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La vittoria

Uruguay, Matias Dutour: il centrocampista promettente senza avrambaccio

Uruguay, Matias Dutour: il centrocampista promettente senza avrambaccio

A 19 anni Matias Dutour si è rivelato una stella promettente del calcio Uruguayano (e non) e questa domenica, 7 agosto, potrebbe debuttare come centrocampista della Nacional, accanto a veterani come Alvaro Recoba. Tenendo presente che Matias è senza l'avambraccio sinistro, è un risultato straordinario.

Il sogno raggiungibile - Quella di Matias Dutour è una storia particolare che in Uruguay, la sua terra nativa, è stata accolta con sincera ammirazione e anche con riflessi di commozione intesa come conseguente reazione al detto secondo cui "nella vita nulla è impossibile e nessun sogno è irraggiungibile", molto caro al giovane fenomeno. In questo Matias ha creduto davvero e, conciliando scuola e sport, dalle giovanili della Nacional Montevideo è approdato, sia pure come puro debutto 'di prova' alla prima squadra diretta dal tecnico Alvaro Gutierrez. L'allenatore questa scelta l'ha precisata: Matias è stato convocato per i troppi infortuni che hanno decimato la rosa, ma rimane il fatto che: "Matias avrà l’opportunità di mettersi in mostra, così come ha fatto nelle giovanili. D’altra parte - ha detto l'allenatore - se l’ho chiamato è perché se l’è meritato”.

"Convivere con il destino" - Matia Dutour si era mostrato alla nazione già un anno fa quando, ripreso dalle telecamere di Telethon Uruguay, struttura che gestisce due centri di riabilitazione infantile per disabili (dove Matias stesso ha soggiornato), ha divulgato la sua storia. "Uso la protesi sin da bambino, mi permette di fare tutto e sentirmi come gli altri. All’inizio la usavo sempre, anche quando giocavo, perché non accettavo di essere diverso. Quando iniziai a giocare nel Rocha mi vergognavo di mostrarmi a maniche corte davanti ai miei compagni. Beh, un giorno la protesi mi cadde mentre correvo e decisi di giocare senza. La scagliai via per la rabbia e, da quel momento, mi resi conto che potevo tranquillamente mostrarmi alla gente senza sentirmi diverso. Da allora gioco sempre senza protesi. Bisogna saper convivere con il destino che la vita ci riserva, accettarlo e cercare sempre di fare tutto il possibile per superare gli ostacoli".

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