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Gran Premio di Brno

Repubblica Ceca, domato Marquez, in tre esultano

Repubblica Ceca, domato Marquez, in tre esultano

Alla fine Sua Maestà Marc si è inchinato, non a uno bensì a tre suoi pretendenti al trono. Una scivolata, una giornata storta, in fondo una liberazione, come ammesso dallo stesso re, sempre più condannato a vincere e a macinare record. Rossi rappresentò bene la situazione in una delle sue tante gag, oggi proprio Rossi gli nega pure il contentino del podio, prima volta assoluta da quando taglia il traguardo in una gara della classe MotoGP.
Marc Marquez salta il turno, dunque, rimanda alla prossima e incassa il quarto posto con eleganza e filosofia: niente lamentele o scusanti, spallucce e sorriso imperturbabile. I tre moschettieri esultano, il guascone D'Artagnan è stato riportato all'ordine (ma per quanto?) e per un verso o per l'altro sono tutti felici.
Pedrosa sornione sbeffeggia la compagnia: mai preso sul serio, è lui a mettere la firma alla prima vittoria post “monologo 93”. Nel week end regala solo qualche sprazzo di luce, qualche indizio in silenzio, poi l'affondo nel momento che conta. Aggressivo e intelligente mostra la voglia e la fame, che solo chi è stato comprimario di un marziano ingombrante e schiacciante può avere.
Lorenzo invece vola prima col pensiero che con la moto: sogna il colpaccio, ritrova però la consistenza. Nel warm up non aveva rivali, in gara ha azzeccato tutto a partire dall'ardita scelta della gomma morbida all'anteriore, paga soltanto una fase centrale lievemente più tranquilla. Non acciuffa il primo posto, ritorna martello pneumatico, alla luce anche del recente GP di Indianapolis.
Discorso diverso per Valentino Rossi, che il volo lo ha fatto letteralmente in prova e ne ha scontato in parte le conseguenze. Partenza al buio circa il set-up della moto e la condizione del dito, l'italiano resta troppo cauto nella fasi iniziali, macina poi gli stessi tempi del compagno di marca, tira di nuovo il freno nelle ultimissime fasi. Sempre spettacolare in ogni suo sorpasso, centra il 190° podio di una carriera infinita, che vedrà sì meno vittorie, resta comunque sbalorditiva tanto quanto i record del D'Artagnan di cui sopra.
In una gara poco esaltante salvo le due Ducati che sportellano e sgomitano con chiunque sia in traiettoria, i moderni Porthos, Aramis e Athos quindi si riappropriano di lustro e autorità, sia pure solo per un giorno. In una Domenica di metà Agosto la rincorsa al titolo non sarà riaperta, ma l'onda di un risultato insperato riaffila le lame. Soltanto per l'occasione: uno contro tutti, tutti contro uno.

di Giulia Volponi

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Commenti all'articolo

  • tiumario

    17 Agosto 2014 - 20:08

    ma non c'è niente da meravigliarsi l'amico Marquez quando viaggia col cavallo uguale agli altri prende tanti di quei calci nel culo che si meraviglierebbe anche lui perché è ancora convinto che il bravo è lui non si reso conto ancora dove è andato a posare il didietro se quella moto la dovesse usare Dovi o Iannone oppure Craciol l'altro della Ducati e cosi via si renderebbe conto lui stesso

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