L'editoriale

di Maurizio Belpietro

09/02/2010

Domenica il Riformista e il Fatto, due quotidiani che non hanno nulla in comune, avevano in comune lo stesso titolo di prima pagina: «La svolta di Salerno».  Tema: il trattamento riservato al sindaco della città campana  durante il congresso dell’Italia dei valori che, a giudizio di entrambi i giornali, rappresenterebbe  un cambio di direzione del  partito di Antonio Di Pietro. Il ragionamento è più o meno il seguente: se una vecchia volpe come Vincenzo De Luca, nonostante abbia pendenti sulle spalle un paio di processi, viene applaudito dai militanti dell’ex pm e addirittura candidato per il posto di Bassolino, qualcosa sta cambiando. A corroborare l’opinione di Antonio Polito, direttore del Riformista, e Marco Travaglio, sub direttore del Fatto, è poi la frase di Tonino sulla protesta di piazza, la quale non basterebbe più  a far cambiare le cose. Di qui l’idea che il mezzadro con la toga si sia imborghesito e si appresti a metter le pantofole, rinunciando alla lotta giudiziaria che lo ha reso famoso e gli ha pure fatto conquistare un posto nel Pantheon della politica nazionale, oltre che uno in Parlamento.
In realtà non c’è nessuna inversione di marcia e neppure un pentimento: Tonino resta quello di sempre, un gran furbacchione che sa  girare ogni situazione a suo favore, facendosi beffe di tutti, in particolare  dei suoi elettori. Per rendersene conto basta analizzare ciò che ha detto dal palco del Marriott e confrontarlo con ciò che aveva dichiarato in passato.  Cominciamo con la democrazia interna, che è quella che più gli veniva rinfacciata, perché inesistente. L’altro giorno s’è fatto pure battere su una sua mozione pur di far credere di non essere il padre padrone del partito. Al fondo delle cose, invece il capo resta sempre lui e infatti quando si è trattato di votare c’era solo il suo nome, mica quello dei concorrenti.  Anzi: nonostante le promesse il nome è rimasto ben impresso nel simbolo del partito, come a dire: l’Idv sono io.
Che poi se ci fossero dubbi basta dare un’occhiata alla cassa, quella dei famosi 56 milioni di euro che Di Pietro ha incassato o sta per incassare dallo Stato a titolo di rimborso per le campagne elettorali. Per rispondere alle accuse di chi diceva che l’Italia dei valori è un partito a conduzione familiare, in particolare quando si sfiora l’argomento soldi, l’ex pm aveva promesso di cambiare registro, così da rendere trasparente la gestione del denaro. Invece è tutto uguale a prima e alla fine il rendiconto della gestione continua a esser fatto fra amici e parenti, come se il finanziamento pubblico del partito fosse cosa loro e non dell’organizzazione.
Neppure sulla promessa di levarsi di mezzo nel giro di tre anni c’è da far tanto affidamento. Nonostante i giornali l’abbiano interpretata come una gran novità, Tonino l’aveva già annunciata nella primavera del 2006, sull’onda della vittoria di Prodi. Anche allora giurava che più poi che prima avrebbe fatto un passo indietro, ma in realtà sta ancora lì, alla guida del partito. Insomma, quelli del leader dell’Idv sono giochi di parole. Non c’è nessuna svolta, nessuna mutazione genetica.  Di Pietro resta Di Pietro, quello di sempre, che finge di andare in pensione quando per lui l’aria si è fatta irrespirabile e rispunta in Parlamento con i voti dei compagni toscani.
Uno che vuole lasciare fuori dall’aula gli inquisiti, ma poi candida un imputato sotto processo per concorso in truffa e concussione alla guida della Regione Campania. Perché Di Pietro è così. Guai dunque a sottovalutarlo o a pensare che sia un fenomeno in estinzione. Ne sa qualcosa D’Alema che lo candidò nel Mugello pensando di disinnescarlo. Adesso la bomba ce l’ha in casa, pronta ad esplodere, con effetto ritardato, ma micidiale. Auguri.

Commenti 

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LE DICHIARAZIONI-PILOTATE- DI CIANCIMINO

09/02/2010 19:42

Postato da ilcantodelgrillo

E la tolleranza del Tribunale in composizione collegiale che gli permette di interloquire in maniera oltraggiosa è l'argomento dell'Occhiello de "Il Giornale" di oggi. Il giornalista si meraviglia come mai i Giudici permettano a Ciancimino di esprimersi in un certo modo oltraggioso e farneticante. E' ingenuo il giornalista! Cio' accade ogni giorno dove giudici infingardi che in cuor loro non voglio fare giustizia ma cronaca rosa per le loro famiglie ed amici mettono a tacere gli avvocati in seguito alla opposizione di costoro rispondendo - il presidente che dirige l'udienza - "opposizione respinta... continui ciancimino". Questa è l'esperienza di chi ha dimestichezza con le aule dei Tribunali e con le nefandezzze che si consumano ogni giorno dove il codice di rito viene calpestato, le norme neglette: i Giudici fanno a modo loro e se ne infischiano: se volete poi fate appello.... che lascerà il tempo che trova. Questa è l'Italia. Guardate quel presidente del Tribunale come ammicca!!

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E se ci fosse un collegamento?

09/02/2010 17:53

Postato da karl

Se quella che chiamano "svolta" fosse determinata dalle conseguenze delle parole del cosidetto dichiarante cincimino a proposito di Dipietro?

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bassa (e alta?) macelleria

09/02/2010 17:36

Postato da AGFD

E bravo. Ci voleva "il canto del grillo", per ricordarci che Forza Italia è nato "spontaneamente", mica è stata un'abilissima operazione, preceduta da una campagna di marketing mai vista in Italia, finanziata non si sa ancora come e da chi. La crema dell'elettorato, fa intendere lui, orfani di DC e PSI, notoriamente partiti di probi, onesti e disinteressati, spontaneamente fandarono clubs. Sono d'accordo che molti dei sostenitori di FI prima e del PDL poi, sono tutt'altro che stupidi. Seguono qualcuno che spera che, oltre che i propri, persegua anche i loro interessi. Quelli di tutto il Paese? Be, non si può pretendere troppo!