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Filippo Facci: il sogno di Beppe Grillo, il mio giorno in carcere

Filippo Facci: il sogno di Beppe Grillo, il mio giorno in carcere

Che scena meravigliosa: valeva la pena di alzarsi presto, sabato mattina, per vedere quei duecento giornalisti che facevano una fila snervante per fare esattamente questo: entrare in galera. Molti non sanno che da quest'anno anche i giornalisti devono accumulare crediti professionali attraverso dei corsi: e quello di sabato era un corso, solo che era organizzato dentro il carcere di Opera. Dunque c'era questa scena coi giornalisti privati dei documenti e dei cellulari e dei desktop (panico) che camminavano ordinatamente tra cancelli e piazzali e il muro del 41bis (dietro c'era Riina) sino a un salone dove ascoltare per quattro ore allegre storie di querele, cause milionarie e colleghi condannati. Tanto per ricordare che in Parlamento sopravvive una lobby che impedisce di depenalizzare il carcere per i giornalisti, e tanto per ricordare che anche in carcere fanno piccoli giornali: per esempio "Salute inGrata", "Carte Bollate" (a Bollate) e "Ristretti Orizzonti", insomma la fantasia non manca. Non manca neanche a quei giudici che per motivi diversi, a Opera, continuano a tenere dentro Fabrizio Corona e Giancarlo Galan: chissà se tra i duecento giornalisti di sabato scorso (scrivente compreso) qualcuno ha maturato qualche consapevolezza in più circa la natura di un carcere, la sua effettiva utilità, l'uso che ne viene fatto. In ogni caso, dopo quattro ore, c'era la fila anche per uscire.

di Filippo Facci
@FilippoFacci1

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Commenti all'articolo

  • liviosarandrea

    08 Ottobre 2014 - 04:04

    Desktop? Forse volevi dire Laptop. Attenzione all'inglese. Comunque bell'articolo.

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