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La rivelazione

Un pentito vuole incontrare Papa Francesco: "Ho tre segreti da confessare, uno riguarda Emanuela Orlandi e un altro Messina Denaro"

Un pentito vuole incontrare Papa Francesco: "Ho tre segreti da confessare, uno riguarda Emanuela Orlandi e un altro Messina Denaro"

Sei pagine con tre segreti spediti al Papa da un pentito di Cosa Nostra. Una lettera con tre informazioni finora sconosciute su mafia, questioni di Stato e sulla vicenda di Emanuela Orlandi, la ragazza di Città del Vaticano scomparsa da più di 30 anni. A prendere carta e penna e spedire il testo è stato Vincenzo Calcara, collaboratore di giustizia di Castelvetrano, in provincia di Trapani, in un'altra vita killer al servizio della mafia siciliana.

La lettera - "Sua Santità - ha scritto il pentito - desidero rivelarle tre importantissimi segreti, improrogabili e urgenti, che mi spingono a chiederle udienza al più presto, perchè sono convinto che il nostro incontro deve e può cambiare il corso di certi eventi". Calcara vuole avere un faccia a faccia con il Papa per raccontare il segreto che conosce: "sulla nostra Santissima Chiesa e di cui vorrei parlale direttamente a voce, tanto è grave e potente, che riguarda anche la scomparsa della cittadina vaticana Emanuela Orlandi". Da quanto si legge nella lettera di Calcare, il segreto sul mistero della scomparsa della giovane vaticana non poteva essere svelato prima, quando svelarlo voleva dire: "portare alla luce verità così pensanti da mettere seriamente in crisi un sistema che lega il Vaticano alle altre entità deviate".

I veri poteri forti - Da anni Calcare parla dell'esistenza di cinque entità malvagie "che governano ogni aspetto del Paese": Cosa nostra, ’ndrangheta, massoneria deviata, servizi segreti deviati e Vaticano deviato. Oltre a quello sulla Orlandi, Calcara ritiene di avere informazioni su Matteo Messina Denaro, suo concittadino, e "certi meccanismi perversi all'interno dei vertici istituzionali". Calcara è convinto che i tre segreti abbiano un nesso tra loro, vuole dirli solo al Papa perché vuole spiegargli: "quali tasselli decisivi mancano, affinché - continua - si abbia la piena conoscneza di mandanti ed esecutori delle peggiori nefandezze che hanno attentato al nostro Paese e gli agguati passati e futuri che certi personaggi sono pronti a realizzare". Finora Calcara sostiene di non aver detto tutto alla Magistratura: "avrei firmato la mia condanna a morte".

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Commenti all'articolo

  • fossog

    06 Luglio 2014 - 14:02

    In tutto il mondo, esclusa la Bestiale italia Cattolica, i pentiti sono DELINQUENTI la cui collaborazione viene considerata valida SOLO Dopo la verifica con PROVE TANGIBILI. In italia invece i giudici (beceri impiegati statali), hanno condannato TORTORA ( e chissà quanti altri) sulla base delle CHIACCHERE di DELINQUENTI. Mi fà schifo la incivile ''giustizia'' italiana.

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