E' morto Alberto Ronchey
Editorialista del Corsera e di Repubblica, fu anche ministro per i Beni culturali nei governi Amato e Ciampi
08/03/2010
Come scrivono i suoi colleghi del Corriere, " a lui si deve il termine “lottizzazione”, adottato per definire l’abitudine dei partiti di spartirsi le nomine negli enti pubblici, in primo luogo alla Rai. A lui si deve la formula “fattore K”, con la quale indicava nella presenza del Partito comunista più forte dell’Occidente l’handicap che impediva alla sinistra italiana di presentarsi unita come una credibile alternativa di governo al predominio democristiano. Tutte vicende da lui ricostruite nel libro “Il fattore R” del 2004, una vivace autobiografia in forma d’intervista con Pierluigi Battista. Nato a Roma il 27 settembre 1926, Ronchey era di lontana origine scozzese. E in effetti il suo spirito laico e illuminista ricordava da vicino la filosofia empirica di grandi pensatori della Scozia settecentesca, come Adam Smith e David Hume, mentre nutriva una forte diffidenza per le religioni rivelate e i sistemi ideologici, a cominciare dal marxismo. Aveva fatto il suo apprendistato giornalistico da ragazzo, lavorando durante l’occupazione tedesca all’edizione clandestina della “Voce Repubblicana”, che più tardi avrebbe diretto".
La vita- Iniziò giovanissimo la carriera giornalistica, dirigendo il quotidiano La Voce Repubblicana (organo del PRI), fu poi direttore de La Stampa (1968-1973), e in seguito svolse un'intensa attività pubblicistica come editorialista del Corriere della Sera e di Repubblica, oltre che di alcuni settimanali. Ricoprì la carica di ministro per i Beni culturali e ambientali nei governi Amato e Ciampi (1992-1994). Dopo l'esperienza governativa, fu presidente della società Rizzoli Corriere della Sera (1994-1998).
Durante la sua esperienza ministeriale fu promulgata la legge n. 4 del 14 gennaio 1993 (cosiddetta legge Ronchey) concernente la gestione dei servizi aggiuntivi negli Istituti d'Arte e Antichità dello Stato.
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Onore al merito (quando c'è)
09/03/2010 09:53
Postato da andy_mer
Vorrei anche ricordare il Ronchey ministro della cultura. In silenzio e senza tanto clamore ha fatto più lui che non molti alti più importanti ed altosonanti predecessori (e successori...). Non dimentichiamo in particolare che se musei e pinacoteche sono rimasti aperti per la prima volta il sabato e addirittura la domenica qualchevolta per i cittadini è stato per merito suo. Pochi lo hanno aiutato in questa impresa, molti lo hanno ostacolato alcuni addirittura sabotato. Rendiamo dunque onere al merito, perlomeno nelle poche volte quando si manifesta chiaramente.
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Alberto Ronchey, giornalista di razza
08/03/2010 20:48
Postato da ghorio
MI dispiace per la morte di Alberto Ronchey, un giornalista di razza. I suoi editoriali sul Corriere negli ultimi tempi erano un riferimento importante per quanti che come me si"cibano" di carta stampata. Certamente alcune sue posizioni non le ho condivise, quando, per esempio, era direttore della Stampa o quando scriveva per "Repubblica", ma il suo modo di scrivere rappresenta un riferimento importante di quella grande generazione di giornalisti in auge negli anni 50/60/70, sicuramente migliore dell'attuale. Lo stesso dicasi sul modo di fare o comporre i giornali: c'erano meno pagine, ma l'informazione era migliore e di prima mano, sia per l'informazione politica che per quella culturale. Non parliamo poi delle informazioni dall'estero: perfino sui giornali minori si potevano leggere le corrispondenze che informavano i lettori suquanto avveniva nelle più importanti capitali europee. Proprio Ronchey tra l'altro è stato corrispondente da Mosca. Giovanni Attinà


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