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Il libro bomba della Trierweiler

Hollande risponde alla ex: "Sdentati? Io vengo da una famiglia povera"

Hollande risponde alla ex: "Sdentati? Io vengo da una famiglia povera"

A colpire Francois Hollande, del libro di Valerie Trierweiler, è stata soprattutto l’accusa sugli «sdentati», l’appellativo con cui secondo la sua ex compagna, il presidente francese indica le persone povere. È lo stesso inquilino dell’Eliseo a riconoscerlo, rispondendo per la prima volta - in
un’intervista con Le Nouvel Observateur in edicola domani - a ’Merci pour ce moment’. «Quell’attacco sui poveri, sugli indigenti, l’ho vissuto come un colpo inferto alla mia vita intera. In tutte le mie funzioni, durante tutti i miei mandati, non ho pensato che ad aiutare, a rappresentare coloro che soffrono. Non sono mai stato dalla parte dei potenti, anche se non sono un loro nemico, ma so da dove provengo».
«Credete che io abbia dimenticato da dove vengo?», aggiunge, secondo le anticipazioni del giornale. «Il mio nonno materno, piccolo sarto originario della Savoia, viveva con la famiglia in un modesto appartamento di due stanze a Parigi. Il mio nonno paterno era un istitutore, proveniente da una famiglia di contadini poveri del nord della Francia. E credete che potrei disprezzare l’ambiente in cui affondano le mie radici, la mia ragione di vita?». «Si, ho incontrato persone con grandissime difficoltà, logorate dalla vita. Avevano difficoltà a curarsi i denti. È il segno della più grande povertà. Questa gente, l’ho affiancata, aiutata, sostenuta», sottolinea Hollande.
«Quello che sto vivendo in questo momento non è gradevole», riconosce poi l’inquilino dell’Eliseo commentando l’effetto prodotto dal libro della ex compagna. «Ma che volete? Che vada a piangere sulla mia sorte davanti ai francesi? Che frigni? Non sono un demagogo, nè un attore. I francesi si attendono altro da me. Vogliono dei risultati. I miei stati d’animo non li interessano. Hanno ragione. Voglio restare nell’autenticità di ciò che sono. Non ho mai imbrogliato, non ho mai cercato di far credere di essere qualcun altro rispetto a ciò che sono. Ma non voglio che si possa dire o scrivere che prendo in giro il dolore sociale, perchè è una menzogna che mi ferisce».

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