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L'intervista

La pilota Michela Cerruti: "Le nostre auto sono bolidi, ma sfrecciano a impatto zero"

La pilota Michela Cerruti: "Le nostre auto sono bolidi, ma sfrecciano a impatto zero"

Long Beach, Londra, Rio... e alla fine Formula E fu. Lontano dall’Italia, ma con tanta Italia. Soprattutto in rosa. Fra i piloti al via sabato a Pechino (alle 10 italiane il Gp, diretta Fox Sports 2), nel Team Trulli (con l’ex F1, Jarno, pilota e proprietario) ci sarà la nostra Michela Cerruti: «Il livello è altissimo, ci sono piloti delle Case ufficiali o ex F1, la tecnologia è pazzesca. Tutto organizzato dalla Federazione mondiale».

Quindi guai a chiamarla “formula videogame”.

«Una sciocchezza. E il calendario è bellissimo, non correremo in piste tradizionali, ma in centro città: è un nuovo modo per comunicare il messaggio dell’ecosostenibilità, per avvicinare la gente e far vedere che ormai le auto elettriche non sono più dei “rottami”».

Come ci si allena?
«Fisicamente non è estremamente impegnativa, le velocità massime sfiorano i 220 km/h, forse il vero problema sarà il caldo di certe località. È più difficile dal punto di vista mentale: devi tener d’occhio la batteria, rigenerare la carica con le frenate... ».

E il rumore?

«Non c’è. C’è un sibilo, da dentro non si sente niente, solo il vento. Abbattuto pure l’inquinamento acustico».

La Formula E abbatterà anche i pregiudizi sulle donne al volante?

«Saremo in due, io e l’inglese Katherine Lagge: ho già sentito dire che “se una di voi vince la chiameranno anche la Formula delle donne”. Magari contribuiremo a una rivalutazione....».

Farà corsa su di lei?
«Su tutti, su Jarno... la realtà è che sono gare nuove e può capitare di tutto».

C’è qualcuno favorito?
«I test hanno detto E. Dams e Abt, dove corrono Buemi e Di Grassi».

Ma insomma, la corsa come funziona?

«Dura circa un’ora, la macchina è la stessa per tutti, la Spark-Renault SRT01E. Spetterà ai team trovare le soluzioni per avere massima prestazione con il minor consumo».

Pit stop?

«Uno, dove cambiamo macchina. Ci vogliono come minimo 50 secondi (tempo di sicurezza imposto dal regolamento, ndr) per scendere e saltare sull’altra: durante le prove quasi mi rompo una gamba... E poi c’è l’ “aiutino” da casa».

L’aiutino?

«Per favorire i sorpassi in F1 hanno il Drs, in Indy il “push to pass”. Qui la Fia ha deciso di coinvolgere “gli amici da casa”. Sul sito ufficiale si può votare il proprio pilota favorito prima della gara: a chi ottiene più voti viene data la possibilità di usare un “Fan Boost” per avere più potenza per 5 secondi. Più o meno passare da 150 a 180 km/h: in realtà non è niente di che, se hai c..o fai un sorpasso».

Intanto il suo casco ha già fatto scalpore...

«L’hanno disegnato con due occhi giganti e una farfalla fosforescente che al buio si illumina, per il concetto di elettricità. Il “problema” è che in molti nella farfalla continuano a vederci simboli fallici. Su Twitter ho provato un po’ a spiegarlo ma poi mi sono arresa... ».

di Tommaso Lorenzini

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Commenti all'articolo

  • fulcrum29

    13 Settembre 2014 - 19:07

    Impatto zero un accidente. da dove viene la corrente per ricaricare le batterie e le batterie quando vengono costruite e quando vengono rottamate non contengono inquinanti? Come il solito queti ipocriti bugiardi ci prendono per il culo usando la fantaecologia a loro esclusivo vantaggio!

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