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La "spia" nei nostri smartphone, la vita privata a rischio hacker

La "spia" nei nostri smartphone, la vita privata a rischio hacker

La privacy del vostro cellulare è a rischio. Non solo applicazioni prodigiose. Nei cinquecento milioni di Apple iPhone, oggi in circolazione, ci sarebbe molto più di quanto gli utenti non riescano a immaginare: in particolare una porta segreta attraverso la quale potrebbero uscire le informazioni personali senza il consenso degli interessati. Il sistema operativo iOs, cervello dell’iPhone, come racconta il Corriere, è sospettato di un serio deficit di sicurezza, un varco che consentirebbe di trasformare lo smartphone in una "spia della rete". Ma il dubbio più clamoroso è che queste funzionalità siano attuabili da remoto, cioè a distanza: cosa che spinge gli esperti a ritenere che siano state inserite per scopi che poco hanno a che fare con l’esigenza di compiere interventi antivirali sul prodotto.

La rivelazione - L’autore della scoperta è l’informatico americano Jonathan Zdziarski, che l’ha resa pubblica durante la Hackers On Planet Earth Conference di New York. Zdziarski è considerato uno dei maggiori esperti globali di informatica forense e sicurezza: consulente di governi e grandi aziende, è stato un celebre hacker, noto con il nomignolo di NerveGas (gas nervino). Le sue rivelazioni alla Conferenza di New York hanno impressionato gli esperti come Giovanni Pau, informatico del Computer Science Department presso la Ucla di Los Angeles, e il suo collaboratore Davide Pesavento. "Colpisce soprattutto - dice Pau - il meccanismo, attivabile a distanza, che trasforma l’iPhone in uno sniffer: in questo modo, ad esempio, il telefono potrebbe catturare tutti i pacchetti di informazioni che riceve in Wi-Fi e salvarli da qualche parte. Cinquecento milioni di iPhone potrebbero, se opportunamente attivati, diventare delle spie del traffico sulla rete Wi-Fi". Tra le informazioni che si possono acquisire a distanza, secondo Zdziarski, ci sono gli account (email, Facebook, Twitter, iCloud), le memorie cosiddette cache (rivelano che cosa l’utente sta facendo in rete o quali siti visita), la cache del Gps (indica dov’è stato l’utente). 

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Commenti all'articolo

  • blues188

    28 Luglio 2014 - 09:09

    gianbus52, verissimo quanto lei scrive. Ma è altrettanto vero che anche l'azione di poter carpire gli altrui segreti non è azione encomiabile. Inoltre va considerato che la stessa azione 'rubata' può sempre essere usata contro il malcapitato. E aggiungo che non è vero che qualcuno sia così limpido da non avere alcun 'segreto' da nascondere. Neppure il Papa.

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  • gianbus52

    28 Luglio 2014 - 05:05

    una persona onesta non ha nulla da nascondere tanto qualsiasi cosa si fa si è spiati lo stesso vedi video camere in qualsiasi città bancomat ed affini

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