L'editoriale

di Maurizio Belpietro

04/04/2010

Non conosco Silvio Scaglia, ma da quel che leggo non dev’essere un tipo simpatico. Appena arrivato a Rebibbia ha fatto anche un po’ lo sbruffone, confidando alla parlamentare giunta a verificarne il trattamento che lì si trovava bene, quasi come fosse alle Terme. Dai suoi amici, o meglio i suoi soci in affari, non sono venute grandi parole di sostegno, anzi, qualcuno ne ha approfittato per togliersi i sassolini dalle scarpe, regolando così vecchi conti in sospeso. Del resto uno che in una decina d’anni riesce ad accumulare una fortuna da un miliardo di dollari diventando il 13° uomo più ricco d’Italia, difficilmente risulta amabile, al massimo lo si guarda con invidia, per gioire al primo incidente.
Ho fatto questa premessa per  spiegare che pur non avendolo mai incontrato e non essendo favorevolmente impressionato dai suoi modi, mi domando perché l’ex fondatore di Fastweb stia ancora in carcere dopo quaranta giorni di detenzione. Quando la Procura di Roma ha emesso l’ordine di custodia cautelare accusandolo d’aver organizzato una truffa da 2 miliardi di euro, il finanziere torinese era all’estero e si è premurato di rientrare per spiegare ai pm la sua versione dei fatti. Dunque se ne deduce che non aveva intenzione di fuggire. I contratti nel mirino dei giudici perché sarebbero serviti a imbrogliare il fisco non sono più in vigore dal 2007 e quindi non c’è rischio di reiterazione del reato. In ultimo, Scaglia ha ceduto le sue azioni in Fastweb da tre anni e non esiste possibilità che possa inquinare le prove essendo fuori dall’azienda in cui sarebbero stati compiuti i reati. Nessuna, insomma, delle ragioni per cui di solito è richiesto il provvedimento della custodia cautelare pare esistere e perciò torno a domandarmi: come mai i magistrati titolari dell’indagine insistono a tenerlo in cella?
Badate bene, io non entro nella questione in sé, nella responsabilità del manager della telefonia: mi limito a osservare che l’urgenza di farlo stare dietro le sbarre non esiste o per lo meno non si intuisce. Se i pm hanno elementi contro  Scaglia così schiaccianti, chiedano il processo e lo facciano condannare, ma non si può accettare che la carcerazione preventiva sia diventata una sorta di anticipo di pena se non, addirittura, un sistema d’indagine, un metodo abituale per ottenere prove o riscontri che non si hanno. L’uso distorto del “tintinnar di manette” lo abbiamo sperimentato già ai tempi di Mani pulite e non mi pare abbia dato buoni frutti, ma vedo che la lezione non ha insegnato nulla.
Immagino già le obiezioni: ma perché ti scaldi tanto per un tizio che nemmeno conosci e del quale perfino i suoi stessi amici, pardon: soci, non parlano benissimo, dipingendolo come un piragna della finanza? Magari non ci sarà ragione che stia in prigione per ciò di cui l’accusano, ma sconta tutte le spregiudicatezze del passato: una sorta di compensazione. E poi che ti preme di un riccone caduto in disgrazia quando le patrie galere sono piene di poveri cristi che stanno nelle stesse condizioni e di cui nessuno parla? E’ proprio questo il punto. La questione non riguarda Silvio Scaglia: scrivo di lui perché è più conosciuto e dunque ne faccio un caso per discutere dei tanti che finiscono in gattabuia e lì rimangono dimenticati da tutti. Quante altre persone dovranno marcire in prigione in attesa di giudizio per poi scoprire, quando il giudizio ce l’hanno, che dietro le sbarre non ci dovevano stare? Il caso Romeo, imprenditore tenuto dentro per tre mesi come se fosse il peggior camorrista e poi riconosciuto innocente di quasi tutte le accuse che gli venivano mosse, non ha insegnato niente? E la storia di Filippo Pappalardi, il padre dei fratellini di Gravina di Puglia, che finì in carcere con l’accusa d’aver ucciso i figli e non c’entrava nulla?
Scaglia sarà anche antipatico, ma questo finora non è reato. Se ci sono le prove un imputato va processato, ma la condanna preventiva non è ancora prevista nel nostro ordinamento, né per lui né per gli altri. Il ministro Alfano, visto che ha deciso di usare la mano forte con i giudici che sbagliano, inviando ispettori a destra e a manca, provi a fare una bella indagine sulla carcerazione preventiva e sulla ragioni con cui viene richiesta. Credo avrebbe delle sorprese. Comunque auguri di Buona Pasqua, a Scaglia, ai lettori, al ministro e perfino ai magistrati.

Commenti 

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il federalismo i conti

05/04/2010 23:08

Postato da roccomartorana

in nome del federalismo prima chiarezza rendicontiamo Carissimo direttore Belpietro, le scrivo questo commento e mi rendo conto che sono fuori tema, ma non avendo una mail diretta non posso fare altro. Sono un meridionale, e sicccome ormai in tute le trasmissioni finalche ciao darwin si dice che il nord mantiene il sud dal dopo guerra, e mi chiedo e le chiedo visto che lei si guarda bilanci della fiat ecc. ecc., sarebbe così gentile da pubblicare nel suo giornale il totale di tutti i finanziamenti ricevuti dalle regioni singolarmente dal dopo guerra??????? Sà più che altro mi piacerebbe sapere carta alla mano quanto ci hanno regalato facendo giustamente anche il saldo delle imposte versate regione per regione, in quanto mi rendo conto che c'è troppo qualunquismo, e mi vergogno di essere rappresentato da gente come orlando che neanche sono in condizione di potere fare le domande giuste. Mi auguro che abbia il tempo per leggere queste poche righe che per mè sono importanti.

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Non me ne intendo molto...

05/04/2010 22:53

Postato da vvezzola

ma l'impressione è che usino la custodia cautelare come forma di pressione per spingere Scaglia a fare qualche nome importante. Una truffa carosello da centinaia di milioni di Euro non è una cosa che si organizza con mezze tacche.

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Silvio Scaglia

05/04/2010 09:29

Postato da guga

Caro Direttore le chiedo: sarà anche qs uno dei casi per i quali la corte europea condannerà l'italia per giustizia (?) troppo lenta? Sarebbe il caso di conoscere i nomi degli inquirenti così ansiosi di firmare mandati e poi "ricattano" l'inquisito tenendolo segregato...(Tonino docet?)