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L'editorialedi Maurizio Belpietro Che la sinistra detesti il popolo vero, fatto di carne, ossa e sentimenti, e non quello immaginario e impalpabile che essa sogna di rappresentare, è ormai assodato. Dalla sicurezza agli immigrati, quando fa sentire la sua voce la sinistra lo accusa di essere fascista o razzista. Se cozza con i convincimenti o gli interessi “progressisti” tutto ciò che esso reclama viene etichettato e respinto come antidemocratico. Succede anche con le elezioni. Basta leggere alcuni editoriali dei giornali cari ai compagni per rendersene conto.Che la grande massa dei votanti rischi di essere privata del proprio diritto di scegliere i rappresentanti dai quali farsi guidare, alla sinistra importa poco o nulla, soprattutto se questi italiani rischiano di scegliere lo schieramento opposto. Fosse successo ai compagnucci di essere buttati fuori dalla competizione elettorale per un timbro o un ritardo, probabilmente griderebbero al golpe e mobiliterebbero le piazze fino a quando non ottenessero ragione. Per cui colpisce leggere il confuso articolo di Adriano Sofri, che sulla Repubblica di ieri accomuna la storia del PdL e del suo fondatore a quella dei fascismi, parlando di deriva plebiscitaria per il solo fatto di appellarsi al proprio popolo, denunciando l’avvenuto scippo del diritto di voto. Anche Antonio Padellaro su il Fatto quotidiano evoca la dittatura, spiegando ai suoi lettori che se si ricorresse a un decreto legge per risistemare le cose e consentire agli...
[continua]
05/03/2010 LIBERO TV ![]() Ultim'ora |