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La mossa

Bce, Draghi taglia il costo del denaro allo 0,05%: le conseguenze su mutui, Bot e Btp

Bce, Draghi taglia il costo del denaro allo 0,05%: le conseguenze su mutui, Bot e Btp

La Bce ha tagliato di nuovo il costo del denaro: dopo il ribasso allo 0,15% di giugno, è arrivato il ribasso allo 0,05%, un record. Obiettivo primario, favorire i consumi e prestiti, poi evitare uno scenario deflativo cercando di portare l'inflazione vicina a quel 2% che è l'obiettivo dell'Eurotower (secondo le nuove stime di Francoforte, nel 2014 sarà troppo bassa, allo 0,5%, e crescerà solo dal 2016). Al di là di spianare la strada per la possibile arma finale anti-crisi, il quantitative easing, quali sono gli effetti concreti sull'economia e le tasche degli europei e in particolare degli italiani?

Finanziamenti - Si parte dal costo dei finanziamenti, che in parallelo al costo del denaro diminuirà. La maggiore liquidità messa in circolazione nel sistema-Europa permetterà un allentarsi dei cordoni della borsa, sia per le famiglie sia per le imprese. E - il principio è semplice - più prestiti equivalgono a più spese, più spese portano in dote un innalzamento dei prezzi e, dunque, un teorico innalzamento dell'inflazione (per deflazione, bene ricordarlo, s'intende la generalizzata diminuzione del costo della vita).

La criticità - Eppure, per quel che riguarda il punto dal quale a cascata discende tutto il resto - ossia il ridare slancio al mercato creditizio - il meccanismo non è così automatico. Secondo alcuni studi, infatti, le banche impiegano fino a nove mesi per "metabolizzare" il taglio al costo del denaro deciso dalla Bce, dunque le conseguenze potrebbero non essere così immediate. La sforbiciata è sì una risposta al credit crunch, ma il risultato potrebbe tardare ad arrivare: nel contesto europeo, nonostante i lunghi anni di crisi, altri nove mesi appaiono una eternità.

Euro, imprese, occupazione - Altro punto tangibile per una persona comune è la ripercussione che il taglio deciso da Draghi avrà o potrebbe avere sulla nostra moneta, l'euro, a detta di molti sopravvalutato in particolare rispetto al dollaro (oggi, rispetto a qualche tempo fa, per lo yen giapponese il discorso è un po' differente). Oggi 1 euro vale 1,30 dollari, ancor di più rispetto al novembre 2013 quando Draghi decise per un altro tagli ai tassi motivato in primis con l'obiettivo di svalutare la moneta unica. Un euro più debole favorisce le imprese - piccole o grandi che siano - che vendono all'estero i loro prodotti, in particolar modo quelli difficilmente replicabili come macchine di precisione, beni finiti e di alta gamma. A cascata, un impatto positivo sul tessuto imprenditoriale potrebbe in linea teorica avere ripercussioni altrettanto positive dal punto di vista occupazionale.

Mutui - Altro fronte è quello dei mutui immobiliari, dove qualcuno potrà godere di vantaggi significativi: si parla di chi ha optato per un prestito a tasso variabile che segue l'indice Euribor. E' stato calcolato che su un mutuo di 100mila euro un taglio dello 0,10% (come quello appena varato) si traduce in una riduzione tra i 5 e i 10 euro della rata mensile. Un altro esempio per importi maggiori e spalmati su un arco temporale più lungo, per esempio 300mila euro su 30 anni: secondo recenti dati Adusbef, l'alleggerimento è di 14-20 euro mensili. Nessuna ripercussione, invece, sul versante dei prestiti: quelli in corso sono generalmente a tasso fisso, mentre quelli futuri, in genere, vedono aumentare i loro costi quando la Bce abbassa il tasso di interesse: le banche vedono ridursi i loro guadagni, dunque aumentano i propri rischi e, tendenzialmente, fanno pagare di più a famiglie e imprese.

Chi ci perde - Con il taglio dei tassi c'è anche chi ci perde, in particolare chi ha deciso di investire i propri risparmi in Bot e conti deposito. Il taglio del costo del denaro, infatti, causa la discesa dei rendimenti dei titoli di Stato (non a caso lo spread Btp-Bund è sceso di 8,5 punti subito dopo la mossa dell'Eurotower). Dopo l'annuncio del taglio al costo del denaro di novembre 2013, i tassi dei Bot annuali arrivarono al minimo storico dello 0,688%, un livello mai toccato dall'introduzione della moneta unica. Per quel che riguarda i conti deposito (dove per altro la maggior parte dell'offerta non riesce a superare in termini di rendimenti il muro dell'1%), l'esiguo guadagno potrebbe anche ridursi: le banche offriranno ai propri clienti tassi ancor inferiori pur di vincolare i loro risparmi.

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