Sciacalli sull'Aquila
Dipietristi e travaglini attaccano sul sisma e demoliscono la ricostruzione con bugie e dati falsi. Ma è ora che la sinistra metta da parte questi menagrami e si rimetta a discutere con serietà, per il bene del Paese
06/04/2010

Eppure, se fossimo un Paese serio, almeno attorno alle vittime dell’Aquila riusciremmo a trovare un po’ di unità nazionale, un filo sottile del dolore condiviso, magari un po’ di orgoglio per quel che è stato fatto e di collaborazione per quanto c’è ancora (tanto) da fare.
Eppure, se fossimo un Paese serio, almeno attorno alle vittime dell’Aquila riusciremmo a trovare un po’ di unità nazionale, un filo sottile del dolore condiviso, magari un po’ di orgoglio per quel che è stato fatto e di collaborazione per quanto c’è ancora (tanto) da fare. Se fossimo un Paese serio non ci sarebbe spazio per gli sciacalli, i travagli, i Paolo Ferrero, i (mis)Fatti e gli Annozero, pronti di nuovo a svuotare chili di fango su chi cerca faticosamente di risalire. Se fossimo un Paese serio non ci sarebbe spazio per l’odio della polemica durante la rievocazione del lutto.
Un successo unico
Si può essere anti-berlusconiani fino al midollo, infatti, ma non si può fare a meno di riconoscere che in Abruzzo lo Stato ha risposto nel migliore dei modi: a 48 ore dalla scossa c’erano già 10mila soccorritori in azione, dieci mesi dopo non c’era più nemmeno una tenda. L’idea di costruire a tempo di record palazzine anti-sismiche, al posto dei container, è stato un azzardo felice: 15mila persone hanno avuto in tempi rapidissimi una sistemazione più che dignitosa. E non è poco se consideriamo che dal Belice all’Umbria, passando per l’Irpinia, ci sono italiani che da decenni stanno aspettando la ricostruzione post-terremoto dentro i container. Ed è addirittura tanto se consideriamo che a Messina c’è gente che vive ancora nelle baracche del terremoto anno d’oro 1908...
In Abruzzo invece niente baracche, niente container e niente sprechi. Casette per tutti, o quasi tutti. Il mondo ci guarda, ci invidia, non a caso ci vuole copiare. Anche le scuole hanno riaperto regolarmente, le aule sono state ricostruite a tempi record, l’Università ha riconfermato 20mila iscritti su 28mila.
Certo, resta il problema del centro storico dell’Aquila da ricostruire, ci sono le macerie da portare via, i monumenti da restaurare. E poi ci sono le imprese in affanno, l’economia da rilanciare, il lavoro che continua a scarseggiare. Ma le inevitabili difficoltà non possono cancellare un dato di fatto: quello che è stato fatto in quest’anno è stato un miracolo di efficienza, che nessun gufo può negare.

Oggi, dalle colonne del Fatto, parlano di “33mila famiglie che aspettano una casa” (33mila famiglie? Cioè 90mila persone circa? Ma se quelle colpite dal terremoto sono state in tutto 70mila…).
In barba all’aritmetica
Se fossimo un Paese serio, dunque, ci si troverebbe attorno a un tavolo per chiedersi: che cosa abbiamo realizzato? Che cosa resta da realizzare? Qui, invece, trionfano gli sciacalli dell’orrore, i corvi del dolore. Quelli che in tv già l’anno scorso, con i cadaveri ancora caldi e le bare aperte, erano subito pronti a scatenare le polemiche contro la Protezione civile. Quelli che oggi, dalle colonne del Fatto, parlano di “33mila famiglie che aspettano una casa” (33mila famiglie? Cioè 90mila persone circa? Ma se quelle colpite dal terremoto sono state in tutto 70mila…).
Quelli che portano le carriole, caricandole di interessi politici, come ha rivelato l’arcivescovo Giuseppe Molinari («Qualcuno è molto interessato a queste manifestazioni per poter entrare in cabina di regia...»). Quelli che sono disposti a fare a pezzi la logica e l’aritmetica, il senso di appartenenza e la dignità, l’amore per il proprio Paese e per la verità, tutto sacrificato sull’altare della polemica, della piccola speculazione politica, meschino cabotaggio di una sinistra che dopo aver perso i voti e le elezioni riesce a perdere anche la faccia, facendosi trascinare fino in fondo dal proprio antiberlusconismo ottuso. Del resto, come stupirsi? Una volta facevano il tifo per Mao e Stalin, adesso per il terremoto. Sempre di sciagure per l’umanità si tratta. Chissà perché continuano ad esserne così attratti...
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tappino cromato
11/04/2010 18:46
Postato da kinowa
Conoscete la barzelletta : Sai non ho comprato la Ferrari perche il tappino della ruota di scorta non era cromato. Ecco i vari travagliati di pietristi ex grillodipendenti, sono alla ricerca continua del tappino cromato.
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Guardi Gasparotto
09/04/2010 18:20
Postato da dontfeedtheboss
A me pare di esprimermi in maniera chiara. Non le do dell'asino, dico che difronte a chi si ostina a parlare di "beneficiati" parlando di gente che ha perduto non solo la casa, gli affetti, e spesso anche il lavoro, c'è ben poco da discutere. Evidentemente non si ha voglia di ragionare, soprattutto se si infarcisce il tutto con i soliti sessantottini e comunisti. La "presenza" di Sua Bassezza Reale doveva e deve essere ben altra che fare comparsate al bieco fine di raccattare consenso dalla disperazione, attribuendosi i meriti dei volontari ed elevando ad eroe nazionale il massaggiatissimo Bertolaso. Non abbiamo bisogno nè di eroi (fasulli) nè di presenzialismo, c'è bisogno di soldi, collaborazione, supporto tecnico. Oppure possiamo fare come lei, buttarla al solito in quel posto ai comunisti. Beato lei che ne vede ancora.
99
Lei mi paragona ad un asino. Ed io le rispondo: raglio d'asino non sale in cielo.
08/04/2010 17:11
Postato da gasparotto
Sappia che io non sono leccaculo di nessuno, forse lei ci azzecca quando mi cataloga anticomunista.Viscerale ,aggiungo io. Leccaculo del reuccio, no, si sbaglia. A me fanno rabbia i beneficiati, che colpiti da un cataclisma, aiutati e sistemati in case ed alberghi, scendono in piazza a fischiare chi li ha protetti e beneficiati. E questo che stanno facendo quelli su youtube e vista la loro giovane età, mi rammentano quelli che nel 68 occupavano le aule universitarie: i comunisti, proprio loro. Gli aquilani rivogliono l'Aquila, giusta rivendicazione .Allora si mettano a tavolino con il loro sindaco, la Pezzopane , regione e provincia e mettano per iscritto come fare. Dicano anche che senza l'aiuto del governo non saprebbero come fare e ne chiedano l'intervento. Lei non ricorda come la Pezzopane con il suo seguito criticava due volte per tre Berlusconi che andava a fare passerella a L'Aquila? Ora che non va lo rimpiangono.


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