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La polemica

Tate Lucia, la rivolta degli educatori contro il modello della tv

Tate Lucia, la rivolta degli educatori contro il modello della tv

Bisognerebbe forse tornare alla figura della tata Francesca, spensierata e ironica protagonista della serie tv La tata, per opporsi all’immagine ieratica di Tata Lucia, personaggio del programma tv SOS Tat.
Sul web, nei libri e nell’opinione pubblica, fatta di mamme ed esperti, è in atto una ribellione contro le strategie educative di Lucia Rizzi, vero nome di Tata Lucia, considerata finora una sorta di guru per le famiglie «disfunzionali», alle prese con problemi educativi più o meno seri. Alla bambinaia più famosa d’Italia si contesta innanzitutto il ruolo (dovrebbe essere una semplice tata, e invece funge da tutor e guida spirituale); il metodo, al contempo semplicistico e autoritario; e il destinatario: le sue regole non vengono applicate solo a pargoli sotto i tre anni, ma anche a bambini cresciuti, che forse avrebbero bisogno di altre figure di sostegno.


A dare forma al malcontento nei confronti della Tata-simbolo ci ha pensato l’insegnante Claudia Boscolo, che ha raccolto testimonianze «autorevoli, critiche e decostruttive» (di filosofi, pedagoghi e psicologi) nel libro Non fate i bravi, rovesciamento del saggio Fate i bravi!</CF>, scritto dalla Rizzi. La pubblicazione (di carattere scientifico e scaricabile sul sito psychiatryonline.it) dà voce all’insofferenza di mamme che si sentono ripetere ogni giorno «Non allattate!», «Non coccolate!», «Lasciate piangere il vostro bimbo!», e alla fine hanno la tentazione di fare il contrario; e sminuisce le pratiche pedagogiche della tv, fino a proporre, tra le righe, il profilo di una non-Tata Lucia, a lei speculare.

«Innanzitutto», ci dice la curatrice Claudia Boscolo, «occorrerebbe restituire la tata, o meglio la bambinaia, al suo compito fondamentale: cioè occuparsi dei bisogni primari del bimbo, come pulirlo, cambiargli il pannolino, non lasciarlo aspettare se ha fame. È sbagliato invece gravare la tata di funzioni che non la riguardano: ella dovrebbe essere un supporto per la madre, senza sostituirsi a quella; e non dovrebbe ambire a compiti pedagogici e psicologici che spettano ad altri soggetti professionali, molto più qualificati». La pretesa di supplire sia alla madre che all’eventuale psicologo sarebbe inficiata dalla debolezza del metodo di Tata Lucia. «Il modello educativo del format tv», continua la Boscolo, «è riduttivo rispetto ai problemi che dovrebbe risolvere. Si basa su teorie pedagogiche ormai superate, come il comportamentismo (ossia l’idea che l’individuo agisca come risposta condizionata a uno stimolo, ndr). E si applica attraverso norme elementari ma potenzialmente dannose. Le regole infatti sono pericolose se vengono imposte dalla persone sbagliate».


Gli esempi non mancano. La Boscolo cita casi di genitori totalmente deresponsabilizzati rispetto alla propria funzione educativa, che vanno ai colloqui con gli insegnanti dei figli, esortandoli a ispirarsi ai saggi consigli di Tata Lucia; o storie di mamme che limitano l’educazione dei propri figli alla lettura dei libri di tata Lucia e alla visione del suo programma tv, salvo scoprirsi più tardi del tutto incapaci di essere madri.
A fronte di questa deriva, la protesta monta. Sul forum <bambinonaturale.it, mamme e psicologhe invitano a boicottare la pedagogia del programma televisivo, definendola «divulgazione pseudoscientifica»; mentre i medici dell’Associazione culturale pediatri levano alta la propria voce per delegittimare i suggerimenti delle Tate Lucie a proposito di allattamento e sonno del bimbo: smettere di allattare il bambino a sette mesi e lasciarlo piangere finché non si addormenta, sostengono, sono pratiche «diseducative e prive di qualsiasi evidenza scientifica».
Più in generale, urta l’idea che possa esistere un prontuario, capace di rendere tutte le famiglie felici e i bambini bravi.
Come scrive Maria Maddalena Mapelli nell’Introduzione del libro, «il format di Tata Lucia è una pedagogia-propaganda che plasma e normalizza le persone, togliendo ogni spazio alla diversità, alla fragilità e ai vissuti di ciascuno». Finendo così per creare mamme-automi e bimbi omologati.

Gianluca Veneziani

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Commenti all'articolo

  • alessia.salvalaio

    07 Agosto 2014 - 07:07

    quanta malafede! le tate del reality (in realtà educatrici preparatissime) insegnano ai genitori a NON ingabbiare i figli in stereotipi educativi e propongono un percorso di crescita condiviso nel quale prevalgono l'ascolto e -guarda caso- il rispetto delle diversità di ciascuno, Le (rare) puntate con tata lucia che suggerisce svezzamento/distacco sono diventate la scusa per questo polverone..!

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  • bernardroby

    07 Agosto 2014 - 05:05

    La psicologa ha perso un, occasione per tacere . Non essendo laureato , riconosco il chiaro sintomo denominato INVIDiA VULGARIS come si manifesta ? quando qualcuno valutato intellettualmente inferiore ci sorpassa ! la cura ? Non leggere troppe caz....te e usare anche la coscienza prima di parlare !! Roberto

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  • katerin

    06 Agosto 2014 - 20:08

    il pediatra dei miei figli, un uomo eccezionale,! mi diceva spesso che il mondo era stato rovinato da 2 categorie di persone psicologi, filosofi e aveva propio ragione .io la guardo la trasmissione e mette in evidenza la totale incapacità di certi genitori ad educare e dare le regole che sono importanti per la crescita e il futuro dei loro figli, ma per questo ci vuole impegno e volontà !

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  • Megas Alexandros

    06 Agosto 2014 - 14:02

    Certo certo si è capito tutto..loro vogliono un bel tato culattone che insegni ai bambini a giocare con le bambole e dia i soldatini alle bambini. Che insomma li educhi alla diversità....una figura che desacralizzi il ruolo del genitore e istighi il bambino alla delinquenza dei centri sociali. Basta regole solo diritti..... diritti al figlio, diritto a cambiar sesso... ma andate a lavorare idioti!

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