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Mondiali, perché tifare Argentina: Messi antidoto al finale che odiamo

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Mondiali, perché tifare Argentina: Messi antidoto al finale che odiamo

Dal 96’ di Italia-Uruguay 0-1, l’unica gioia possibile in questo Mondiale si può nutrire solo di disgrazie altrui. Pasto comunque lauto, a saperlo gustare: ma gufare nell’era di Renzi è un’arte irrazionale e cinica, cui non servono i numeri di Nate Silver. Sostenere l’Argentina incompiuta di un allenatore che da vice-Passarella è passato a fare il vice-Messi è quasi impossibile, in teoria. Esiste però un’ipotesi più bella di un Brasile sconfitto in casa e a cui venga impedito di diventare campione per la sesta volta, staccando così definitivamente i quattro titoli italiani? Francamente, no. Dunque l’unica funzione storica dell’Albiceleste - che non supera i quarti da Italia ’90, e ne sappiamo qualcosa - è fermare Neymar, massimizzando l’effetto Maracanazo i cui spettri erano apparsi vestiti con le maglie del Cile.

Di Maria è compagni sono, al momento e malgrado le incertezze palesate in più partite, i più probabili ostacoli sulla via che potrebbe portare i verdeoro allo scontato trionfo. Il calendario e gli intrecci dopo il girone eliminatorio regalano all’Argentina una strada difficile ma abbordabile: il Belgio ai quarti e, in caso di passaggio del turno, la vincitrice tra Olanda e Costa Rica. Di là, nell’altra parte del tabellone, sarebbe stato peggio, con Francia, Germania, Brasile appunto e Colombia a disputarsi un posto per la sfida del 13 luglio.

La griglia del Mondiale sembra fatta apposta per distillare «la» partita: Argentina-Brasile al Maracanà. Ha senso augurarselo da tifosi italiani per mantenere, almeno in linea ipotetica, la possibilità di tornare a insidiare il primato brasiliano, se e quando la Nazionale tornerà a essere in grado di passare il primo turno. Nel frattempo, Schadenfreude a manetta: forza Argentina, forza pali, gol al quarto minuto di recupero, rigori, autogol a rovinare l’operazione esamondiale verdeoro che, tra l’altro, farebbe bene a Dilma Rousseff. Serve che vinca Messi? Pazienza: lo strazio della disfatta altrui eccede ogni gioia per la vittoria.

di Martino Cervo

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