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Filippo Facci: dopo il Corriere aspettiamoci altri renzismi di ritorno

Filippo Facci: dopo il Corriere aspettiamoci altri renzismi di ritorno

Lasciate da parte ogni discorso sulla trasformazione del mercato mediatico: c'è anche da dire che Renzi, inteso come brand, non ha fatto ripartire neanche le edicole. E se all'alba del renzismo tutte le vacche erano bianche, ora, all'imbrunire, rischiano di diventare nere, tutte: perché la stampa italiana è così, passa velocemente dall'adulazione al dileggio anche perché ora c'è una variante impolitica: il calo delle copie. La stella polare sta diventando quella, come nei paesi normali, e se i giornaloni più renziani hanno perso più copie di tutti - Corriere, Sole, Stampa, Repubblica - forse qualcosa vorrà dire, e forse vorrà dirlo che i giornali meno renziani - penso a Libero o al Fatto - in rapporto hanno tenuto molto meglio. Come se tanti italiani continuassero a fidarsi del premier (ciò dicono i sondaggi) ma un po' meno di giornaloni che sono giunti a ridicolizzare il dissenso più ragionevole e non solo, cioè, le polverose resistenze del vecchio al nuovo. Forse è anche per questo, dall'alba alla notte, che ti fiorisce il nuovo Corriere di lotta e di poco governo. Ed è così - questo il pericolo - che si rischierà un effetto domino facilitato dal conformismo e da direttori che si sorvegliano l'un altro: come in tv, dove il renzismo critico, da un pezzo, è già stato sacrificato a un pubblico che si vuole omologato e sempre più trash. Da un coro all'altro, dalle laudi ai fischi. Forse è questo il compito del giornalista: non far capire niente prima, non far capire niente dopo.

di Filippo Facci

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