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Le città che cambiano

Tornano gli orti in città, ecco i primi 150 a Roma

Tornano gli orti in città, ecco i primi 150 a Roma

In principio erano una fonte di sostentamento. Poi gli orti sono stati confinati alle periferie e ai ceti sociali meno abbienti. Nell’ultimo decennio, complice qualche studio accademico, la riscoperta degli alimenti biologici e una maggiore attenzione alla qualità della vita nelle città, è arrivata l’inversione di tendenza. Sono i ricchi e le persone meglio istruite, oggi, a tenere un orto, magari in città. Sulle terrazze, verticali, rimediati in piccoli spazi comuni, si sono moltiplicati a partire da città come Amsterdam, Parigi e Berlino. Nel nostro Paese la riscoperta del verde destinato al giardinaggio e alla coltura di ortaggi è più recente ed è partita da Bologna, dove gli orti urbani si sono addirittura trasformati in cooperativa di coltivatori e consumatori per circa 3 ettari di terreno a Borgo Panigale, poi Milano, nel quartiere Barona. In totale, secondo uno studio realizzato dalla Coldiretti, sono 1,1 milioni i metri quadri di terreno di proprietà adibiti alla coltivazione ad uso domestico in tutto il Paese. In due anni gli orti pubblici sono triplicati.

A Roma è appena partito un nuovo progetto, presentato ieri, nella nuova area residenziale adiacente al Parco della Marcigliana. Centocinquanta nuovi orti sono stati “regalati” alla città. “Nel 2008 abbiamo iniziato a lavorare al progetto analizzando molti siti. Abbiamo scelto il Parco naturale della Marcigliana, oasi naturale e area protetta, come il luogo ideale vicino al quale costruire un nuovo modo di abitare”, ha spiegato l’architetto Eugenio Batelli, pioniere dell’introduzione dell’ortocoltura in ambiti residenziali in Italia. L’occasione è stata utile per illustrare i contenuti di “Orti urbani: regole per l’uso”, realizzato dall’Università di Perugia proprio per il progetto “Horti della Marcigliana”. “Un’attività all’aria aperta, coltivare prodotti genuini a chilometri zero e avvicinare i bambini al mondo agrario sono soltanto alcuni dei vantaggi che può offrire un orto in città”, ha ricordato il professor Bruno Romano, docente di botanica ambientale applicata dell’Università di Perugia.

Il professor Aldo Ranfa, anch’egli docente di botanica ambientale applicata dell’ateneo umbro, ha raccontato l’impegno dell’istituto e l’entusiasmo dei ricercatori che vedono finalmente realizzato un concept innovativo che unisce natura e cemento, costruttori e agronomi: “Sono rimasto sorpreso dall’interesse mostrato da parte dei costruttori a questo nuovo concetto abitativo e grande è l’attesa per la risposta da parte dei futuri acquirenti”. I nuovi orti urbani della Capitale prevedono anche la fornitura di materiale didattico e l’assistenza dell’Università di Perugia ai neofiti dell’orto che in primavera inizieranno a coltivare i loro prodotti sotto casa.

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