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Scambiati i campioni

Avevano sbagliato il test del dna: salvati da un autista

Avevano sbagliato il test del dna: salvati da un autista

Non fosse stato per il signor Antonio Negroni da Clusone, la fine di Yara avrebbe rischiato di restare un delitto senza autore. Invece a sciogliere il mistero di quel figlio illegittimo nato quasi mezzo secolo fa e che tutti cercavano, è stato proprio lui: il pensionato settantenne di Clusone. Un tempo era collega dell'autista defunto, Giuseppe Guerinoni, padre dell’assassino o presunto tale. Una squadra d’investigatori fra le più imponenti e ostinate che la cronaca ricordi, composta da carabinieri, poliziotti, biologi, genetisti e scienziati gli ha dato la caccia per quattro anni. Invano. L’intera Bergamasca è stata geneticamente mappata, scandagliata nei cognomi che alle volte si ripetono fino a 200 volte dentro valli di duemila abitanti. 4897 i profili biologici analizzati nei laboratori della Scientifica; 9488 quelli effettuati dal Ris. E ancora 7435 i campioni di saliva prelvati che restavano da analizzare dagli 007 in camice bianco. Sembrava un’impresa improbabile, se non impossibile. Perché di Ignoto 1 (com’era chiamato il ricercato fino a lunedì scorso), si conosceva il padre, ma non la madre. Alcuni testimoni o sedicenti tali si sono presentati agli inquirenti ricordando le passate e presunte relazioni amorose dell’autista sepolto al cimitero di Gorno. Ci sono stati i riscontri, che però hanno solo segnato zero.

Fino a quando, nelle scorse settimane, il signor Negroni ha chiesto di parlare col maresciallo del paese. Un militare che, guarda il caso, è in servizio di polizia giudiziaria proprio nell’ufficio del pm che indaga sul caso di Yara. «Conosco la storia di Guerinoni e dei suoi figli nati fuori dal matrimonio», ha detto al fidato carabineire. «Anche tu conquesta storia ! Sicuro?», è stata la reazione scettica del militare. «Lo so perché me lo aveva raccontato Guerinoni. La donna con la quale aveva combinato quel guaio, si chiama Ester Arzuffi. All’epoca abitavano nello stesso paese. Poi lei si è trasferita col marito e i figli avuti da lui». Scattano i controlli, ma l’esito è negativo. A Ester Arzuffi il Dna è stato prelevato e non corrisponde affatto a quello di Ignoto 1. «Impossibile! Rifatelo!», insiste l’autista. Il maresciallo racconta tutto al pm. Quel nome, Ester Arzuffi, compare nell’elenco delle oltre 500 donne alle quali è stata presa la saliva perché hanno avuto un contatto con Guerinoni, ma la provetta appartenente a lei in laboratorio dice picche. E se fosse un errore? Quello cosiddetto umano? Il pm Letizia Ruggeri ordina di ripetere l’esperimento. E si scopre che il Dna della signora Ester Arzuffi, come quello di altri 1800 soggetti invece che col codice genetico di Ignoto 1 era stato comparato con quello di Maura Gambirasio, la mamma di Yara. Un imperdonabile sbaglio, se non fosse stato per la buona memoria e l’insistere di Antonio Negroni. Si ripete il test e: bingo! Il Dna di Ester prova che lei è la madre di Ignoto 1. E che Ignoto 1 è Massimo Giuseppe Bossetti nato nel 1970 e non il fratello Fabio nato nel 1975. Questo perché Ester possiede un allele (gene distintivo) raro e identico a quello che ha ereditato anche Ignoto 1 alias Massimo Giuseppe Bossetti. Il potenziale assassino. Antonio Negroni adesso non vuol parlare. «Quel che dovevo dire, l’ho detto ed è stato abbastanza», è la sua ragione.

Ma non finisce qui. Perché, a posteriori, agli occhi di chi indaga rimbalza sinistramente anche un altro dato che all’epoca dei fatti era passato inosservato. Risale al luglio di due anni fa, quando il fratellino di Yara ha raccontato alla mamma un particolare ora anche citato nell’ordinanza del gip. Si tratta delle parole di un bambino, sentito con il sostegno di una psicologa: «Yara aveva paura di un signore che girava in macchina andando piano», è il racconto del piccolino. Fantasie infantili? «La guardava male quando lei andava in palestra e tornava a casa percorrendo la via Morlotti», prosegue il piccolo. «Aveva una barbettina come fosse appena tagliata e guidava una macchina grigia lunga». Sarà pure un racconto fantastico. Una brutta favola immaginata dalla mente di un bambino chissà per quale suggestione. Ma non senza coincidenze. Tanto che il gip scrive: «L'indagato risulta proprietario di una Volvo V40 di colore grigio e negli anni scorsi portava il pizzetto come si evince da alcune fotografie pubblicate su Facebook». Il racconto del piccolo va valutato. Nonostante le discrepanze: «L’uomo che guardava Yara era cicciottello», dice ancora lui. Ma Massimo Giuseppe Bossetti è più smilzo di uno stelo.

di Cristiana Lodi

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Commenti all'articolo

  • ltani

    23 Giugno 2014 - 14:02

    Secondo me vogliono incastrare questo personaggio per giustificare l'enorme spreco di denaro pubblico. Alla fine si scoprira' che e' tutto falso

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  • numetutelare

    23 Giugno 2014 - 09:09

    Sono di altro parere... bastava avere il DNA di tutti coloro che operavano nell'edilizia nel raggio di 10 km. Avremmo avuto il colpevole senza la trafila Guerinoni. I cani avevano indicato un cantiere come ultima traccia, dopo anni e milioni spesi siamo al punto da cui si doveva partire... Anche il parroco disse che si doveva cercare intorno, e se lo ha detto un motivo lo aveva...

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  • gregio52

    22 Giugno 2014 - 21:09

    In tutto il mondo l'analisi del DNA con compatibilità 99,99% senza possibilità di un contraddittorio. Qui in Italia, già che siamo i migliori del mondo arriviamo anche a dubitarne. Perfetti in TUTTO ci dimostriamo quello che siamo.... ma preferisco non esprimerlo.

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  • silot

    22 Giugno 2014 - 19:07

    eh che dire allora le indagini han fatto un buco nell'acqua se non fosse stato per il ig Negroni un assino sarebbe ancora in giro Ma che vergogna! Pero' raccontano i fatti come se le indagini le avesse portate a termine la magistratura ........dopo che qualcuno ha spifferato la verità perché si er reso conto che non erano in grado di chiudere il cerchio come si sarebbe dovuto fare

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