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L'editoriale

di Maurizio Belpietro

Di Giorgio Napolitano non siamo mai stati grandi estimatori: troppo tentenna per i nostri gusti. Per noi il Capo dello Stato deve fare gli interessi dell’Italia, infischiandosene della polemica politica del momento, per cui se c’è da approvare un provvedimento che non piace a qualcuno, ma serve al Paese, desidereremmo che il Presidente della Repubblica lo varasse senza farsi condizionare da nessuna forza politica, neppure quella di appartenenza. Nel caso del Lodo Alfano, per esempio, non è stato così e si è persa l’occasione di chiudere la caccia al Presidente del Consiglio da parte di varie Procure: una responsabilità che pesa soprattutto sul Quirinale, che ha mancato di far sentire la sua voce. Detto questo, bisogna riconoscere che Napolitano l’altra sera ha avuto coraggio a firmare il decreto che rimetteva in gioco le liste del Pdl in Lombardia e nel Lazio. Intendiamoci: il provvedimento era ampiamente giustificato, perché solo un pazzo o qualche opportunista potevano sostenere la liceità di elezioni in cui il partito di maggioranza fosse escluso dalla competizione.Ma visto che la sinistra caldeggiava un provvedimento di rigore contro il popolo della libertà, così da garantirsi una vittoria sicura senza rischi, la scelta del Presidente della Repubblica è ancora  più significativa. Non sappiamo se Giorgio Napolitano sia stato “costretto” a firmare...
[continua]

06/03/2010

 
 

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