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Sulle orme di Ratzinger

Papa Francesco cambia la messa

Papa Francesco cambia la messa

"Scambiatevi il segno della pace". Sì, ma non troppo. Nel senso che quella stretta di mano ci sarà ancora, nello stesso momento in cui è collocato adesso durante la celebrazione eucaristica, ma con sobrietà, con misura, senza esagerazioni e "abusi" e potrebbe anzi essere saltato a piè pari. Perché spesso e volentieri quel darsi la mano è stato trasformato in momento di confusione, un modo profano e troppo familiare di saluto. Il segno della pace nel rito romano non cambierà quindi collocazione durante la messa, come era stato anche prospettato, e si compirà sempre prima della distribuzione dell’eucaristia, ma dovrà essere contenuto, per non farlo precipitare in un gesto plateale, slegato dal suo significato originario. Spesso degenerato in baci, abbracci e persino pacche sulle spalle. Lo dichiara una lettera circolare inviata dalla Congregazione per il culto divino alle conferenze episcopali del mondo. Che non è stata spedita ai tempi del pontificato di Benedetto XVI, ma è datata alla fine dello scorso giugno, in piena "era Francesco" - con i suoi bagni di folla e la sua avversione per il cerimoniale - e dall’attuale Papa approvata e confermata.

La lettera, di cui si è venuto a sapere solo adesso, è firmata dal cardinale prefetto Antonio Cañizares Llovera e dall’arcivescovo segretario Arthur Roche e spiega subito che lo studio della questione era stato avviato nel corso del sinodo sull’eucarestia del 2005. Si tratta - viene sottolineato - di un tema certo non marginale, invece «importante», perche’ "se i fedeli non comprendono e non dimostrano di vivere, nei suoi gesti rituali, il significato corretto del rito della pace, si indebolisce il concetto cristiano stesso della pace e ne viene affetta negativamente la stessa fruttuosa partecipazione all’Eucarestia".

Infatti le indicazioni, nel senso di una «purificazione liturgica», scaturiscono dagli orientamenti di papa Ratzinger. E si cita ciò che al punto 49 dell’esortazione apostolica postsinodale del 2007, Sacramentum caritatis, Benedetto XVI appunto aveva scritto: "Durante il sinodo dei vescovi è stata rilevata l’opportunità di moderare questo gesto, che può assumere espressioni eccessive, suscitando qualche confusione nell’assemblea proprio prima della comunione. È bene ricordare come non tolga nulla all’alto valore del gesto la sobrietà necessaria a mantenere un clima adatto alla celebrazione, per esempio facendo in modo di limitare lo scambio della pace a chi sta più vicino".

La circolare, i cui contenuti sono stati approvati da papa Francesco nel corso di una udienza concessa a Cañizares lo scorso 7 giugno, - e che per primo il blog del vaticanista Sandro Magister ha rilanciato in Italia - spiega che, dopo aver consultato le conferenze episcopali e dopo una approfondita riflessione, si è deciso di far rimanere lo scambio della pace prima della comunione per non introdurre cambi strutturali al messale romano. Nello stesso tempo però vengono date alcune indicazioni pratiche per ovviare allo svilimento del gesto, spesso e volentieri banalizzato o enfatizzato. Altra annotazione interessante: Magister spiega che "la circolare è datata 8 giugno. E la notizia della sua esistenza è trapelata in Spagna dove è stata trasmessa ai singoli vescovi con una lettera di accompagnamento datata 28 luglio" e che "poco dopo la pubblicazione di questo post, sia la notizia che il testo della circolare sono spariti dal sito web della diocesi catalana di Lleida che li aveva messi in rete".

In ogni caso, come dovrebbe essere inteso il segno della pace? Si ricorda ai celebranti che non è necessario invitare meccanicamente ogni volta i fedeli a scambiarsi il segno della pace, e quindi se lo si ritenga conveniente lo si può tranquillamente tralasciare. Nella nuova edizione del messale in corso sarebbe opportuno che le conferenze episcopali cambiassero in meglio le modalità suggerite precedentemente: passando ad esempio da gesti familiari e profani di saluto a gesti più appropriati. Nello scambio della pace si dovrebbero evitare: l’introduzione di un canto della pace inesistente nel rito romano; lo spostamento dei fedeli dal proprio posto; l’abbandono dell’altare da parte del sacerdote per dare la mano ad alcuni fedeli (in certe parrocchie il sacerdote addirittura cerca di farlo con tutti i partecipanti alla messa). Inoltre si raccomanda di evitare che in alcune circostanze – come a Pasqua o Natale, i battesimi, le prime comunioni, le cresime, i matrimoni, le ordinazioni sacerdotali, le professioni religiose, le esequie – il darsi la pace sia occasione per felicitarsi o per esprimere condoglianze . Infine si invitano le conferenze episcopali a preparare catechesi liturgiche sul significato del rito della pace nella liturgia e sul corretto sviluppo nella celebrazione della messa.

di Caterina Maniaci

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Commenti all'articolo

  • claamad

    19 Agosto 2014 - 21:09

    Non è nessun cambiamento. Semplicemente si precisa meglio quanto è da sempre nel rito romano novus ordo al fine di eliminare diffusi abusi...

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  • annalisa.lucchetti

    04 Agosto 2014 - 17:05

    SUA SANTITÀ,BRAVO per il Suo "scambiamoci la pace..ma non troppo.." Quando ci vuole,ci vuole!

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  • fossog

    03 Agosto 2014 - 14:02

    Che pena stò vaticano. Nessuno l'ascolta più, e allora modifica l'imballaggio alle sue stupidate medioevali. Come i Ladri dei Vecchi Partiti : cambiano qualche Gregario con delle facce Nuove, MA Le Truffe Rimangono Tutte. Ma la religione non è la politica, anche se il vaticano non lo sà. Mentono i preti, Sbafano-Rubano e Uccidono da secoli, e POI si ... RIPULISCONO ? NO, non funziona più così.

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  • spalella

    03 Agosto 2014 - 14:02

    cambia la messa ? è arrivato un pò tardi. Decenni fà, ancora ragazzino, guardavo ed ascoltavo il prete che si muoveva sull'altare e mi chiedevo : ma cosa stà facendo ? ma è proprio necessario fare tutta questa ammuina ? a che serve ? e poichè mi davo risposte tutte negative, la messa di quando ero ragazzino e quella nuova di bergoglio oggi, l'ho Cancellata. E stò bene, devo dire, molto bene.

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