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Il debutto

Champions League, la Juventus di Allegri riparte dal Malmoe. Missione: dimenticare Istanbul

Champions League, la Juventus di Allegri riparte dal Malmoe. Missione: dimenticare Istanbul

Quando, a metà luglio, Massimiliano Allegri divenne l’allenatore della Juventus, qualcuno già faceva suonare le campane a morto. Perché misurarsi con il suo predecessore, quello dei tre scudetti di fila (e che gliene aveva soffiato pure uno), era operazione temeraria: successi, appeal e juventinità erano sbilanciati dalla parte di Conte, che aveva lasciato un vuoto in gran parte emotivo a Vinovo. Allegri, che fesso non è, si appigliò alla sua unica ancora di salvezza: io almeno non sono scivolato sul ghiaccio di Istanbul. «La Juventus merita di stare tra le prime otto in Champions - disse nella conferenza di presentazione -. Questa squadra con Conte ha dominato in Italia, ma ora bisogna migliorare in Europa». Eccolo arrivato, il suo momento: l’esordio in Champions allo Stadium contro il Malmoe, punto di partenza per rifondare la Juve formato internazionale.

Allegri ha ribadito il concetto anche alla vigilia del match: «Questa è una squadra molto competitiva, che deve arrivare sino ai quarti della manifestazione. Ma ora pensiamo a passare il turno». Obiettivo che lo scorso anno a Conte sfuggì: la sconfitta con il Galatasaray sancì la retrocessione in Europa League, dopo un cammino tutt’altro che esaltante, fatto di una sola vittoria contro il modesto Copenaghen. Un risultato talmente fallimentare da cancellare il ricordo dei quarti di finale raggiunti l’anno precedente. Allegri sa di solleticare la sensibilità dei tifosi, quando promette una squadra con un grande potenziale anche in campo internazionale. Non si definisce allenatore da Champions, però rimarca il fatto di aver avuto un’intensa frequentazione con quegli ambienti, saggiandone atmosfere e sensazioni. Contando anche i playoff dell’estate 2013 contro il Psv, il tecnico livornese ha collezionato 34 panchine in Champions (circa il doppio di Conte, fermatosi a 16), con 11 vittorie, 13 pareggi e 10 sconfitte. Soprattutto, ha sempre passato il girone eliminatorio nelle quattro stagioni alla guida del Milan, dettaglio che non manca di evidenziare: «Tutte le partite in Europa sono difficili. Anche l’anno scorso si diceva di un gruppo agevole per la Juve, poi si è visto come è andata a finire». Il miglior risultato di Allegri sono i quarti del 2011/2012, quando sbatté contro il Barcellona, che poi gli sbarrò la strada anche agli ottavi del 2013. Però è stato capace di battere Messi e compagni nell’andata a San Siro, fermandoli sul pareggio in altre due circostanze, e anche di rifilarne quattro all’Arsenal nel febbraio del 2012.

La partenza con il piede giusto in campionato non ha sorpreso Allegri («La voglia dei giocatori è davvero tanta»), però lo ha caricato tantissimo: «Non baratto lo scudetto con la Champions, la Juve ha risorse per fare bene in entrambe le competizioni». Per ora, la «rivoluzione gentile» del tecnico non stravolge l’idea tattica di Conte, 3-5-2 in primis, che sarà impiegato anche oggi contro gli svedesi: in avanti fiducia a Tevez e Llorente, in difesa rientra Chiellini. Uno tra i giocatori più volenterosi di riscatto: «Ho vissuto due grandi delusioni in Champions negli ultimi due anni. Ora serve un approccio diverso».

di Francesco Paolo Giordano

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