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Mattias Mainiero risponde a Fulvio Bellani

Così lo spread inguaia gli Stati

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Mi sono letto, con la dovuta calma, uno dei libri di Brunetta sulle vicende italiane di questi ultimi anni. Ho appreso che lo spread è un termine normalmente usato sul mercato secondario dei titoli, e quindi non direttamente incidente in fase di emissione. C'è qualcuno che mi sa spiegare, se ciò è vero, perché si continua ad abusare di questo termine per spaventare i sottoscrittori, e ciò anche sui nostri giornali?

Fulvio Bellani
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Informazione corretta, caro Bellani (direi: ovviamente corretta, visto che Brunetta è un esperto in materia). Una cosa è l’acquisto, tramite asta, dei titoli di Stato al momento dell’emissione. Altra cosa l’acquisto sul mercato dei titoli in circolazione. Detto questo, è evidente che lo spread (cioè la differenza tra il rendimento di un’obbligazione e quello di un’altra obbligazione presa come riferimento) non può che riferirsi al mercato secondario. Possiamo raccontarla anche in un altro modo: la determinazione dello spread avviene sulla base delle contrattazioni e le contrattazioni avvengono sul mercato. Ergo, lo spread è termine che si riferisce, appunto, al mercato. Attenzione, però: uno spread alto è sinonimo di scarsa affidabilità dell’emittente e quindi i titoli tendono a perdere valore e di conseguenza i loro rendimenti tendono ad aumentare. Mettiamola così: più alto è lo spread, minore è la fiducia nei confronti dell’emittente. Minore è la fiducia e minore è il valore dei titoli, i quali, per essere acquistati, devono diventare in qualche modo appetibili, cioè avere un rendimento più alto. E qui si torna al momento dell’emissione. Perché se lo Stato non è affidabile e la fiducia degli investitori cala, aumentano le difficoltà al momento del collocamento, aumentano i rendimenti e aumentano i soldi che lo Stato deve sborsare per sostenere il proprio debito pubblico. Conclusione: uno spread elevato fa male. Sempre. Se poi c’è chi manovra sullo spread, chi compra e vende per influenzare il mercato, il differenziale può impennarsi e lo Stato finire nei guai fino al collo. E’ capitato alla Grecia e anche all’Italia e alla Spagna. Storia vecchia che ci spiega, se ancora ce ne fosse bisogno, come lo spread è un indicatore finanziario e, quando c’è chi se ne approfitta, anche uno strumento per fare politica. A volte una politica losca.

mattias.mainiero@liberoquotidiano.it

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