno, che di Roma era stato a sorpresa sindaco per cinque anni. Sorpresa perché da un ventennio e più la Capitale era a guida sinistra e dunque un primo cittadino post-missino non era tra le ipotesi contemplate. All’errore di aver affidato la città a uno di destra, Marino pose rimedio con l’appoggio di tutte le forze antifasciste e democratiche e sulla base di un programma che prevedeva un radicale cambiamento di rotta.

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Commenti all'articolo

  • imahfu

    07 Giugno 2014 - 23:11

    Ma allora il PD imita FI... Per battere Alemanno bastava un asino qualsiasi. Marino é sempre stato sensato e moderato ma la Capitale é un guaio sociale: Alemanno fu appoggiato da Silvio Berlusconi

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  • runner.blade

    07 Giugno 2014 - 12:12

    Egregio Direttore, ho letto il suo articolo, ma mi sia consentito che tra questa lotta tra "renziani e vecchia gurdia" lo forma mentis è sempre la stessa: catto-comuinsta. Un cordiale e sincero saluto! dr. L. A.

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