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Nuovi sviluppi

Il giallo di Bracciano: Federica è morta annegata e non per miocardite. Sospetti sul fidanzato

Il giallo di Bracciano: Federica è morta annegata e non per miocardite. Sospetti sul fidanzato

Svolta sulla morte di Federica Mangiapelo, la 16enne trovata morta sulla riva del lago di Bracciano nelle prime ore del 1 novembre 2012. A causare il decesso della ragazzina non sarebbe stata la miocardite, come si ipotizzava all'inizio, ma il soffocamento causato dall'acqua del lago.

Nuovi sviluppi - A far luce sul caso è la nuova perizia depositata mercoledi scorso al tribunale di Civitavecchia. Il parere del perito incaricato a fine aprile dal giudice per le indagini preliminari di Civitavecchia, Giovanni Giorgianni, si rivela fondamentale per cercare di chiarire una volta per tutte quanto sarebbe accaduto la notta di Halloween del 2012. Ad essere sospetto è ancora il ruolo di Marco Di Muro, fidanzato di Federica e da subito indagato per omicidio volontario. Daniela Marchetti, a capo degli esperti nominati dal giudice, esclude che la causa del decesso sia stata la miocardite: Federica è morta dopo aver bevuto molto acqua del lago, a provarlo sono le diatomee, funghi d'acqua dolce trovate in grandi quantità negli organi di Federica.

I dettagli - Gli ultimi dettagli evidenziano che sulla fronte della sedicenne erano presenti abrasioni causate da uno sfregamento e non dovute alle ore trascorse riversa sulla sabbia. La ragazza, quindi, sarebbe probabilmente stata trascinata dentro l'acqua, anche la ferita sul collo non sarebbe una piaga da decubito, come ipotizzato all'inizio, ma deriverebbe da un attrito. Sembra impossibile che Federica, esperta nuotatrice, sia annegata in 30 cm di acqua. A tutto ciò si aggiungono le continue inesattezze di Di Muro, che ha per mesi sostenuto di aver fatto scendere la ragazza dalla macchina dopo una lite e di non averla più trovata quando, pochi minuti dopo, sarebbe tornato sul luogo. Il ragazzo ha sempre dichiarato di essere poi tornato a casa da solo. Non avrebbe nemmeno provato a chiamarla. Ad aggravare la posizione del ragazzo c'è però un nuovo elemento: le diatomee rinvenute anche sui suoi vestiti e che scardinerebbero la sua versione dei fatti.

La proroga - L'opposizione dei legali della famiglia all'archiviazione del caso avevano convinto la Procura di Civitavecchia a prorogare le indagini di tre mesi, fino a settembre. L'attesa, ora, è rivolta alla discussione della perizia prevista nell'udienza del 18 settembre.

 

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