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EDUCAZIONE FISICA

Inizia l’anno scolastico: quale
sport scegliere per i tuoi figli?

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Ma allora il certificato medico per lo sport dei figli è obbligatorio o no? Come comportarsi di fronte alla richiesta di palestre e piscine che lo richiedono per l’iscrizione, nonostante la legge lo abbia ufficialmente abolito l’anno scorso? Il rischio che anche quest'anno nonostante la legge i cittadini siano costretti a pagare dai 30 ai 50 euro per un certificato che non serve è concreto. Tutto perché le palestre non si sentono tutelate e nonostante i chiarimenti del Ministero i dubbi ancora permangono. Secondo l’ANSA i dubbi dovrebbero essere quasi sciolti per quanto riguarda invece i certificati per le attività sportive non agonistiche (quelle organizzate dalle scuole, nell'ambito di attività parascolastiche e quelle dei giochi studenteschi a livello provinciale o regionale) su cui sono in arrivo nuove linee guida. Il certificato sarà obbligatorio e avrà validità annuale. L'elettrocardiogramma, invece, dovrà essere effettuato almeno una volta nella vita (dai 60 anni una volta l'anno). Sport per i bambini fin da piccoli? “Sì, ma senza esagerare” precisa la dottoressa Maria Cristina Maggio del Dipartimento di Scienze per la Promozione della Salute Materno-infantile dell’Università di Palermo e membro della Società Italiana di Pediatria. L’attività fisica è fondamentale per un sano sviluppo psicofisico. Vediamo quali sport consigliano i medici che, in occasione della ripresa dell'anno scolastico, prevengono le domande di molti genitori con una serie di consigli pensati per aiutarli a scegliere l'attività migliore per i propri figli.

Il nuoto. È consigliato fin dai primi mesi di vita, ma come attività fisica vera e propria dai 3 anni in poi. Per il livello agonistico, invece, bisogna aspettare i 6 anni. È il più completo di tutti gli sport, contribuisce allo sviluppo armonico della struttura muscolare e scheletrica, non ha alcuna controindicazione.

Le arti marziali, Karate e Judo. Si può cominciare come forma di gioco e ginnastica propedeutica già verso i 3 anni. Le arti marziali contribuiscono allo sviluppo armonico del corpo, aumentano l’autostima e la sicurezza dei bambini e li aiuta a gestire le emozioni come la rabbia e la gioia. Soprattutto il karate, richiede una coordinazione neuromotoria che al di sotto di una certa età è poco sviluppata. La pratica delle arti marziali (in particolare del judo), inoltre, necessita di una certa forza, che comincia a svilupparsi solo verso gli 8-9 anni, per poi completarsi negli anni successivi. “Sono sport utili sia ai bambini più timidi e insicuri perché infondono fiducia nelle proprie capacità, sia a quelli più vivaci perché insegnano a controllare la propria aggressività” precisa Maggio. L’attività agonistica è indicata per il karate da 11 anni, per il judo da 14 anni.

La ginnastica artistica. A 4 anni si può iniziare il livello propedeutico, a 6 l’agonismo. Sviluppa l’agilità, dà armonia ai movimenti e tonifica la muscolatura. Tra le controindicazioni il fatto che può sollecitare troppo la colonna vertebrale e impegna molto con allenamenti lunghi e faticosi.

Lo sci. Per la prima discesa si può cominciare anche a 3 anni, ma sulle piste da sci è bene non portare il bambino prima dei 5 anni. Migliora la capacità respiratoria, favorisce il contatto con la natura e uno sviluppo muscolare armonico.

La scherma. Si può cominciare a 5 anni usando però il fioretto di plastica. Favorisce la coordinazione e la velocità dei movimenti. Cominciando presto si sfrutta la destrezza tipica dei bambini. Migliora il carattere e la capacità di capire l’altro.

Il rugby. Dai 5-6 anni si può iniziare con il minirugby. Potenzia la muscolatura, ma è bene che sia accompagnato da esercizi di allungamento. Insegna le regole del fair play, ovvero del rispetto dell’avversario. Favorisce lo spirito di affiliazione e di appartenenza al gruppo.

Il pattinaggio. Dai 6 anni in su. Migliora le capacità respiratorie e contribuisce allo sviluppo della muscolatura di tutto il corpo. Per questo è considerato uno sport completo. Valorizza le capacità espressive del bambino.

L’equitazione. Si può iniziare a partire dai 6 anni. Potenzia la muscolatura di gambe e braccia, ma è controindicato in caso di problemi alla colonna vertebrale. Aumenta la padronanza corporea e l’equilibro emotivo. Offre benefici di carattere psicologico dovuto al rapporto con l’animale.

La danza. Dai 6 anni in su, dai 12 per il livello agonistico. Contribuisce a uno sviluppo uniforme della muscolatura, a migliorare la percezione del proprio corpo e ad acquisire una corretta postura. Educa alla pazienza e alla costanza.

Il calcio. Si può cominciare a partire dai 6 anni. Come tutti gli sport di squadra, prima il bambino è troppo piccolo per capire le regole del gioco. Migliora la capacità respiratoria e favorisce lo sviluppo dello spirito di squadra.

Il tennis. Dagli 8 anni in su, dagli 11 per il livello agonistico. Sviluppa la velocità, l’agilità e stimola i riflessi e la resistenza. È uno sport cosiddetto asimmetrico perché impegna la muscolatura della parte del corpo con cui si tiene la racchetta. Alcuni pediatri lo sconsigliano o suggeriscono di fare ginnastica per riequilibrare l’altro braccio.

La pallavolo e il basket. Dai 9 anni in su per il minibasket, dai 6-8 anni per le scuole con corsi propedeutici e per la pallavolo. Entrambe le attività migliorano la velocità, la potenza muscolare e la coordinazione motoria. Come tutti gli sport di squadra la pallavolo e il basket favoriscono la socializzazione. È piuttosto impegnativo e prevede allenamenti faticosi.

Il ciclismo. Come attività ludica è adatta dai 4 anni; stimola l’autostima, l’equilibrio, la capacità di risolvere situazioni nuove e affrontare problemi. Si tratta di uno sport asimmetrico che predilige gli arti inferiori però insegna a stare in equilibrio, coordinare i movimenti e iniziare a rispettare le regole della strada. L’attività agonistica si può fare dai 12 anni.

E nel caso di malattie croniche? “Niente paura - spiega Attilio Turchetta, responsabile di Medicina dello Sport del Bambino Gesù - l'80% dei piccoli pazienti, purché con le precauzioni basilari, non deve astenersi dal praticare sport. Anzi, l'attività sportiva può essere anche parte del piano terapeutico: praticare sport produce un incremento dell'autostima tale da superare molte delle difficoltà che una malattia crea".

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