Quanti amici inquisiti per lo iellato Tonino
di Filippo Facci
06/02/2010
Il quale, poi, divenne segretario a Bergamo. Ma non poteva sapere che il suo segretario personale, il maresciallo Giuseppe Di Rosa, era un concussore: ecco perché attese sino al 23 giugno 1985 - giorno del suo trasferimento a Milano - per arrestarlo mentre incassava una mazzetta da dieci milioni.
Perché non sapeva. Si fece svendere una Mercedes d’occasione dall’imprenditore Giancarlo Gorrini e accettò anche un altro paio di piaceri: tipo cento milioni senza interessi, decine o centinaia di milioni - cifra imprecisata - per ripianare i debiti di gioco dell’amico Eleuterio Rea, pacchetti di pratiche legali per la moglie Susanna, impiego del figlio - due volte - alla Maa assicurazioni, omaggi vari tra i quali ombrelli, agende, penne e cartolame vario, uno stock di calzettoni al ginocchio, alcuni viaggi in jet privato per delle partite di caccia in Spagna e in Polonia; accettò tutto questo, ma non sapeva che Giancarlo Gorrini fosse inquisito per bancarotta fraudolenta e risultasse già condannato per appropriazione indebita.
Di Pietro accettò dal costruttore Antonio D’Adamo altri cento milioni senza interessi, altre decine o centinaia di milioni - cifra imprecisata - per ripianare il debito dell’amico Rea, una Lancia Dedra per sé e la moglie, l’utilizzo stabile di una garçonnière dietro piazza Duomo, l’utilizzo saltuario di una suite da 5-6 milioni al mese al Residence Mayfair di Roma, consulenze legali per la moglie Susanna, consulenze legali per l’amico Giuseppe Lucibello; accettò anche questo, ma non sapeva che sulle società di D’Adamo fosse stata aperta un’inchiesta (chiusa nel ’91, riaperta nel ’92) e non lo seppe neppure dalla moglie Susanna, che pure da D’Adamo ci lavorava, e del resto, forse, Di Pietro non poteva neppure sapere che D’Adamo sarebbe finito a processo per turbativa d’asta e corruzione. Tantomeno poteva immaginare che a far bisboccia con lui, la sera, ci fosse un manipolo di futuri inquisiti: peraltro da lui. Non lo sapeva a proposito del sindaco Paolo Pillitteri e del cassiere socialista Sergio Radaelli, che tanto si dannarono per procurargli un bilocale in equo canone dietro Piazza della Scala; non sapeva né immaginava nulla del cassiere democristiano Maurizio Prada, dell’architetto socialista Claudio Dini, dell’imprenditore Valerio Bitetto. Le prime biografie su di lui non a caso tendono a raccontare un Di Pietro che già in quel periodo indagasse per Mani pulite, anzi, indagava praticamente da sempre, era una sorta d’infiltrato che anziché vivere conduceva indagini preliminari da circa quarantadue anni. A cena da D’Adamo, non cenava: raccoglieva materiale probatorio. Con Radaelli, fingeva amicizia: difatti sbirciò nel suo portafoglio – questo scrivono ancora le biografie – e annotò il nome delle banche in cui aveva i conti. Se Di Pietro era un infiltrato, si era infiltrato benissimo. Ecco perché non sapeva che il suo commercialista, l’uomo che redigeva il suo 740, il primo febbraio 1996 sarebbe stato arrestato per un giro di squillo d’alto bordo. Ecco perché non poteva sapere che un poliziotto della sua scorta personale, nell’autunno dello stesso anno, sarebbe stato arrestato a sua volta per un giro di prostitute di bordo decisamente meno alto.
Ecco perché l’elenco degli indagati e dei condannati che sono stati regolarmente candidati nell’Italia dei Valori, a livello locale o nazionale, in questa pagina non ci starebbe. Non sapeva che quella volta ad Amantea, in Calabria, fece due comizi con un personaggio già allora indagato per brogli elettorali e condannato per abuso, poi riarrestato con l’accusa di aver ricevuto aiuti elettorali dalla ‘ndrangheta, dunque in attesa di giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa. Di Pietro non era informato. Non sapeva. Non poteva sapere. Non poteva immaginare. Forse è stupido.
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favore
04/03/2010 14:25
Postato da mosecalvino
Facci,facci il favore di levarcelo dai coglioni l'amico Tonino.Martellalo a lettere cubitali,continuamente : è un tartufo della peggiore specie : non dargli tregua . E' il simbolo di Mani Sporche Nascoste Agli Occhi Ottusi Degli Italiani. Perseguilo,perseguitalo,azzannalo,mordilo,strapazzalo,incastralo in qualche modo,perché se ne deve andare coperto di ignominia. Ti ringrazio veramente di cuore.
19
FACCI SUBITO SANTO !!!! ALLELUJA...
22/02/2010 21:21
Postato da a.trunfio
ho finito di leggere ieri il suo libro "DI DIETRO, la storia vera" . Si avete letto bene. Lo chiamavano così il tonino nazionale, il giustiziere della maiella, il predicatore del foro, il moralizzatore a tempo pieno e indeterminato, insomma l'uomo della provvidenza. Facci, lei ha scritto un libro che : a) mi ha definitivamente confermato in che razzia di paese viviamo se un Didietro qualsiasi è ancora a galla !!! e che galla. b) che conferma quello che ho sempre pensato di Didietro : che ha il sommo interesse che le cose scritte nel suo libro le conoscano solo quelli che l'hanno letto (e le statistiche di lettura degli italiani, la dicono lunga sul livello medio del connazionale alla Tonino) tanto è vero che l'unica causa che le ha intentato l'ha persa. c) che lei scrive un ultimo capitolo sulla sua vita professionale, esordendo : avevo 24 anni e volevo fare il giornalista.....l'ho fatto leggere a mio figlio che di anni ne ha 21, prima che sia troppo tardi.ù FACCI SUBITO SANTO
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Sabbia.
08/02/2010 10:54
Postato da Stefano55
Bravo Facci, mi complimento con chi ha la tenacia di combattere nonostante la storia degli ultimi decenni ci abbia ormai insegnato che qualunque misfatto combinato dalla sinistra Italiana, finisca sempre insabbiato. O perlomeno, saranno fatti processi sommari come quello simulato al congresso IDV a De Luca, che è passato da pluriinquisito ad innocente nel giro di mezzora. Ormai questa magistratura è una farsa totale.


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