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Uso politico della giustizia

Giordano: il giochino coi giudici è sfuggito di mano ai democratici

Giordano: il giochino coi giudici è sfuggito di mano ai democratici

Macché vendetta delle toghe, macché giustizia ad orologeria. Quello che il Pd paga è il suo vizio congenito: l’abitudine di far passare la politica per la via dei tribunali, di usare i codici non per stabilire la verità ma per schiacciare i propri avversari. Si sono così abituati a farlo nel corso dei vent’anni di battaglia anti-berlusconiana, che ora non riescono più a liberarsi dal vezzo letale. E come quei bombaroli incalliti che, a guerra finita, continuano a confezionare esplosivi non perché ce ne sia bisogno, ma perché non sanno far altro, ecco: preparano la bomba e se la fanno esplodere in mano. Poi cercano qualcuno cui attribuire la colpa della propria follia.

Nessuna novità - La ricostruzione delle ultime vicende dell’Emilia Romagna non può prescindere da una verità tanto eclatante quanto forse poco chiara: non c’è nessuna novità concreta nell’inchiesta di Bologna sulle spese pazze in Regione. Nessun avviso di garanzia, nessun deposito di fascicoli, nessuna conclusione raggiunta dalla Procura. Niente di niente. L’inchiesta è, né più né meno, quella dell’ottobre 2013, che coinvolge in pratica l’intero consiglio regionale colpevole di farsi rimborsare un po’ di tutto, dal solito vino pregiato ai divani letto, dalle confezione di caramelle alle penne da 500 euro, dagli asciugacapelli fino all’ingresso nel bagno pubblico (ma sì , i famosi 50 centesimi per l’accesso alla toilette, che a suo tempo fecero pensare a molti: «Ecco, è ufficiale: la politica fa cagare. A spese nostre, però»).

Bomba interna - A questo punto la domanda che molti di voi si faranno è: perché se non c’è niente di nuovo scoppia tutto sto popo’ (visto l’argomento, mi sembra il termine adatto) di casino? Presto detto: a innescare la bomba a orologeria sono proprio loro i bombaroli del Pd. L’unica novità di questi giorni, infatti, è in quello che tecnicamente si chiama articolo 335, cioè la richiesta degli avvocati di sapere se i propri clienti sono sottoposti a indagine. La richiesta viene presentata in Procura lunedì dall’avvocato di Stefano Bonaccini, renziano e candidato alle primarie Pd in Emilia, e martedì dall’avvocato di Matteo Richetti, pure lui renziano e pure lui candidato alle primarie Pd in Emilia. Ed è quest’ultimo a rivelare per primo di essere indagato per peculato. Immediatamente dopo, però, emerge che è indagato anche l’altro candidato alle primarie, Bonaccini. Come a dire: io sto inguaiato e faccio un passo indietro, ma tu beccati questa. Bonaccini non può far altro che confermare. Però, a differenza di Richetti, non si ritira.

Unità e veleni - Dunque ricapitoliamo: l’indagine esiste da ottobre, la Procura lavora in silenzio e non fa atti di nessun genere che possano mettere in difficoltà i candidati alle primarie, ma sono i medesimi che si fanno lo sgambetto andando a sollevare un polverone enorme.
Fra l’altro, si viene a sapere che le imputazioni, per entrambi, riguardano cifre piuttosto basse: a Richetti sono contestati poco più di 5mila euro di spese, in pratica qualche soggiorno in hotel di lusso a Riva del Garda; a Bonaccini sono stati contestati meno di 4mila euro. Eppure tanto basta per mandare in tilt l’intero Pd nella regione simbolo del potere democratico, facendo andare il tortellino di traverso ai militanti e inzaccherando non poco la camicetta bianca del premier in versione festa dell’Unità.

Non vi pare una follia? Per comprenderla tutta, però, manca ancora un elemento. Cioè il seguente. Quando l’altro giorno Richetti ha dato la stura allo tsunami ha motivato la «decisione sofferta» di ritirarsi non con questioni giudiziarie, ma con il voler accogliere «l’invito all’unità». Il suo avvocato è stato ancora più esplicito: l’indagine non c’entra con il ritiro di Matteo dalla corsa alla Regione Emilia. Non è un mistero in effetti che Renzi non fosse affatto contento della corsa a tre (tutti e tre renziani) in Emilia e, al di là della battuta con cui dal palco di Bologna aveva liquidato la vicenda («Avete fatto un bel casino»), non è un mistero neppure che avesse preso piuttosto male questa spaccatura all’interno della sua corrente.

A questo punto gli elementi fattuali ci sono tutti, resta solo lo spazio per le domande. E per una riflessione. Le domande sono tante: perché Richetti decide di ricorrere all’articolo 335 proprio martedì? E perché Bonaccini lo fa lunedì? Forse i due temono che i veleni della giustizia possano essere usati contro di loro durante la campagna per le primarie? Forse perché pensano che sia pericoloso «combinare un bel casino» in casa Pd? Perché Richetti, che ha deciso di ritirarsi dalla corsa elettorale per «l’unità» del Pd, si auto-accusa platealmente di peculato? E come mai spunta subito dopo il suo collega? Perché, cioè, i capetti del Partito democratico decidono di innescare la miccia giudiziaria in una vicenda che invece è tutta politica?

Ossessione - Ecco: la riflessione parte proprio da qui, da quest’ultima domanda. Questa follia democratica dimostra infatti che i veleni dell’uso politico della giustizia, alla fine, come in un maleficio primordiale, si ritorcono contro chi li ha generati. Si stanno facendo male da soli, ma male sul serio. E si fanno male perché sono così abituati a strapazzare la legge per combattere le battaglia del consenso, sono così educati a far strame dei codici per combattere i nemici, che ormai non riescono più a liberarsi da questa ossessione. E non si accorgono che li sta distruggendo proprio nel momento in cui potrebbero godere il massimo splendore, nella loro Regione principe, con il premier che vola nei consensi e nessun avversario da battere se non loro stessi.

Che terribile legge del contrappasso: si sono talmente abbeverati nell’odio giustizialista che sono arrivati al punto, dopo vent’anni, di non accorgersi più che stanno maneggiando un veleno letale. Quello stesso con cui volevano eliminare Berlusconi. E che ora, invece, sta uccidendo loro.

di Mario Giordano

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Commenti all'articolo

  • toto50

    12 Settembre 2014 - 11:11

    Condivido tutto del direttore Giordano è proprio cosi se al posto loro ci fosse stato uno di destra apriti cielo

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  • Happy1937

    12 Settembre 2014 - 09:09

    Chi di spada ferisce, di spada perisce.

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  • solero.biagioni

    11 Settembre 2014 - 18:06

    non si puo' pensare ad una faida interna? le anime del pd adesso sono abbastanza distanti e siamo sicuri che Baffino ceda il propri spazio?

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  • ammunition

    11 Settembre 2014 - 18:06

    Levergogne non hanno fine i piu puliti hanno la rogna

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