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Ospite d'onore ad Al Jazeera

Jihad, la dolce vita nel Qatar del banchiere dei terroristi

Hajaj al-Ajmi

Lo sceicco del terrore è uno dei conferenzieri più apprezzati del Qatar, la ricca monarchia del Golfo Persico, che tra l’altro ospita la base militare americana più grande del Medioriente. Ogni settimana lo sceicco riceve inviti pubblici per tenere conferenze nelle sale più lussuose come la Crowne Plaza, al Business Park, in cui di solito si danno appuntamento manager e presidenti delle multinazionali, o all’Intercontinental. L’ultima conferenza pubblica l’ha tenuta al Doha Exibition and Convention Centre in cui ha radunato una folla di migliaia di sostenitori. In piedi, sicuro di sé, di fronte ad alcuni degli uomini più ricchi e influenti del Paese, l’incendiario predicatore ha usato parole di fuoco contro il regime siriano considerato come un nemico da abbattere senza pietà: «Se volete aiutare per davvero i nostri fratelli siriani oppressi da quel pazzo di Assad, non spendete i vostri soldi in aiuti umanitari... non buttate i vostri quattrini devolvendo ricche donazioni ad associazioni umanitarie, o peggio, alle agenzie dell’Onu... siate dei buoni mussulmani, finanziate il jihad, la guerra santa, e sostenete coloro che combattono in nome di Dio!». Così tuonava solo poche settimane fa lo sceicco Hajaj al-Ajmi noto come il «banchiere di Allah», l’uomo che gli Stati Uniti indicano come il maggiore finanziatore dell’Isis, il gruppo terroristico nato da una costola di Al Qaeda e che oggi estende il suo dominio del terrore dalla Siria all’Iraq.

La cosa incredibile è che lo sceicco è stato invitato a dire la sua perfino negli studi di Al Jazeera, la maggiore emittente televisiva del Qatar di proprietà dell’emiro, cioè della famiglia reale. Ad Al Jazeera, lo sceicco Ajmi ha addirittura uno stuolo di ferventi ammiratori, come il popolare conduttore televsivo Mohamed Sadoun El-Kawary, uno che solitamente si occupa di calcio e di sport, ma che a Libero dice: «Voi non potete giudicare lo sceicco, perché lui è il vero depositario della verità e solo lui sa ciò che realmente succede in Siria e in Iraq. Lui ha un grande merito: quello di sostenere i nostri fratelli e di mettere a repentaglio la sua vita in nome di Dio e dell’islam». Tanta devozione potrebbe sembrare stonata, ma il fatto è che per i musulmani il contributo al jihad costituisce un vero e proprio obbligo, come previsto dal Corano, e così lo sceicco Ajmi assieme ad altri sei uomini d’affari del Qatar, è diventato oggi il maggiore «azionista» e il finanziatore più importante e ascoltato dai tagliagole dell’Isis, responsabili tra gli altri, della morte dei due giornalisti americani James Foley e Steven Sotloff, decapitati davanti alle telecamere poche settimane fa.

Lo sceicco Ajmi continua a vivere tranquillo e indisturbato in una splendida villa da 4 milioni di dollari a Doha anche se sul suo capo pende una ricca taglia: gli danno la caccia in molti, e non solo gli agenti del Mossad, ma anche i servizi segreti di Arabia Saudita, Emirati Arabi ed Egitto, che oggi si sentono minacciati da un gruppo di terroristi da cui hanno preso le distanze perfino quelli di Al Qaeda. Lo sceicco Ajmi, il volto incorniciato da una lunga barba nera, dice di essere pronto «a morire da martire», e intanto continua a trasportare valige piene di contanti «per sostenere i miliziani dell’Isis che in questi giorni sono stati accerchiati in una città del Nord dell’Iraq, ad Amerli, intrappolati sotto il fuoco incrociato dei cacciabombardieri americani e dai combattenti di tre milizie iraniane, addestrate dai Guardiani della Rivoluzione inviati da Teheran e guidati sul campo dal generale Qassim Suleimani, il capo dei servizi segreti di Teheran. I nostri miliziani stanno rispondendo alla grande. Il mio compito è di sostenere il loro sforzo e assicurarmi che non manchi loro niente. Facciao semplicemente il mio dovere come ogni buon mussulmano».

Lo sceicco Ajmi si sente al sicuro in Qatar visto che la ricca monarchia del Golfo è da sempre il principale finanziatore dell’isis: a partire dal 2013 infatti, il Qatar ha fornito ai miliziani qualcosa come 85 aerei carichi di armi, munizioni e rifornimenti, contro i 37 proveniento deal’Arabia Saudita. Un sostegno nato nel 2012, direttamente dagli studi televisivi della CBS, nella trsmissione 60 Minutes, quando lo sceicco del Qatar, Hamed bin Khalifa al Thani dichiarò pubblicamente di «voler rovesciare il regime siriano a ogni costo». Un Paese, il Qatar, che in precedenza aveva fornito milioni di dollari giocando un ruolo chiave nel rovesciamento del regime libico, fornendo ai ribelli anti Gheddafi, soldi e armi in abbondanza.

di Leonardo Piccini

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Commenti all'articolo

  • marari

    13 Settembre 2014 - 20:08

    Caro Obama incomincia a far fuori questo losco individuo, fatti aiutare da Israele per fare un lavoro "pulito".

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  • spalella

    13 Settembre 2014 - 17:05

    dolce vita ? dalla foto pubblicata credo che la dolce vita, per facce del genere, sia : ''una banana''....

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  • mapagolio

    13 Settembre 2014 - 16:04

    Ma mi chiedo perche' anziche' rompere i maroni a Putin non li rompete a questo ,a gia' e' amico di obama il peggior presidente della storia americana e gli hanno dato anche un nobel,avevo il sospetto che la commissione che da i nobel e' political correct,ma mi facci il piacere

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