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Filippo Facci: la verità su Ruby la sanno tutti, e non vale 10 anni

Filippo Facci: la verità su Ruby la sanno tutti, e non vale 10 anni

La sentenza d’Appello è prevista il 18 del mese, ma l’opinione pubblica in buona parte ha giudicato il caso Ruby da un pezzo. La requisitoria dell’accusa e l’arringa della difesa mettono entrambe a disagio, sanno di forzatura e rendono ogni tesi giudiziaria una banale caricatura: nessuna persona intellettualmente onesta - perdonate l’espressione - crede in un Berlusconi innocente come un giglio di campo, oppure lo crede, viceversa, un pericoloso concussore già voglioso di corrompere minorenni. I processi non andrebbero mai confusi con le voci di popolo, con gli umori della piazza: ma questo appare come uno dei rari casi in cui il senso comune ha già superato ogni scartoffia di tribunale. Tutto il resto è faziosità. L’opinione pubblica non è divisa tra chi pensa che l’affare Ruby corrisponda a fatti privati senza importanza e chi, invece, pensa che sia materia per serissime concussioni e tratte di minori. Il senso comune dice altro.

Cominciamo con Berlusconi. La sua tesi è che le sue serate fossero sempre degli one-man-show in cui si cazzeggiava e si cantava, dopodiché, a volte, si scendeva nel teatrino e ci si divertiva con innocenti spettacolini con musica e costumi. Qualcuno ballava. C’erano camerieri e uomini della scorta, ogni tanto anche i figli di Berlusconi, gente che andava e veniva. Sesso? Mai, in nessuna forma diretta o indiretta o allusa. Non c’era nulla di segreto, nessuno perquisiva nessuno o raccomandava discrezione. Ecco perché non aveva senso, per Berlusconi, telefonare in questura per raccomandarsi che questa egiziana, questa Ruby, fosse liberata e dunque non raccontasse nulla di queste serate. Questa Ruby che, Berlusconi, non ricorda neppure chi gliela portò precisamente ad Arcore: ricorda solo che lei disse di avere 24 anni e che narrò un sacco di storie (le sue parentele, le sue disgrazie) alle quali tutti dapprima credettero. Poi Berlusconi si offrì di aiutarla e le prestò dei soldi. Lui pensava realmente che fosse parente di Mubarak - il quale gli aveva dato una mezza ed evasiva conferma - e anche per questo, cioè per evitare incidenti diplomatici, quella sera telefonò in questura per farla liberare. Poi, però, una volta identificata, venne fuori la verità: Ruby non era neppure egiziana, era marocchina, inoltre era minorenne. Allora Berlusconi tagliò i ponti. Tempo dopo scoppiò tutto il casino e molte delle partecipanti alle «serate» furono additate come mezze o intere prostitute. Furono sputtanate e perciò lui si offrì di aiutarle per qualche tempo: altro che averle corrotte affinché non raccontassero chissà che cosa. Questa, in forma succinta, è la versione di Berlusconi. Ci crede qualcuno? No.

Poi c’è la versione della procura, quella che ha ottenuto la condanna a 7 anni di cui ora si chiede conferma. La tesi è che ad Arcore ci fosse un notevole giro di prostituzione e che Karima El Mahroug, in arte Ruby, fu una viziosa ciliegina sulla torta: perché, oltreché prostituta notoria, era minorenne e questo Berlusconi lo sapeva e apprezzava. Del resto è stata lei a raccontarlo a mezzo in mondo in miriadi di telefonate intercettate. Certo, la ragazza è furba e perciò ha negato tutto agli inquirenti: ma è solo perché avrà da guadagnarci ulteriormente. E la telefonata in questura? Berlusconi abusò della sua funzione di presidente del consiglio: raccontò la balla della parentela con Mubarak per accelerare il rilascio, e, prefigurando un incidente diplomatico, intimidì i funzionari. Inoltre, durante la telefonata, già sapeva che Ruby era minorenne: altrimenti non c’era ragione di chiedere che la ragazza fosse data in affido; lo stesso questore ha ammesso che «nel corso della telefonata con il premier, era implicito che si parlasse di una minorenne perché si parlò di affido di una persona priva di documenti». Questa è la versione della procura. Ci crede qualcuno? No.

Poi c’è la versione comune, che peraltro corrisponde, per una volta, anche a quella dei bene informati. Ad Arcore c’erano serate di vario tipo. Alcune di queste serate si concludevano in una discoteca privèe con una specie di casting. Il privèe aveva i divanetti, il banco bar e i bagni come una discoteca. Il casting consisteva nell’essere invitate a cena da due o tre personaggi dedicati. Chi voleva, alla fine, poteva scendere in questo privèe (soprannominato Bunga Bunga) ma non era certo obbligatorio. Giù le ragazze si travestivano, ballavano, facevano le sceme, trenini, ammiccamenti, cazzate, messa in mostra. L’ultimo step era scegliere se fermarsi a dormire, opzione che molte partecipanti cercavano di favorire. Tutto il resto era a discrezione, compresa la facoltà del proprietario di fare regali, favori o, come si dice, di rimborsare le spese. Prostituzione? Il confine è labile, molto labile: a ogni modo la prostituzione non è reato.

Però una sera comparve anche una minorenne, e Berlusconi fu così pazzo da non venirlo a sapere immediatamente. Se l’avesse saputo subito, probabilmente, non sarebbe stato così stupido da cercarsi guai e far finta di niente: non ne aveva motivo né necessità. Lei, comunque, fece ciò che volle fare. Però una sera fu sospettata di furto e, senza documenti, venne portata alla Questura milanese di via Fatebenefratelli. La prostituta brasiliana Michelle Conceicao, che ospitava Ruby a casa sua, decise di telefonare a Berlusconi che è un signore fatto così, di questo è sicuramente colpevole: è un signore che alla sua bell’età e nella sua posizione si mette nella condizione di farsi telefonare da una prostituta brasiliana. È un signore capace di telefonare al capo di gabinetto della questura per chiedere che Ruby sia affidata a Nicole Minetti (invece che a una comunità per minorenni) perché la marocchina era comunque un’amichetta sua. Fu quello che accadde. Peccato che la ragazza fosse anche una mitomane che al telefono straparlava di cene ad Arcore con George Clooney (ed Elisabetta Canalis, e Daniela Santanchè) più un paio di ministre nude: in 389 pagine di intercettazioni (più un supplemento di altre 227) si è letta praticamente ogni cosa.

Berlusconi ha fatto un sacco di pasticci e li ha fatti da presidente del Consiglio, cadendo in una sorta di delirio di onnipotenza. Ben altri processi penali, suoi, meritano interesse: ma questo meno di tutti, giudicato grottesco dalla maggioranza degli italiani di ogni orientamento. Pochi sono disposti a sottoscrivere che la legge sulla prostituzione minorile servisse a questo: a impedire che una come Ruby, una ragazza diciamo così, molto sveglia, disponesse a piacere delle proprie risorse (fisiche) in un paese in cui la prostituzione non è reato. Berlusconi si è accorto tardi che era minorenne e ha cercato di togliersi le castagne dal fuoco, non danneggiando niente e nessuno. Questo potrebbe costargli - se la condanna passasse in giudicato - un decennio di galera vera, non i servizi sociali: perché i 7 anni per Ruby farebbero rivivere i 3 anni già indultati dopo la condanna per frode fiscale. Berlusconi passerebbe in galera gli anni dagli ottanta ai novanta. Per che cosa?

di Filippo Facci
@FilippoFacci1

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Commenti all'articolo

  • maxgarbo

    18 Luglio 2014 - 14:02

    Al Terego un poveretto rabbioso, bilioso, un povero cristo...

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  • cartonito

    17 Luglio 2014 - 10:10

    ma quanti saccenti che sputano sentenze ,ma che erano tutti al buco della serratura a spiare ?A quanto pare sembra di si sono talmente sicuri di quello che dicono che forse si davano il cambio per poter origliare e sbavarci sopra .

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  • Cosean

    16 Luglio 2014 - 12:12

    Se sappiamo la verità tutti quanti... bisogna dimostrarla con le prove! HaHaHa1 Io so che ha telefonato in questura per qualche motivo. E il motivo lo sà anche lei! INTERESSI PERSONALI!

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  • KARLOS-VE

    16 Luglio 2014 - 11:11

    E pensare che adesso Ruby se la passa in giro tra Messico e Dubai a fare investimenti milionari, forse tanto millantatrice non doveva essere.

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