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Bersani, D'Alema & Co.

Pd, pronta la rivolta contro Matteo Renzi: articolo 18, Fiscal compact e Italicum, sgambetti in Parlamento

Pd, pronta la rivolta contro Matteo Renzi: articolo 18, Fiscal compact e Italicum, sgambetti in Parlamento

"Il segretario premier è un problema", aveva detto qualche giorno fa Pier Luigi Bersani. Errato: sarebbe più corretto dire che per il Pd "il segretario è un problema", oppure se preferite "il premier è un problema". In ogni caso, per mezzo partito, "Matteo Renzi è il problema". Non è un caso che dopo Bersani sia stato Massimo D'Alema, altro nemico storico del presidente del Consiglio, a bollare come "largamente insoddisfacenti" i risultati dell'esecutivo. Due affondi sanguinosi proprio alla vigilia della Festa nazionale dell'Unità a Bologna, un segnale chiaro: di unità, tra i democratici, non c'è traccia. Finita la luna di miele delle primarie, digerita a fatica la scalata al partito e al governo, salutato con finto entusiasmo dai grandi rivali il trionfo alle Europee, come sempre a settembre si tirano le somme e si preparano i contrattacchi. Insomma, la tregua è finita e a dare un'immagine concreta al caos che si respira al Nazareno è Matteo Orfini, ex dalemiano di ferro e oggi presidente del partito scelto proprio da Renzi, che non ha esitato a criticare (con garbo) la sortita anti-renziana di Baffino. E da Lorenzo Guerini a Debora Serracchiani, loro sì a vario livello renziani di ferro e comunque nuova dirigenza dem, sono arrivati aggettivi come "ingeneroso" e "superficiale" all'indirizzo di D'Alema, tirando in ballo anche la mancata nomina di Massimo ad Alto rappresentante delle politiche estere comunitarie. Affondi che il destinatario non ha gradito, giudicando le repliche "violente e volgari".

Le manovre dei bersaniani - Contrattacchi, si diceva. E arriveranno tutti in Parlamento. Come riferisce Repubblica, gli esponenti di Area riformista Roberto Speranza, Stefano Fassina, Nico Stumpo e Alfredo D'Attorre giovedì si sono incontrati al Caffè Illy, vicino a Montecitorio, per mettere a punto la strategia operative in un periodo caldissimo per premier e governo. Entro metà ottobre dovrà essere messa a punto la manovra 2015, ma prima ancora Renzi dovrà arrivare al vertice Ue di Napoli con una riforma, quella del lavoro, già bella, pronta e votata. Lo ha fatto intendere Mario Draghi, quando a proposito di eventuali concessioni di flessibilità sui conti ha ricordato che prima si fanno le riforme e poi si chiedono strappi alle regole.

Articolo 18, Fiscal compact e Italicum - Sarà proprio sul lavoro che i bersanian-dalemiani promettono battaglia, a partire dall'articolo 18 il cui superamento auspicato da Renzi "è una ricetta di destra". E se nuovo Statuto dei lavoratori sarà, dovrà essere scritto dal Parlamento (con i suoi tempi) e "non con una delega in bianco al governo". Sui conti, poi, la storia è ancora più complicata: "Irrealizzabili e dannosi" vengono bollati i venti miliardi di tagli previsti per la spesa pubblica. Sul referendum anti-Fiscal compact, poi, il Pd si spacca: 50 firmatari sono dem, ed è in arrivo un emendamento firmato Fassina-Lauricella-D'Attorre al Ddl Boschi sulle riforme per abrogare il pareggio di bilancio dall'articolo 81 della Costituzione. Per finire, al Senato c'è pure lo scoglio dell'Italicum con tre bombe da disinnescare: premio di maggioranza, quorum per i piccoli partiti e preferenze. Renzi dovrà andare di corsa, e questa volta forse più perché glielo impongono da Bruxelles e Francoforte che per reale convinzione. Proprio per questo, occhio agli ostacoli e agli sgambetti dei compagni di staffetta.

 

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Commenti all'articolo

  • Napolionesta

    05 Settembre 2014 - 21:09

    come mai fino a poco tempo fa la Bindi era osannata quando offendeva Berlusconi e adesso che rompe i coglioni al pifferaio viene repudiata, mah che gentaglia sono questi sinistroidi. Un Italiano in Germania.

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  • virustris

    05 Settembre 2014 - 21:09

    La Bindi , più bella che intelligente, rompe i coglioni alla gente PD e gufa contro un Renzi. Ma Renzi non doveva rottamare i rompiballe e le scalda poltrone?? Dai dunque, mettiti all'opera prima che ti facciano le scarpette, il Partito Disastro sta rovinando l'Italia.

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  • Gios78

    05 Settembre 2014 - 19:07

    Renzi sa bene che il 70% del Pd, i vecchi, lo farebbe eliminare dalla Stasi se solo esistesse ancora. Ma Renzi ha un asso nelle manica: Re Giorgio. Sua Maestà lo protegge dall'assalto dei cortigiani invidiosi come farebbe un monarca con un cancelliere pasticcione ma simpatico. Lo difende anche dai magistrati. Pensate che nessuno si è ancora azzardato a indagarlo perché Sua Maestà l'ha proibito

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  • filen

    filen

    05 Settembre 2014 - 16:04

    Guai a toccare l articolo 18 alle vecchie mummie e ai compagni sindacalisti c è il rischio di perdere tessere sindacali e consensi a quelli non gliene frega un cazzo di licenziare i lavativi e ladri

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