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La profezia di Oriana

Fallaci: l'Islam moderato non esiste

Fallaci: l'Islam moderato non esiste

Per gentile concessione dell’erede Edoardo Perazzi, pubblichiamo oggi l’ultima parte del discorso che Oriana Fallaci tenne nel 2005, quando fu insignita del «Annie Taylor Award», prestigioso riconoscimento statunitense. I temi che la Fallaci affronta sono quelli delle sue celebri opere, tutte edite da Rizzoli.

Punto numero tre. Soprattutto non credo alla frode dell’Islam Moderato. Come protesto nel libro «Oriana Fallaci intervista sé stessa» e ne «L’Apocalisse», quale Islam Moderato?!? Quello dei mendaci imam che ogni tanto condannano un eccidio ma subito dopo aggiungono una litania di «ma», «però», «nondimeno»? È sufficiente cianciare sulla pace e sulla misericordia per essere considerati Mussulmani Moderati? È sufficiente portare giacche e pantaloni invece del djabalah, blue jeans invece del burka o del chador, per venir definiti Mussulmani Moderati? È un Mussulmano Moderato un mussulmano che bastona la propria moglie o le proprie mogli e uccide la figlia se questa si innamora di un cristiano?

Cari miei, l’Islam moderato è un’altra invenzione. Un’altra illusione fabbricata dall’ipocrisia, dalla furberia, dalla quislingheria o dalla Realpolitik di chi mente sapendo di mentire. L’Islam Moderato non esiste. E non esiste perché non esiste qualcosa che si chiama Islam Buono e Islam Cattivo. Esiste l’Islam e basta. E l’Islam è il Corano. Nient’altro che il Corano. E il Corano è il «Mein Kampf» di una religione che ha sempre mirato a eliminare gli altri. Una religione che ha sempre mirato a eliminare gli altri. Una religione che si identifica con la politica, col governare. Che non concede una scheggia d’unghia al libero pensiero, alla libera scelta. Che vuole sostituire la democrazia con la madre di tutti i totalitarismi: la teocrazia. Come ho scritto nel saggio «Il nemico che trattiamo da amico», è il Corano non mia zia Carolina che ci chiama «cani infedeli» cioè esseri inferiori poi dice che i cani infedeli puzzano come le scimmie e i cammelli e i maiali. È il Corano non mia zia Carolina che umilia le donne e predica la Guerra Santa, la Jihad. Leggetelo bene, quel «Mein Kampf», e qualunque sia la versione ne ricaverete le stesse conclusioni: tutto il male che i figli di Allah compiono contro di noi e contro sé stessi viene da quel libro. È scritto in quel libro. E se dire questo significa vilipendere l’Islam, Signor Giudice del mio Prossimo Processo, si accomodi pure. Mi condanni pure ad anni di prigione. In prigione continuerò a dire ciò che dico ora. E continuerò a ripetere: «Sveglia, Occidente, sveglia! Ci hanno dichiarato la guerra, siamo in guerra! E alla guerra bisogna combattere".


Visto? Potrei andare avanti per sempre quando sermoneggio di queste cose. Così la smetto e dico: caro David, caro Daniel, caro Robert, cari compagni d’arme con cui condivido questo premio, cari amici del Center for the Study of Popular Culture: davvero noi esercitiamo un dovere molto faticoso e molto doloroso. Il dovere di raccontare la verità. E, raccontando la verità, dar voce a chi non ha voce. Alla gente male informata o nient’affatto informata. Alla gente che dorme o non pensa con la propria testa e che tuttavia, quando viene informata, bene informata, si sveglia e pensa con la propria testa (anzi si accorge di pensare ciò che non sapeva di pensare ma pensava già). O alla gente che pur pensando non parla per inerzia o timidezza o paura. Non siamo molti, lo so. Ma esistiamo. Siamo sempre esistiti. E sempre esisteremo. Sotto ogni fascismo, ogni nazismo, ogni bolscevismo, ogni islamismo, ogni maccartismo, ogni cancro del cervello, ogni cancro dell’anima. E nonostante gli insulti, le messe alla gogna, le persecuzioni, le beffe, le galere, i gulag, le forche che stroncano il corpo non l’anima. Ah! Per quanto sia amaro considerarci fuorilegge-eretici-dissidenti in una società che a parole si definisce libera e democratica, noi siamo davvero i nuovi eretici. I nuovi fuorilegge. I nuovi dissidenti. Quindi lasciate che mi congedi con la seguente confessione. Io non sono giovane ed energica come voi. Non ho la salute che spero voi abbiate. A dirla in modo brusco e brutale, sono disperatamente malata. Ho raggiunto ciò che i dottori chiamano la Fine della Strada, e non durerò a lungo. Ma sapere che voi fate quello che fate, pensare che voi sarete qui quando io non ci sarò più, mi aiuta parecchio a esercitare quel dovere contro il nemico. A non dargli pace finché avrò un filo di fiato. Meglio: come ho detto quando ho incominciato a parlare, io non accarezzo affatto l’idea di imitare Annie Taylor. Mica son pazza. Ma se necessario, proprio necessario, davvero necessario, bé… tirerò un gran respiro, chiuderò gli occhi, forse mi farò il segno della Croce, (non si sa mai), e salterò anche sopra le Cascate del Niagara.
Ok? Grazie per avermi ascoltato.
(5. Fine)

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