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A processo quattro medici

Milano, va in clinica per il mal di schiena e la riducono in sedia a rotelle

È andata sotti i ferri per un intervento di asportazione dell’ernia del disco alla clinica Città Studi. Poi, nello stesso istituto, due ulteriori operazioni per tamponare un malessere crescente.

Quando è iniziata la sua via crucis, nel 2008, E. S. era una donna di 40 anni con problemi di mal di schiena cronico. Oggi è su una sedia a rotelle, ha perso il lavoro e soffre di depressione con disturbi psicotici. La sua vicenda è finita in tribunale. Ai quattro medici che l’hanno operata a più riprese (all’epoca dei fatti attivi nell’unità di Neurochirurgia dell’ospedale che ha abbandonato il nome “Santa Rita” dopo lo scandalo Brega Massone) è arrivato il decreto diretto di citazione in giudizio con l’accusa di cooperazione in lesioni personali colpose gravissime. Sono invece state archiviate le posizioni di due anestesisti e di un fisioterapista.

Quando la donna, orginaria di Lecce, si è rivolta allo staff medico per curare i frequenti mal di schiena, le è stata diagnosticata una lombalgia cronica con discopatie multiple. Dalla prima operazione (giugno 2008) la paziente è uscita in condizioni aggravate: il dolore si è esteso alla gamba sinistra. Il 4 novembre dello stesso anno la donna si sottopone a un nuovo intervento di asportazione del disco, ma il suo stato di salute non migliora, anzi si aggiungono mal di testa e infiammazioni. Tre settimane dopo l’ultimo passaggio in sala operatoria: i chirurghi intervengono per la chiusura di una fistola.

Secondo la perizia di cui si fa forte l’accusa, i medici avrebbero prima di tutto presentato «un consenso informato lacunoso che ha limitato fortemente la capacità di autodeterminazione della paziente nella valutazione del trattamento sanitario da effettuarsi». I camici bianchi, cioè, hanno celato alla vittima la reale patologia sofferta (presenza pregressa di due dischi non funzionanti), non mettendola al corrente delle possibilità di riuscita dell’intervento ed escludendo una possibile alternativa chirurgica. Infine, nella chiusura della fistola, avrebbero causato l’indebolimento della fascia muscolare che ha costretto la donna sulla sedia a rotelle.

di Roberto Procaccini

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