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L'inchiesta veneta

Zanonato nei guai: "favori" con i fondi neri

Flavio Zanonato

L’onorevole Flavio Zanonato, interpellato da Libero sull’inchiesta riguardante il Mose, risponde al cronista con scarso fair-play: «Sei un delinquente, condannato varie volte, sei un cialtrone, ladrone». Quando sente parlare di indagini giudiziarie l’ex sindaco di Padova ed ex ministro per lo Sviluppo economico va in tilt. Forse a causa della prima Tangentopoli, quando venne assolto in un processo per mazzette. All’epoca lavorava per una cooperativa rossa, la Cles, e girava per il Veneto con valigette piene di milioni.
Nella sua memoria difensiva, Zanonato sostenne di aver fatto il corriere delle tangenti a sua insaputa. Il pm Carlo Nordio (oggi titolare dell’inchiesta sul Mose) allargò le braccia impotente: «Di fronte a tale disarmante difesa l’accusa si arrende. È in effetti impossibile dimostrare la coscienza e la volontà di concorrere a un reato come la turbativa d’asta, che postula un’intelligenza astuta e una spregiudicatezza smaliziata».
Ma dei bei tempi della Cles ha parlato anche Pio Savioli, consulente del Consorzio veneto cooperativo, arrestato nel 2013 per turbativa d’asta e oggi indagato per concorso in finanziamento illecito, corruzione e false fatturazioni. Intervistato da Libero sabato scorso ha ripercorso i rapporti di Zanonato con il Coveco e con il Consorzio Venezia Nuova (Savioli era nel cda), concessionario unico del più grande progetto idraulico del mondo, il cosiddetto Mose. Un’opera da oltre 5,5 miliardi di euro. Savioli ha confermato i buoni rapporti personali che intercorrevano tra lui, Zanonato e il presidente del Cvn Giovanni Mazzacurati.
Ma partiamo dalla vicenda svelata da Libero e che tanto ha irritato l’ex sindaco. Si tratta dell’asfaltatura di un tratto della piazza principale di Padova, Prato della Valle, in previsione di una gara sportiva: «Quello è un piacere che è stato fatto. Punto e basta», ha detto Savioli. Nell’intervista il compagno S. afferma che Zanonato lo avrebbe chiesto al commercialista e consulente di Cvn, Francesco Giordano, che si sarebbe rivolto a Mazzacurati. È interessante scoprire come sia stata trovata la copertura finanziaria per quello e altri «piaceri». Lo spiega Savioli al pm Paola Tonini: «Ricordo che il 2013 c’erano le elezioni, tanto che appunto alla San Martino fu promessa l’accettazione della perizia di Ca’ Rossa, gli fu dato quel lavoro che comunque gli sarebbe stato dato, ma col 13 per cento di ribasso, invece gli fu abbuonato il ribasso».

Appalti gonfiati - Secondo i pm e la Guardia di finanza la cooperativa San Martino otteneva appalti gonfiati che servivano per creare fondi neri per i politici. Anche per le elezioni del 2013 la cricca del Mose avrebbe deciso di pagare favori e mazzette con quei soldi. Un canale con cui si decise di saldare pure il favore a Zanonato & c. Ribadisce Savioli a verbale: «I lavori di asfaltatura al Comune di Padova sono stati chiesti da Giordano per conto del Comune e la Clea li ha fatti, ha fatto questi 20mila euro di lavoro». Il magistrato domanda chi li abbia fatturati: «Non l’ha fatturato nessuno. Credo… tiri via il “credo”, sta aspettando (la Clea ndr) un ritorno di quelli che le ho detto prima della San Martino». Il pm vuole capire meglio e richiede come sia stata pagata la Clea. Savioli è ancora più esplicito: «Si ricorda che abbiamo detto che la San Martino deve recuperare il 13 per cento del ribasso (per costituire provviste illecite ndr)? Cioè la San Martino sa che quando avrà quei soldi deve dare 20mila euro alla Clea». Ricapitoliamo la versione di Savioli: c’è da fare un favore al sindaco e questo viene realizzato con i soldi dei fondi neri accantonati per la politica. Un concetto ribadito in un’altra risposta di Savioli a Tonini: «Mazzacurati aveva chiesto alla 3C di farlo. La 3C aveva sparato 100mila euro per fare questo lavoro. Noi ne abbiamo parlato con la Clea e la Clea ha detto: 20mila, 22 (…) E la Clea l’ha fatto. Dopodiché Giordano ha detto: “Non c’è bisogno di fatturare al Comune, ci pensiamo”…». La Clea è la cooperativa che ha pagato 100mila euro di consulenza a Savioli per poter ottenere un appalto da 64 milioni di euro per il Mose. Per il compagno S., il regalo di Mazzacurati al Comune di Padova fa parte di «quelle opere di sponsorizzazione che l’ingegnere faceva spesso di qua e di là». Ma per gli investigatori dietro alle gentilezze del doge del Consorzio Venezia Nuova c’è un piano grandioso, quello di costruire il nuovo ospedale di Padova, un progetto da 1,7 miliardi di euro. Una struttura che nei piani di Mazzacurati avrebbe dovuto essere realizzata dalle imprese impegnate nel Mose. Per questo viene assunto da Coveco come consulente a 180 mila euro l’anno Giancarlo Ruscitti, influente ex segretario generale della sanità veneta. Il contratto lo confeziona Giordano e per questo viene arrestato con l’accusa di false fatturazioni. Per i pm il vero «datore di lavoro» di Ruscitti non è Coveco, ma Cvn.

L'ospedale - In questa vicenda c’è un altro episodio degno di nota. Nel 2011 Ruscitti, Mazzacurati, Savioli, Giordano, il rettore dell’università di Padova Giuseppe Zaccaria e Zanonato si siedono allo stesso desco in uno dei ristoranti più esclusivi d’Italia, le Calandre di Rubano (Padova). In un’intercettazione ambientale pubblicata da alcuni giornali nell’estate del 2013, Savioli racconta a Franco Morbiolo, presidente di Coveco, che a tavola si parlò dell’ospedale e di come ottenere il consenso di tutti, anche del nuovo governatore Luca Zaia (su di lui, dicono, bisogna «picchiare»). «La nostra era un’indagine esplorativa, volevamo capire che cosa si pensava dell’ospedale, visto che dovevamo organizzare un project financing, volevamo sapere se l’ospedale si faceva o meno» spiega a Libero Savioli. E quali erano le diverse opzioni? «Un gruppo, oggi vincente, capitanato dal nuovo sindaco di Padova, Massimo Bitonci, voleva risistemare il vecchio ospedale, nel centro cittadino, con problemi organizzativi non da poco…». Mentre Zanonato puntava sul nuovo progetto? «Diciamo che la maggioranza del Comune di Padova era d’accordo, tanto che c’era una delibera ufficiale che individuava l’area per l’opera». Intende dire che su quell’argomento Zanonato e Mazzacurati erano già in sintonia, che non c’era bisogno della cena? «L’ospedale era uno dei tanti “ordini del giorno” (dice proprio così ndr) di cui parlò quella sera. Ah, ricordo anche che abbiamo mangiato bene. Ma poco».

di GIACOMO AMADORI

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