La vendetta della Bonino

La sinistra l'ha tradita e lei colpisce la Cgil: legge per abolire le trattenute sindacali obbligatorie. I soldi scarseggiano, Epifani fa il padrone e ordina di tagliare i dipendenti e alzare le tariffe

05/04/2010

La vendetta della Bonino
di Fosca Bincher - A vederla così sembra quasi una perfida vendetta contro il Pd che non l’ha supportata a dovere nel Lazio.
Assegnato in commissione Lavoro, stampato il 2 aprile a pochi giorni dal verdetto delle regionali, è piombato come un missile su palazzo Madama il disegno di legge di Emma Bonino e dei radicali (a firma Donatella Porretti e Marco Perduca) di riforma dei sindacati. Missile vero per Cgil e Cisl e Uil perché oltre a obbligare tutte le confederazioni sindacali a una certa democrazia interna e a una trasparenza di bilancio identica a quella delle società per azioni il ddl radicale stabilisce il divieto “di ogni trattenuta sindacale, anche se derivante da contratto di lavoro”. Alla Cgil e a tutte le altre confederazioni quindi si potrà aderire come a un partito politico o a un club: solo su base volontaria e con versamento diretto. Una tragedia per tutti i sindacati, visto che i loro bilanci custoditi gelosamente nel segreto delle confederazioni (salvo sintetiche note pubblicate) si reggono in gran parte proprio su quelle trattenute sindacali automatiche contrattate più che con i lavoratori con i datori di lavoro. Nel bilancio 2008 della Uil i proventi da tesseramento ammontavano a 11,2 milioni di euro, oltre a 2,3 milioni di crediti da tesseramento. Nel documento contabile della Cisl per lo stesso anno sono indicati 19,7 milioni di euro di ricavi per “quote di tessere annuali di competenza confederazioni” e nello stato patrimoniale fra le attività 28,5 milioni di euro di “crediti per tessere”. In quello Cgil del 2006, l’ultimo reso pubblico i ricavi da tessere erano in tutto 22,9 milioni di euro e i crediti alla stessa voce verso le strutture ammontavano ad altri 3,9 milioni di euro.

Un miliardo
Ma tutte queste somme sono da considerare per grande difetto, perché quelle poche note inserite nei prospetti di bilancio resi pubblici non fotografano la verità sindacale. Potrebbe farlo un eventuale bilancio consolidato che non esiste, ma che così comprenderebbe tutte le strutture territoriali e di categoria dei sindacati. Si pensi che il reale fatturato della Cgil e spa secondo stime rese pubbliche e non smentite ufficialmente è assai più vicino al miliardo di euro che non a quella trentina di milioni indicati nei prospetti del bilancio nazionale. Più della metà di quel giro di affari dovrebbe arrivare proprio dalle trattenute sindacali dirette sui 5,7 milioni di iscritti Cgil dichiarati nel 2009. Abolire la trattenuta sindacale automatica è proprio come togliere il bancomat ai sindacati, Cgil in testa. Così invece della cassa continua da cui prelevare rischierebbero davvero la bancarotta. Perché la volontarietà del contributo diretto costringerebbe ogni volta i tesserati anche più affezionati a riflettere su cosa possano ricevere in cambio di quel gettone generosamente erogato.
Il disegno di legge Bonino prevede il riconoscimento della personalità giuridica dei sindacati in cambio della quale si stabiliscono norme per la democrazia interna e obblighi di trasparenza.
Nello statuto dei nuovi sindacati debbono essere indicati “gli organi dirigenti e le relative competenze, le procedure per l’approvazione degli atti che impegnano il sindacato, i diritti e i doveri degli iscritti, la previsione di un bilanciamento delle presenze di genere negli organi collegiali nella misura massima dei due terzi e la garanzia di presenza delle minoranze negli stessi, le misure disciplinari adottabili e le corrispondenti procedure di ricorso”.
Si stabilisce l’obbligo di redazione e pubblicazione del bilancio annuale del sindacato, corredato di nota integrativa secondo quanto stabilisce il codice civile per le società per azioni. È obbligatoria la pubblicazione del bilancio entro il 30 giugno di ogni anno “su almeno tre quotidiani a diffusione nazionale e corredato da una sintesi della relazione sulla gestione e della nota integrativa”.

Multe salate

In caso di violazione di questi obblighi di trasparenza oltre a una sanzione amministrativa pecuniaria compresa fra 50mila e 500mila euro ai sindacati inadempienti con decreto verranno sospese le “contribuzioni a favore del sindacato o dell’associazione”. Dopo norme di agevolazione fiscale per le libere contribuzioni detraibili dalla dichiarazione dei redditi dei contribuenti fra 100 e 100 mila euro e l’esenzione fiscale per le attività sindacali proprie, arriva la mazzata dell’articolo 5 sulle trattenute sindacali: “A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge è vietata ogni forma di trattenuta sindacale, anche se derivante da contratto di lavoro. Il pagamento delle quote associative ai sindacati da parte del lavoratore dipendente o autonomo avviene attraverso diretto versamento volontario. La legge 4 giugno 1973, n. 311, è abrogata”.
Un testo chiaro e netto, che sicuramente risulterà indigesto al Pd, ma che farà convolare a nozze il Pdl rischiando così grazie ai radicali di fare trovare in Parlamento la stessa maggioranza che si è trovata in commissione di vigilanza per applicare radicalmente al par condicio in questa campagna elettorale facendo sospendere tutti i talk show.

Commenti 

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Si facci in là...

12/04/2010 09:19

Postato da accademico

Ma la signorina Bonino tacci, stii zitta, SI FACCI IN LA' !!!

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Fumo negli occhi

11/04/2010 12:26

Postato da agosman

Inutile sperare che in un provvedimento tanto logico quanto sacrosanto quale sarebbe l’abolizione della trattenuta sindacale sullo stipendio o sul salario (che comporta oneri a carico del datore di lavoro che invece potrebbero andare a beneficio dei dipendenti) passi in Parlamento. Magari passasse, ma alla fine non se ne farà niente perché i politici, i sindacalisti e buona parte dei datori di lavoro troveranno un compromesso che farà comodo a tutti loro e così i lavoratori dipendenti e pensionati continueranno a pagare da cretini e da fessi, perché nessuno avrà il coraggio di presentare disdetta per la trattenuta sindacale. Se uno vuole iscriversi ad un sindacato può farlo liberamente ma i versamenti se li dovrebbe fare di persona alle poste, dal tabaccaio, in ricevitoria (vedano i sindacati il modo a loro più comodo)o mediante addebito diretto sul proprio conto corrente. Perché tanta paura per questa giustissima proposta? Non c’è nessun rischio di abolizione del diritto di iscrizione ai sindacati giacchè chi vuole si iscrive e paga e chi non vuole non si iscrive e non paga. Non c’è nessuno scandalo. La verità è che i sindacati vedono come fumo negli occhi questa eventualità perché sanno che crollerebbero nel giro di pochi mesi le loro entrate con la conseguenza che andrebbero a spasso gran parte degli apparati diretta emanazione di determinati partiti politici e costringerebbero a tornare a lavorare i molti distaccati. Ed è dura ragazzi. Ricordate Cofferati? Finito il mandato era tornato alla Pirelli, presumo con la paga sindacale. Ma il rimpianto dei tempi andati lo aggredì e di lì a poco fu paracadutato a Bologna a fare il Sindaco e ora è parlamentare a Bruxselles. Questo per dire: non facciamoci troppe illusioni. I sindacalisti sono politicanti come tutti gli altri e sono legati tra loro a filo doppio. E’ tutta una questione di soldi e di interessi personali e di carriera.

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Una legge che solo con questo governo può passare

11/04/2010 12:05

Postato da aifide

Era ora che qualcuno ci pensasse: togliere le trattenute sindacali sugli stipendi è sacrosanto! Solo con un governo di centrodestra una simile proposta ha probabilità di divenire legge. Una legge che finalmente costringerà i sindacati a darsi da fare per gli interessi dei lavoratori e non a considerarli come Bancomat per migliaia di "distaccati", imboscati e fannulloni, che pensano solo ai propri privilegi, considerando il sindacato un trampolino di lancio privilegiato per il mondo politico. Qualche nome? Bertinotti, Benvenuto, Lama e decine di altri tutti arrivati in istituzioni che dai sindacati sono considerati controparti. Chi aderisce al sindacato si rechi nelle sedi e versi il contributo.