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L'analisi

Silverstone, vince Marquez. Ma gli acuti sono di Lorenzo e Dovizioso

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Andrea Dovizioso

Questione di feeling. Questione di sensazioni. Dovizioso lo aveva sfacciatamente preannunciato, Lorenzo lo aveva solo sconsolatamente sperato. A Silverstone vince ancora il “93”, ma l'acuto è roba per altri, per questi due qui, il rosso che recupera e il gladiatore che risorge.

Un raggio di sole fa il miracolo, mette il sorriso, scalda e rincuora: quelle maledette gomme così dure e indisciplinate finalmente divengono docili e trattabili. Lo Jorge piagnucoloso scompare, urla e scappa un novello “Incredibile Hulk”, tutto muscoli, tanta tenacia, cuore e coraggio a volontà. Dice di aver faticato tremendamente, condannato ad andare oltre, a fare di più per mettere una pezza a questa moto che, con le Bridgestone di ultima generazione e il suo stile guida rotondo e pulito, cozza senza soluzione. Di fatto, sfiora la vittoria agognata da troppo tempo, chiudendo, attaccando, in sostanza rispondendo a tono all'irriverente connazionale, partito una spanna sopra gli altri, arrivato sorpreso e ridimensionato.

Non ci doveva essere storia, in realtà c'è stata e come: un viaggio thrilling dal primo all'ultimo giro, illuminato da quel cielo azzurro, in definitiva unico responsabile e causa scatenante del risveglio del guerriero. Percezioni ed emozioni, convinzioni e sicurezza per un 2013 bis, per una metamorfosi conclusiva dopo gli inizi zoppicanti.

Non zoppica più invece la Ducati e il suo principale alfiere, timidi e cauti, per una volta prepotenti ed arditi. Andrea resta attaccato a Rossi e Pedrosa, intimorisce, torna tra i grandi. Rimane il rammarico del podio mancato, rimane la consapevolezza avallata dal cronometro della crescita. “Non si tratta più tanto di miglioramenti tecnici, quanto di fiducia che mi permette di spingere e osare” diceva Dovizioso al Sabato. Questione di feeling, appunto, di istinto, che predispone, carica, mobilizza risorse sconosciute.

E' la natura dello sport, l'essenza dell'animo umano: cosa non può il corpo fa la mente. Marquez è al sicuro, Rossi e Pedrosa si facciano domande: il circuito non sarà loro molto gradito ma 8” dai compagni di squadra sono molti, pesanti, un filo preoccupanti.

di Giulia Volponi

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