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L'analisi

Ucraina e Isis, Mario Arpino: "Sì, forse Obama ha più paura di Putin che dei jihadisti”

Ucraina e Isis, Mario Arpino: "Sì, forse Obama ha più paura di Putin che dei jihadisti”

"E' molto probabile che la secret diplomacy sia già al lavoro, magari con il Regno Unito come intermediario". Risponde così il generale Mario Arpino alla domanda se sia plausibile ipotizzare un accordo tra Assad e Obama in funzione anti Isis. Ma l'avanzata del Califfato Islamico non è l'unico argomento dell'intervista, nel corso della quale poniamo ad Arpino, ex Capo di Stato Maggiore della Difesa e opinionista de Il Resto del Carlino, anche domande sugli sviluppi politici e militari in Ucraina, altra area critica che tiene impegnata la diplomazia internazionale. 

Fronte ucraino. C'è da temere un intervento russo? 
"Se i russi sono noti per avere la mano pesante, gli ucraini hanno dimostrato di non andar certo per il sottile quando si tratta di reprimere moti di piazza e tentativi di secessione. L'avanzata per strappare Donetsk ai filo-russi (o ai russi?) ne dà buona evidenza. Gli Stati Uniti, ma anche la Nato, sono convinti che la Russia abbia schierato circa 18mila uomini pronti a entrare in Ucraina: secondo la Cnn, si troverebbero ammassati nei pressi della frontiera. Il Segretario generale dell'Onu, cui fanno eco i responsabili politici di alcuni paesi occidentali, tra cui l'Italia, ha intanto espresso profonda preoccupazione per lo sconfinamento non autorizzato del convoglio umanitario, solo parzialmente ispezionato dalla Croce rossa. Gli automezzi sono comunque rientrati in Russia dopo aver scaricato gli aiuti. La Nato ha intimato di ritirare immediatamente le forze russe dal confine, mentre le truppe di Kiev, circondata Donetsk, hanno iniziato il cannoneggiamento sulla roccaforte dei dissidenti, dove continuano a morire anche civili. Come si vede, le premesse non sembrano le migliori, e stanno nascendo tutte le condizioni per un nuovo colpo di mano di Putin. Così il principio della responsabilità di proteggere, nato in sede Onu e mai ratificato dalle nazioni, rischia di trasformarsi in un'arma a doppio taglio. L'Occidente, in buona compagnia con i regnanti del Golfo, ne ha abusato in Libia, lo ha utilizzato indirettamente in Siria, lo ha esercitato in Mali ed ora, con approvazione unanime, sta giustamente cercando di applicarlo in Iraq. Speriamo che quanto si teme non accada, ma perché dovrebbe essere proprio Putin a privarsi di questa utile foglia di fico? Tanto sa che, come per la Crimea, in Occidente nessuno vuole morire per Kiev".
Donetsk o Iraq: quale situazione preoccupa di più Washington? 
"A premessa, va detto che la strategia Usa sotto la presidenza Obama non è facile da comprendere. Forse perché le linee guida, che pur erano state tracciate (minor interesse per il Medioriente, deriva in allontanamento dall'Europa e sua responsabilizzazione regionale, pivot asiatico, gestione degli eventi dietro le quinte, forte riduzione delle spese militari, ecc.) vengono continuamente travolte da eventi contingenti. E' come se una forza perversa costringesse Obama, che avrebbe voluto far diventare l'America un Paese come gli altri, a tornare a ripercorrere in qualche modo i passi dei suoi predecessori. Così, si generano situazioni che a noi appaiono confuse e contraddittorie, come la partecipazione iniziale all'attacco alla Libia, tuttora inspiegabile ed i cui risultati sono oggi sotto gli occhi di tutti. Poi, l'ondivago comportamento nella crisi siriana, con l'improvvida enunciazione della famosa linea rossa che così tanto ha contribuito a screditarne l'immagine. Ora, nella lotta contro l'Isis per salvare i propri cittadini, da un lato ha annunciato che l'attacco sarà limitato, dall'altro ha precisato che in ogni caso è destinato a durare lungo. In altre parole l'America, le cui forze non sono più in grado di intervenire con efficacia in due teatri diversi, è preoccupata di tutto e non è in grado di operare delle scelte. Probabilmente, il Medioriente ormai preoccupa di meno, avendo gli Usa raggiunto con lo shale gas l'indipendenza energetica. Vengono così ad attenuarsi anche le ragioni del dissidio con l'Iran, e ciò potrebbe cambiare profondamente gli equilibri geopolitici nell'area. Preoccupa anche Putin, che, a differenza dell'Isis, da un lato non appare politicamente contrastabile con la forza, mentre dall'altro, con la propria iniziativa geo-economica euro-asiatica, rischia di presentarsi come ospite non gradito nel contesto del pivot Asia-Pacifico. Così, alla conta dei fatti, in un non lontano futuro potremmo vedere la questione Isis lasciata in cogestione ai governi iracheno e iraniano, ed il contenzioso per l'Ucraina demandato all'Europa e alla Nato, con una presenza Usa sempre più ridotta".
Ai bombardamenti americani nel nord Iraq si aggiungono quelli di Damasco. E' fantapolitica immaginare un accordo tra Assad e Obama in funzione anti Isis? 
"Non lo è assolutamente, proprio per i ragionamenti di cui al quesito precedente. Non solo, è molto probabile che la secret diplomacy sia già al lavoro, magari con il Regno Unito come intermediario. Quando le voci cominciano a circolare e vengono alternativamente smentite e confermate, magari da fonti non ufficiali, c'è puzza di bruciato. E' dei giorni scorsi l'esternazione di un ex capo di Stato Maggiore inglese, secondo il quale in Siria l'Isis non può essere sopraffatto senza la collaborazione dell'esercito regolare di Bashar al-Assad. Affermazione subito smentita da Downing Street, ma immediatamente raccolta da Damasco, che si dice pronta a collaborare con gli occidentali contro i jihadisti, purché si accetti di riaprire i contatti politici interrotti nel 2011. Senza un pur inespresso accordo tra Usa e Iran, ciò non sarebbe mai potuto accadere. Lezioni apprese: dopo i disastrosi risultati ottenuti in Iraq, in Siria, nello Yemen, il Libia e in Egitto, forse in Medioriente e in Nord Africa non sarà più il caso di cercare di abbattere i dittatori. La stabilità e la pace non ci guadagnano affatto. Né, tantomeno, la democrazia".
Pur armando i curdi e pur subendo il calo delle esportazioni in Russia, il nostro Paese non ha ancora idee chiare su Donetsk e Iraq. Perché, secondo lei? 
"Forse qualcuno, per esempio il nostro ministro degli Esteri, le idee chiare ce l'ha e cerca anche di esprimerle in ogni sede. Ma il nostro Paese è talmente avvitato su se stesso, che rischia di non accorgersene".

di Marco Petrelli 
@marco_petrelli

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Commenti all'articolo

  • nero48

    05 Settembre 2014 - 12:12

    Obama, nella sua sgangherata politica, è però, in questo preciso caso, il portavoce degli interessi americani e pretestuosamente vuole impedire le giuste rivendicazioni russe su parte dell'Ucraina, dove la popolazione si è espressa a favore del ricongiungimento. Gli Stati Uniti sono distanti; l'Europa e noi senza politica estera autonoma facciamo solo gli interessi americani... Arpino boh....

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  • agosman

    03 Settembre 2014 - 09:09

    Continuate pure ad intervistare ex generali di tal fatta che fanno il paio con i politici nostrani di tal fatta (Renzi compreso), così la gente capirà perché l'Italia è il super nano che è che nessuno caga. Putin è l'unico nella scena politica internazionale che tiene testa all'arrogante aggressività economica americana mediante la Nato ed a quella tedesca mediante l'Unione Europea.

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