L'editoriale

di Maurizio Belpietro

14/01/2010

Eh no, caro Cavaliere: stavolta non ci stiamo! In questi anni l’abbiamo 
sostenuta sempre, anche le rare volte che ci convinceva poco, perché 
pensavamo che in fondo era necessario essere uniti sul disegno finale di
ri fare l’Italia. Se qualche iniziativa pareva meno azzeccata di altre, 
pazienza, non ce ne lamentavamo: l’importante era procedere nella 
direzione giusta, verso la grande riforma del Paese, con il gran taglio 
degli sprechi e l’ancor più grande riduzione delle tasse come obiettivi. 
Era ed è il nostro sogno. Lei non può venire a dirci una mattina di 
gennaio dell’anno Domini duemila e dieci che sulle imposte non calerà la 
mannaia. L’aspettiamo almeno da 15 anni, da quando cioè lei scese in 
campo promettendo una rivoluzione liberale, che poi era alle nostre 
orecchie soprattutto una rivoluzione fiscale, contro uno stato rapace 
succhia redditi, che si prende i soldi dei contribuenti e non li 
restituisce né in servizi né in efficienza, ma li spreca. Le nostre 
aspirazioni di libertà dall’oppressione tributaria furono represse 
allorché la buttarono giù con un avviso di garanzia recapitatole a 
Napoli per mano della Procura di Milano. (...)  
(...) In quel caso non ci demmo per vinti e armandoci di pazienza, 
ingoiammo il rospo, nel senso di Lamberto Dini, e aspettammo il Suo 
ritorno, certi che Lei non avrebbe mollato e che prima o poi sarebbe 
tornato, tenendo alto il vessillo delle libertà, soprattutto dalle
gabelle. E così è stato, con la riconquista di Palazzo Chigi nel 2001. 
La sfortuna ha voluto che il suo rientro sulla scena sia coinciso con il 
peggior attacco terroristico che si sia mai visto al mondo e il 
conseguente crollo dei mercati.   
Accantonammo dunque in vista di periodi migliori il piano di tagli alle 
tasse, contentandoci d’un assaggio che Lei ci concesse nel 2004: una 
sforbiciatina all’aliquota più alta dell’Irpef che appena il tempo di 
gradire ci fu subito tolta da Prodi. La delusione non ci diede comunque 
per vinti e dunque gioimmo quando nel 2008 Lei si riprese il governo del 
Paese, promettendo di proseguire nell’azione riformatrice, senza 
rinunciare a limare le unghie alle mani rapaci che a ogni fine mese 
rapinano le buste paga degli italiani.   
Dal maggio di due anni fa attendiamo dunque fiduciosi, non senza   
segnalare di tanto in tanto l’urgenza dell’intervento. La crisi 
internazionale ha messo a dura prova i conti di ogni paese e sappiamo 
che tagliare le imposte non è operazione che si possa fare senza 
riflettere. Ci vuole tempo, ci siamo ripetuti: il Cavaliere e il suo 
fido Tremonti sapranno trovare il momento più opportuno. Ci siamo poi 
rallegrati l’altro ieri, al rientro delle vacanze e subito dopo la 
Befana, per la sua intervista a Repubblica: pur rincrescendoci che Lei 
avesse patteggiato l’informazione col foglio manettaro, avevamo esultato 
alla notizia della prossima introduzione di due sole aliquote sui 
redditi degli italiani. E’ la volta buona, ci siamo detti, rimanendo in 
fiduciosa attesa dei passi successivi. Che certo non avrebbero potuto 
non essere accompagnati anche da un piano di riduzione delle spese 
inutili e perciò avevamo tentato di dare il nostro contributo segnalando 
alcune voci meritevoli di riflessione in vista dei tagli.   
Ora invece ci dice che non se ne fa niente, perché non ci sono le 
condizioni. Di sicuro Lei sa meglio di noi come stanno le cose dal  punto 
di vista economico e può darsi che tra lunedì ed oggi siamo emersi fatti 
nuovi. Ciò nonostante insistiamo. Negare la possibilità di una riduzione 
delle imposte significa smentire gran parte dell’azione riformatrice del 
centrodestra. La riduzione delle tasse, insieme con la revisione 
dell’impianto fiscale, sono alla base della costituzione stessa del 
Popolo della libertà. Un fisco che non rapina i contribuenti è il 
simbolo di un’organizzazione statale snella, che rispetta e serve i 
propri cittadini, non grava su di loro ma li aiuta. Possiamo rinunciare 
ad altre promesse del centrodestra, ma non a questa, anche perché 
riteniamo che il rilancio del Paese passi proprio da un nuovo sistema 
fiscale. La dieta tributaria richiede obbligatoriamente che si mettano a 
stecchetto anche tutte le spese che non servono, mandando in pensione 
enti inutili e centri che sono utilissimi solo per regalareil patrimonio 
dello Stato ai pochi “amici”. La cura dimagrante in campo fiscale 
necessità ovviamente di innovazione, magari anche di no tax area per 
rilanciare certe zone del Sud. Ecco perché la esortiamo. Si prenda 
tempo, studi meglio la pratica, ma faccia in modo che entro la 
legislatura si vari una revisione delle tasse. Sono oltre 1800 quelle 
che gravano sugli italiani, come dimostra il nostro Franco Bechis 
nell’articolo che pubblichiamo su questa stessa pagina. Se serve a non 
distrarla dall’argomento, faccia pure un decreto che ponga fine a ogni 
processo che rallenta l’azione di governo. lo appoggeremo senza esitare.   
Ma la riforma fiscale no, quella non la può dimenticare.  

Commenti 

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le tasse e gli evasori

15/01/2010 17:42

Postato da natgia

Credo che il problema chiave delle tasse sia l'evasione fiscale. Ho un mio vicino che non paga le tasse e guadagna milioni di euro e come lui ce ne sono tanti. Alle volte si permette di prendermi anche in giro..... Ma perchè non si da ai comuni la possibilkità di indagare sulla gente? E poi per chi non paga le tasse bisogna introdurre il carcere come fanno tutti i paesi più avanzati. Altri metodi ci sono ma credo che nessuno dei politici abbia voglia di trovare un sistema per far emergere gli evasori. Credo inoltre che prima o dopo ci stancheremo di votare chi ci aveva promesso questo benedetto taglio. Noi paghiamo due volte le tasse, un sistema veramente ridicolo. Perchè pagare la tassa con soldi già tassati? La luce, l'abbonamento TV, il gas, l'assicurazione auto e così via. Basta, basta mi sono stufato. Mandate in galera gli evasori che non pagano e poi vediamo......

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Ai sinistrorsi e detrattori...

14/01/2010 22:43

Postato da gmarcosig335

Consiglio di non sbilanciarsi troppo sugli insulti ed illazioni contro il Governo ed il Premier. Non sarebbe la prima volta che a distanza di qualche mese vi siate dovuti ingoiare rospi e magoni per aver sottovalutato le capacità di Berlusconi e del Ministro Tremonti. Avete preso in considerazione l'eventualità che questo annuncio di abbassare le tasse possa essere presa dopo avere i dati della prima trimestrale delle entrate? Magari ad una settimana dalle elezioni Regionali? Dopo aver verificato l'entità delle entrate fiscali e dello scudo fiscale che scade in Aprile? Ad una settimana dalle elezioni il Premier ed il Tremonti annunciano in conferenza stampa dopo un Consiglio dei Ministri che il Governo procederà ad una prima riduzione fiscale. Fantasia? Lo era per voi anche durante il post Terremoto di Abruzzo, della spazzatura in Campania, dell'Alitalia, della lotta alle Mafie, della lotta ai Fannulloni, del Processo Civile, degli sbarchi dei Clandestini, debbo continuare?

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L'Editoriale

14/01/2010 22:40

Postato da franco.valter

Egr.Direttore questa sua lettera dovrebbe finalmente far meditare i "potenti" del Palazzo.Bene! In caso contrario converrebbe un "repetita iuvant".F.Dova-abbonato n°9302.