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L'intervista

Ucraina, scaduto cessate il fuoco. Arpino: "Kiev caduta nel tranello, sono i russi quelli che vogliono la pace"

Ucraina, scaduto cessate il fuoco. Arpino: "Kiev caduta nel tranello, sono i russi quelli che vogliono la pace"

Ore 22 del 30 giugno. Scade il cessate il fuoco in Ucraina. E si vede, con i traccianti che ricominciano a schizzare a destra e a manca già nella giornata del primo luglio. Mario Arpino, già Capo di Stato Maggiore della Difesa e analista di Affari Internazionali ci offre una sua prospettiva della crisi tra Kiev e Mosca che tiene fissa, sulle sponde del Mar Nero, l'attenzione del mondo.

Scade il cessate il fuoco tra filo-russi e ucraini. Si prospetta una recrudescenza dello scontro, secondo lei?
"La decisione su una nuova proroga della tregua, annunciate per le 22 del 30 giugno, sembra un parto difficile. E’ evidente che il neo presidente Poroshenko, che si esprimerà a nome del Consiglio Nazionale di Sicurezza, appare ancora stretto tra l’esigenza di accontentare Parigi e Berlino, ma anche Mosca, che insistono su una proroga, e quella di non scontentare una parte vistosa della propria opinione pubblica – quella maggiormente oltranzista – che invece chiede a gran voce la ripresa delle operazioni. Per il momento, si dispone solo della comune dichiarazione di intenti di mirare ad una tregua permanente, creando, con Russia e Ucraina, un organismo tripartito che includa anche l’Osce. Difficile parlare di recrudescenza: la tregua è già stata violata più volte, ed anche cruentemente, sopra tutto dagli oltranzisti ucraini. Kiev è caduta così in un altro tranello. Di fronte al mondo, ora i russi appaiono come i “buoni” che bramano la pace, di fronte ai “cattivi” ucraini nazifascisti che vogliono la guerra".
La morte del giornalista della TV pubblica russa al seguito dei ribelli provocherà ulteriori tensioni?
"Anatoliy Klian è il terzo giornalista russo che muore sotto le pallottole degli opposti schieramenti. Tuttavia, questo caso da alcuni viene ritenuto sospetto, proprio perché è accaduto temporalmente vicino alla scadenza di una tregua voluta unilateralmente da Poroshenko e poi accettata da Putin, ma di fatto disconosciuta da una parte della popolazione ucraina. Un espediente, insomma, condotto da chi vuole provocare una reazione violenta, utile a sovvertire la proposizione “russi buoni, ucraini cattivi”. In effetti l’attuale stato di tensione, già altissimo, può essere superato in livello solo da uno scontro armato pianificato e sostenuto (che coinvolga truppe russe regolari), al momento non voluto, ne prevedibile".
Cosa ci guadagna la Ue a strappare l’Ucraina al controllo di Mosca?
"Nell’immediato e nel medio termine, nulla di concreto, o di monetizzabile. Per il momento la firma dell’accordo, tanto magnificata, per l’Unione sarà solo un costo. Idem per la Nato, dove, nel corso della riunione dei 28 ministri degli Esteri dello scorso 25 giugno, l’Alleanza si è impegnata a continuare il rapporto con Kiev, approvando un pacchetto di misure addizionali per rinforzarne le capacità di autodifesa. Musica per le orecchie del ministro ucraino Pavlo Klimkin, presente alla discussione. La firma dell’accordo con la Ue e l’intesa con la Nato servono a controbilanciare il recente accordo siglato tra Russia, Khazachistan e Bielorussia per creare un’area economico-commerciale sul versante eurasiatico. Con scorno di Putin, nel progetto ora mancano Georgia, Moldava e Ucraina. Successo effimero per entrambi i contendenti, ma resta il fatto che, dopo il braccio di ferro nel Mar Nero, per un lungo periodo né la Nato, né l’Unione Europea oseranno ritentare il gioco di provare ad inserire l’Ucraina nel proprio ambito con lo status di “paese membro”. La realtà è che Putin non ha vinto, ma i processi di allargamento occidentali hanno subito una lunga battuta d’arresto".
A livello economico, secondo il suo parere, Kiev otterrà vantaggi da Bruxelles?
"Non a breve termine. Se giudichiamo dallo stato di recessione o stagnazione di alcuni Paesi membri, e visto lo scarso entusiasmo – vigile la Germania – per il mutuo soccorso economico, possiamo ben immaginare che un semplice partner non otterrà, nel breve, vantaggi maggiori. In questo Putin è stato abilissimo, quando ha costretto i vertici ucraini ad una scelta tra Ue e Russia: la sua offerta, oltre tutto, era assai vantaggiosa rispetto a quella, improbabile, della Ue. La reale causa della frattura non è quindi solo di carattere socio-politico, etnico-linguistico e patriottico, ma sopra tutto economico. Ciò è valido sia per la Russia che per l’Ucraina".
Chi salderà il debito con la Russia?
"Certamente non l’Unione Europea, visto che alcuni Paesi membri sono già in difficoltà non solo per saldare i debiti esteri, ma anche il debito pubblico di ciascuno. O come l’Italia, che, in questo è all’ultimo posto in Europa, impiega da sei mesi ad un anno per liquidare imprese che lavorano per lo Stato. L’occhiuta vigilanza contabile della Ue non sembrerebbe ammettere deroghe, a meno di vistosi cambi di strategia. Certo, ci saranno dei finanziamenti, e questo è compreso nei patti appena firmati. Ma per incrementare redditi e sviluppo, non per pagare a Kiev la bolletta del gas".

di Marco Petrelli
@marco_petrelli

 

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