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Mattias Mainiero risponde a Giovanni Agosti

Il coraggio dei giovani che vanno via

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Caro Mainiero, chiedo scusa se torno sull’argomento. Lei, rispondendo al lettore Lipari, dice che il figlio fa bene ad andare all’estero per lavorare. Poi, rispondendo ad un’altra lettera, aggiunge che la decisione è inevitabile e che si tratta di una sconfitta per l’Italia e non il figlio del signor Lipari. Non sono d’accordo: fuggire senza lottare è sbagliato. I giovani, soprattutto quelli bravi, devono rimanere e tentare di migliorare il Paese e se stessi.

Giovanni Agosti
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Belle parole. Pensieri nobili, i suoi. Tanto di cappello. A me i Salvo D’Acquisto piacciono. Piace sapere che in giro per l’Italia possa esserci qualcuno disposto a lottare e a sacrificarsi per il bene comune, o quello che lui ritiene essere il bene comune. Sto con Ciro Menotti, è ovvio. E se mi parla di Angelo Brunetti, Ciceruacchio per il popolo romano, carrettiere dagli occhi di fuoco e dal cuore ardente, fucilato dagli austriaci, quasi quasi mi commuovo. Ma c’è un problema sul quale non possiamo sorvolare: mica siamo tutti eroi. Qui ci rimaniamo, caro mio. Ci rimaniamo e combattiamo tutti i giorni. Combattiamo con l’Imu, l’Irpef, la burocrazia, il lavoro che non c’è. Combattiamo a più non posso. Se però arriva un giorno in cui diciamo che è troppo, non vuol dire che non abbiamo coraggio o che siamo degli sconfitti. Significa solo che per non rimanere stesi al suolo abbiamo scelto un’altra via, nel caso specifico l’estero, un posto dove costruire qualcosa. Tutto qui. Chiamasi spirito di autoconservazione. Siamo italiani, e (quasi tutti) amiamo il nostro Paese. Ma essere italiani non equivale necessariamente ad essere martiri. Dubbio finale: ma poi lei è proprio sicuro che combattere qui in Italia per migliorare il Paese sia un’azione degna di un Menotti o di un Ciceruacchio, roba da patrioti indomiti? Paese immutabile, incancrenito nei suoi mali. Menotti è diventato don Chisciotte. E non è neanche più l’epoca dei mulini a vento. In bocca al lupo al figlio del signor Lipari, che con coraggio va via. Per vincere, non per essere sconfitto.

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